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“Caterina!”

Sulla porta del mio ambulatorio in consultorio annuncio il nome di quella che a occhio e croce –ma anche senza croce- deve essere una gravida al 7° mese, visto il pancione. Lei mi guarda sorridendo, con una mano sul ginocchio e l’altra intenta a sventolare una rivista a mo’ di ventaglio su un viso incorniciato di ricci ramati, in questo caldo pomeriggio di agosto. Le vado incontro per stringerle la mano: insieme entriamo e ci sediamo.

“Come stai, Caterina?”

Lei, sempre sorridente, comincia con “Bene”…ma come tutte le gravide verso la fine della loro gestazione prosegue con un “anche se..” e cambiando gradualmente espressione cerca di dare voce alla sua più grande paura, quella di non essere più la stessa…laggiù.

L’attività di riabilitatrice del pavimento pelvico mi porta spesso ad accompagnare mamme in progress: alcune di loro sono preoccupate perché oltre all’urgenza minzionale tipica della gravidanza, cominciano a vedere qualche gocciolina di urina sullo slip dopo uno starnuto o un colpo di tosse; altre invece hanno sentito parlare di prevenzione alle lacerazioni del parto tramite un massaggio specifico, ma il Dr. Internet non basta e molte volte non fa che aumentare l’ansia.

Caterina è qui perché l’ha mandata una sua amica, ha 33 anni, è incinta a 34 settimane e di perineo non ne ha mai sentito parlare. Mi dice che sua mamma quando ha partorito ha avuto un travaglio lunghissimo, ha subito “il taglietto” (l’episiotomia) e Caterina è nata con l’aiuto di spinte sulla pancia da parte del medico e la ventosa. Mentre parla i suoi occhi sono visibilmente preoccupati e i sospiri che intercala fra le sue parole sono eloquenti: mi sa che troverò un bell’ipertono del pubo-coccigeo. La sua amica le ha detto però che è possibile evitare lacerazioni e taglietti e l’ha mandata dall’ostetrica, perché effettivamente facendo il massaggio del perineo la sua esperienza di parto è stata tutt’altra rispetto a quella che le ha riferito sua mamma: nessun punto! (Corretto! –penso con soddisfazione- finalmente sta diventando pratica comunemente accettata anche dalla comunità scientifica).

Le chiedo allora come sta andando la gravidanza, e (come sempre succede) non parliamo di esami in gravidanza né di ecografie: Caterina infatti mi apre il cuore.  Vengo a conoscenza del suo grande desiderio di un figlio dopo vari tentativi, nonostante le difficoltà affrontate col marito su questa decisione, perché sapeva che la cosa non sarebbe stata presa bene a lavoro, e l’avrebbe probabilmente messa davanti ad un bivio. Sono di fronte ad una delle tante coraggiosissime donne che davanti a precarietà, a difficoltà economiche, scelgono la vita.

“Per fortuna c’è Tommaso!” –prosegue. Sorrido, mentre mi racconta di come suo marito sia il suo compagno da una vita e di come il suo amore l’abbia sempre sostenuta e la sua presenza costante l’abbia rassicurata che comunque andrà, lui ci sarà.

“Dai Caterina, salta sul lettino che ti mostro come fare” – la invito, sorridente.

Prima di visitarla cerco un contatto fisico con Anna, la bimba nel grembo, che sa che la mamma è un po’ preoccupata. “Piccolina, -le dico tra me e me, mentre metto le mie mani sul pancione- collabora anche tu, dai, tira un calcetto, così la mamma si scioglie”. Ridiamo insieme, perché Anna non si fa aspettare e scalcia nel giro di qualche secondo.

Siamo pronte.

Le mostro che la zona “del sellino della bicicletta” è il famoso perineo, su cui bisogna fare prevezione. Per prima cosa sarà necessario “riscaldarlo”, e ciò è possibile con una pezza calda appoggiata lì per qualche minuto, o con uno semicupo caldo sul bidet, o con un lieve massaggio vulvare con olio di mandorle. A questo punto, distesa e comoda tra i cuscini, col pollice all’introito vaginale e dei movimenti a semiluna e a raggiera si comincia quello che si definisce “massaggio del perineo”, prima sulla sola mucosa, più esterna e morbida, e a questa epoca gestazionale, quasi edematosa, poi più profondamente, sul muscolo.

Non mi sbagliavo: come raggiungo il pubo-coccigeo sento moltissima tensione, tale da essere definito “ipertono”. Ci sarà da lavorare molto e le spiego che se lei non dovesse arrivarci col pollice, Tommaso può essere di aiuto. Non deve essere un massaggio doloroso, che potrebbe suggerire un’esecuzione esageratamente vigorosa, ma sicuramente dar fastidio almeno all’inizio, quello sì, altrimenti il lavoro sarebbe troppo blando.

Mentre si riveste le do le ultime indicazioni sulle tempistiche “10 minuti, dalle 34 alle 37 settimane un giorno sì e uno no, dopo le 37 tutti i giorni fino al parto, va bene?”.

“Ok, ma noi ci rivediamo, giusto?”

“Naturale! Sono sempre qua -la rassicuro- ma vedrai che andrà tutto bene: dammi retta, fai i compiti per casa, parla con Anna e quando vuoi passare per una chiacchierata io sono qui!”

La vedo più serena e finalmente i suoi occhi sono più fiduciosi.