Coronavirus: come mai tutti questi critici in Italia?

Coronavirus: come mai tutti questi critici in Italia?

Come mai in Italia abbiamo così tanti soggetti critici e decessi rispetto agli altri paesi?

Analizziamo insieme quali possono essere le ragioni di questo dato peculiare.

 

No tamponi

Per capire i numeri che contribuiscono a questo fenomeno dobbiamo fare un salto indietro, agli inizi dell’epidemia. Quando un soggetto veniva giudicato sospetto per Coronavirus, veniva subito eseguito un tampone. Se il tampone risultava positivo, il soggetto veniva posto in quarantena e tutti coloro che erano stati in contatto con lui venivano sottoposti anch’essi al tampone.

Alcuni di essi risultavano positivi nonostante non avessero alcun sintomo. La ricerca spasmodica di tutti i contatti della persona contagiata produceva un elevato numero di test eseguiti e anche un elevato numero di test positivi: si evidenziavano in tutti quei soggetti asintomatici che portavano con sé il virus.

Con l’aumento del numero di casi, specialmente in Lombardia, i tamponi vengono eseguiti non più a tutti i possibili contagiati, ma come conferma di un sospetto diagnostico, quindi quando si sospetta che la persona che presenta il sintomo abbia il Coronavirus.

La situazione quindi è cambiata: prima i tamponi venivano eseguiti su un grande campione di popolazione, molti dei quali asintomatici. Oggi i tamponi vengono eseguiti quasi esclusivamente sui soggetti sintomatici.

È logico che se vengono trovati positivi ora solo i soggetti sintomatici, senza curarci di eseguire i tamponi anche sui soggetti asintomatici, avremo che la popolazione dei soggetti infetti è costituita solo da soggetti sintomatici e tra questi è molto più probabile che vi siano dei casi gravi.

Per spiegarci meglio facciamo un esempio:

Supponiamo di essere in città in una notte d’estate e di guardare il cielo. Potremmo riuscire a vedere i 5 pianeti luminosi e un certo numero di stelle, supponiamo di vederne 20.

Nell’immagine i pianeti sono rappresentati con puntini più grandi.

 

stelle-pianeti_città

 

Quale sarebbe, in questo caso, il rapporto tra i pianeti e il totale degli oggetti celesti visibili? 5/25, quindi il 20% degli oggetti celesti che vediamo è costituito dai pianeti.

Supponiamo ora di andare in montagna, dove sicuramente vedremo più stelle, di guardare il cielo e di vedere i 5 pianeti luminosi e 1000 stelle.

 

stelle_pianeti_montagna

 

Qual è ora il rapporto tra pianeti e oggetti celesti? 5/1005, quindi solo lo 0,5% circa del totale è costituito dai pianeti.

Soffermiamoci per un istante e confrontiamo le due percentuali, 20% e 0,5%, che ci dicono quanti sono i pianeti in rapporto al totale degli oggetti celesti. La prima percentuale è maggiore della seconda perché ci sono più pianeti? Ovviamente no, nei due casi presi in esame il numero di pianeti rimane sempre lo stesso. La prima percentuale è maggiore perché stiamo rapportando il numero di pianeti a un numero minore di stelle: più sono le stelle, minore sarà questo rapporto, e quindi minore sarà la percentuale sul totale.

Per adattare questo esempio al numero di casi di Coronavirus, possiamo paragonare i pianeti al numero di soggetti critici, le stelle visibili in città al numero di soggetti sintomatici, e le stelle in più che si vedono in montagna al numero di soggetti asintomatici. Attualmente i soggetti asintomatici non li vediamo, quindi il numero di casi critici sembra essere elevato per questo motivo, perché viene solo rapportato ai soggetti sintomatici, non al totale di infetti (che quindi non sappiamo quale sia).

 

Come si contano

Il secondo motivo che può spiegare l’apparente maggiore gravità degli infetti italiani può essere ricercato nel metodo con cui vengono contati i soggetti critici e i soggetti deceduti. In particolare va compreso quale sia la causa ultima di morte che ogni singolo stato considera per i pazienti con Coronavirus.

È evidente che un soggetto giovane e sano senza particolari problemi che sia positivo al tampone e quindi abbia il Coronavirus e che sia in condizioni critiche è ovvio per tutti che in questa situazione sia stato il coronavirus a causare la sua patologia.

Prendiamo ora invece un soggetto anziano che abbia già 2 o 3 malattie croniche, quali ad esempio, pressione alta, diabete, una patologia polmonare pregressa. Se questo soggetto è positivo al tampone per il coronavirus ed è in condizioni critiche, in questa situazione non è chiaro se il coronavirus sia l’esclusivo motivo della criticità o sia semplicemente una concausa all’interno di un insieme di altre patologie. I

In questo ultimo caso ogni singolo stato potrebbe considerare questo soggetto come:

  • critico a causa del coronavirus oppure;
  • critico per via della pluripatologia, con il coronavirus solo come concausa.

In quest’ottica si spiega come mai alcuni studiosi si siano lasciati sfuggire delle incaute affermazioni del tipo “il coronavirus finora non ha ucciso nessuno” significando esattamente questo: cioè che in molte situazioni il coronavirus può una delle concause della situazione di criticità o di morte dell’individuo.

 

Età media dei nostri anziani

Un terzo fattore da tenere in considerazione è il fatto che il nostro paese ha un’età media più elevata e di conseguenza la popolazione anziana colpita è maggiore. Di conseguenza la prevalenza di soggetti critici sarebbe superiore in una popolazione mediamente più anziana. Questo è un fattore da tenere in considerazione, tuttavia la prevalenza di anziani non è sufficiente a spiegare tutto l’eccesso di criticità rispetto agli altri paesi.

 

Pochi posti in rianimazione?

Abbiamo ricevuto delle domande di persone preoccupate che una parte della mortalità elevata sia da attribuire alle carenze del nostro sistema sanitario. Escludiamo categoricamente che questo possa accadere perché il nostro sistema sanitario è uno dei migliori al mondo e non vi è ragione di credere che, rispetto ad altri paesi come l’Iran, noi abbiamo una mortalità superiore.

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Olga

    Buongiorno professore e grazie per questo suo lavoro di divulgazione per i “non addetti” ai lavori, gliene sono molto grata.
    Ho 3 domande per lei.

    1) Non mi è ancora chiaro se i pazienti inconsapevolmente asintomatici siano tali solo per un periodo per poi cambiare la loro categoria e passare a sintomatici B o C, oppure se rimangano sempre tali. Questa mia confusione è stata generata da pareri discordanti di epidemiologia. Ho sentito commentare ad un suo esimio collega, infatti, che non esistano asintomatici che non manifestino più avanti i sintomi da covid 19

    2) Leggo sui giornali on line che la Cina sta spedendo, materiali in Italia per fronteggiare l’emergenza, tra cui 1000 ventilatori polmonari. Me lo conferma? Quanto questo potrà impattare sulla capacità del sistema sanitario nazionale di dare a tutti i pazienti critici la possibilità di essere intubati?

    3) il denaro proveniente dalla beneficenza e raccolta fondi di questi giorni come verrà utilizzato? Potrà contribuire a evitare gli scenari di “medicina di guerra” che spesso ha prospettato oppure occorre troppo tempo per acquistare i mezzi necessari a evitarli? GRAZIE MILLE

  2. Aldo

    Pochi posti in rianimazione. Fatevi i conti per piacere. In Lombardia ci sono in tutto 794 posti letto in terapia intensiva. (dato 2014 fonte Annuario statistico regionale) Che io sappia il tasso di occupazione è di circa il 50 per cento. Quindi poco meno di 400 erano i posti liberi a inizio epidemia. il 9 marzo in Lombardia erano stati ricoverati in terapia intensiva 440 pazienti da coronavirus. Cone fate ad escludere categoricamente che pazienti che dovrebbe essere ricoverati in terapia intensiva invece vengano ricoverati in altri reparti per mancanza di posti letto????

    1. Perchè nel frattempo in Lombardia hanno creato centinaia di posti letto aggiuntivi. Che a breve con questi numeri subentranti saranno al collasso, è vero, ma la mortalità quando abbiamo dato la risposta non poteva certamente essere spiegata dall’incapacità di gestire il numero dei ricoveri in terapia intensiva.

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