Coronavirus: i conti non tornano

Coronavirus: i conti non tornano

  • I casi di contagi fino al 12/2 erano in riduzione rispetto ai giorni precedenti.
  • La mortalità è molto bassa nelle regioni al di fuori di Wuhan, per esattezza lo 0,17%.
  • I mercati non temono più il Coronavirus.

E quindi? Tutto a posto? Temiamo di no.

 

I dati sulla mortalità

La mortalità totale del virus è ancora attestata attorno al 2%, mentre i casi fuori dalla provincia di Hubei hanno una mortalità dello 0,17% perché sono in paesi che riescono a dedicare una grande quantità di risorse nel trattare ogni singolo caso. La mortalità nella regione di Wuhan è di circa il 20%, come si può evidenziare da questi dati:

Nuove informazioni: incubazione più lunga del previsto?

è stato descritto dal China Global Times il caso di un paziente che non ha presentato sintomi per 17 giorni ed è stato in seguito diagnosticato come infetto dal Coronavirus. Un altro studioso epidemiologo cinese, Zhong Nanshan, noto per aver svolto un importante lavoro nella gestione dell’epidemia di SARS nel 2003, ha appena inviato un articolo nel quale sottolinea che il periodo di incubazione potrebbe arrivare fino a 24 giorni, e non a 14 come finora rilevato. Qualora lo studio venisse giudicato corretto dagli studiosi che devono farne la verifica, potrebbe essere necessario rivedere i protocolli internazionali di prevenzione.

Uno studio tedesco ha dimostrato che alcuni tipi di Coronavirus sono in grado di resistere sulle superfici inanimate a temperatura ambiente fino a 9 giorni. Sono comunque molto facili da inattivare: candeggina diluita, alcol, gel disinfettanti a base di alcol riescono a distruggerlo facilmente. Rimarchiamo che nello studio, che riportiamo qui sotto, non è stato studiato il Coronavirus attuale, tuttavia è verosimile che quanto vale per i Coronavirus sopra menzionati valga anche per il Coronavirus n2019.

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L’allarme di molti esperti

Da molti esperti si levano varie voci fuori dal coro che creano l’allarme:

  • Il virologo molecolare presso l’Università di Hong Kong, Jin Dong-Yan, il 10 febbraio ha dichiarato che ritiene che sia decisamente troppo tardi per contenere l’epidemia di Coronavirus. Ben 5 milioni di persone hanno lasciato la città di Wuhan tra il 10 e il 24 gennaio, per i posti più disparati, portando con sé il virus in tutto il mondo. Molti di essi non potranno nemmeno tornare a Wuhan, dato che la città è interdetta e in quarantena.
  • Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha scritto il 10 febbraio su Twitter che “l’individuazione di un numero limitato di casi negli altri paesi può indicare una trasmissione più diffusa. In altre parole, staremmo assistendo alla punta di un iceberg. La diffusione del nuovo Coronavirus al di fuori della Cina ora appare lenta, ma potrebbe accelerare”.
  • Neil Ferguson, direttore del Center for Global Infectious Disease Analysis dell’Imperial College di Londra ha creato un modello matematico insieme al suo team che descrive come l’attuale pattern di diffusione del virus non sia spiegabile con un numero di contagiati di 50 il 18 gennaio, ma solo con 2000 di essi contagiati al 18 gennaio. Sempre secondo il loro modello matematico sono piuttosto sicuri che i dati forniti dal governo cinese siano completamente sottostimati, almeno di 10 volte, sia in termini di casi conclamati che di decessi. Si tratterebbe perciò, a loro parere, di una malattia molto più diffusa di quanto il governo cinese non voglia farci credere.
Il parere medico

Non possiamo allo stato attuale dei fatti fare alcun tipo di previsione. Purtroppo noi crediamo che non sia sensato basarsi ciecamente sui dati forniti dal governo cinese, che ha già dimostrato di non essere attendibile, di aver messo a tacere e imprigionato un nostro collega che aveva lanciato l’allarme e che ha poi perso la vita per questo. La verità è che non abbiamo dati realistici su quanto accade in Cina. Per quanto riguarda il resto del mondo invece, i dati sono attendibili, ma la potenziale scarsa efficacia del test nella verifica della positività al virus e l’atteggiamento insidioso di questa malattia potrebbero ancora nascondere una minaccia consistente per tutti.

Occorre stare ancora all’erta, non abbassare la guardia, contenere il virus al massimo, non sottovalutarlo, perché, specialmente oggigiorno, non è un problema cinese ma è un problema di tutti.

 

 

Questo articolo ha un commento

  1. Dario

    Ciao Marco!
    Sei proprio “sul pezzo”!
    Speriamo che si sgretoli al più presto questo pezzo grazie al tanto ambito vaccino.

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