Deferiprone e malattia di Parkinson, farmaco chelante del ferro, morbo di Parkinson

Un chelante del ferro come il Deferiprone può agire migliorando i sintomi del Morbo di Parkinson?

Indice

In questo recente studio si è voluto verificare se il Deferiprone, un farmaco chelante del ferro, possa in qualche modo migliorare i sintomi dei pazienti affetti da Malattia di Parkinson.

Morbo di Parkinson e il progressivo accumulo di ferro: il possibile ruolo del Deferiprone

La Malattia di Parkinson è la patologia neurodegenerativa più diffusa al mondo, seconda solo alla Malattia di Alzheimer.

Tale condizione presenta un esordio e un’evoluzione molto subdoli, dal momento che il paziente presenta iniziali difficoltà a cominciare e terminare i movimenti, manifestando poi tremore a riposo e rigidità muscolare. [1]

Ad oggi si ritiene che è l’associazione di alcuni fattori ambientali e componenti genetiche a giocare un ruolo chiave nella patogenesi della Malattia di Parkinson, che è fortemente favorita da un substrato genico predisponente, come in coloro che presentano mutazioni del gene della α-sinucleina.

Sul piano cellulare e biochimico, in questa patologia si assiste a una massiva distruzione dei neuroni dopaminergici della substantia nigra, con accumulo di α-sinucleina e Corpi di Lewy¹ lungo il decorso del sistema nervoso centrale (SNC).

Di recente è stato anche evidenziato che i neuroni che si proiettano dalla substantia nigra al corpo striato presentano un progressivo accumulo di ferro, il quale si pensa possa essere implicato nella morte cellulare e nell’induzione dello stress ossidativo dei neuroni.

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Approfondimento: il Morbo di Parkinson

Il Morbo di Parkinson è una patologia neurodegenerativa cronico-progressiva.Le patologie neurodegenerative sono malattie a carattere cronico progressivo, più o meno lento, che hanno la caratteristica di interessare in maniera selettiva o largamente prevalente determinati sistemi bersaglio.

Caratteristiche dello studio

  • Tipo di studio: Trial clinico controllato randomizzato.
  • Luogo: Francia.
  • Tipo di pazienti: Pazienti recentemente diagnosticati con la morbo di Parkinson, senza storia di assunzione di levodopa.

Scopo dello studio: l'utilizzo di un chelante del ferro come il Deferiprone può essere utile nella malattia di Parkinson?

Gli autori di questo interessante studio hanno voluto verificare se la somministrazione di un farmaco chelante del ferro avesse migliorato i sintomi in pazienti diagnosticati da poco con la Malattia di Parkinson.

Risultati

Lo studio controllato randomizzato è stato eseguito suddividendo in due gruppi circa 370 pazienti, i quali hanno ricevuto la diagnosi di morbo di Parkinson da non più di un anno e mezzo.

La suddivisione è così avvenuta:

  • Il primo gruppo, sperimentale, ha ricevuto la somministrazione giornaliera di deferiprone² per 9 mesi.
  • Il secondo gruppo, di controllo, ha invece ottenuto la somministrazione di un placebo per 9 mesi.

Bisogna risaltare il fatto che, durante i 9 mesi di osservazione, i pazienti non hanno fatto ricorso alla tradizionale terapia dopaminergica, se non per il controllo di sintomi molto gravi.

I risultati dello studio hanno messo in luce che:

  • Il contenuto di ferro nei neuroni nigrostriatali è sensibilmente diminuito nel gruppo sperimentale.
  • La sintomatologia dei pazienti del gruppo sperimentale è peggiorata nettamente rispetto al gruppo placebo, riportando un aumento mediamente più alto (circa 9.5 punti) nel punteggio MDS-UPDRS³.
  • Il 22% dei pazienti del gruppo sperimentale ha dovuto interrompere la sperimentazione per ricevere la consueta terapia dopaminergica, a causa dell’aggravarsi dei sintomi.

Conclusioni: il Deferiprone non migliora i sintomi del Parkinson

Questo studio sperimentale ha disatteso le aspettative iniziali e ha dimostrato che il deferiprone, un farmaco chelante del ferro, non solo non migliora i sintomi del parkinsonismo ma addirittura li accelera, aggravandoli.

Si presume che questo risultato sia dovuto al fatto che, nonostante il ferro sia implicato nei processi di morte cellulare, esso è un fattore fondamentale per l’attività dell’enzima tirosina idrossilasi, che produce dopamina.

L’aumentata deficienza di dopamina, unitamente alla già scarsa concentrazione dovuta alla distruzione dei neuroni dopaminergici, non ha dunque fatto che aggravare i sintomi del parkinsonismo.

Bibliografia: fonti e note

ARTICOLO ORIGINALE: Devos D, Labreuche J, Rascol O et al. Trial of deferiprone in parkinson’s disease. New England Journal of Medicine. 2022;387(22):2045–55.

[1] Istituto Superiore di Sanità. EpiCentro – L’epidemiologia per la sanità pubblica. Malattia di Parkinson. 2013.
 
Nota 1. I Corpi di Lewy sono dei particolari aggregati di una proteina, l’α-sinucleina, che si sviluppano nel cervello dei pazienti affetti dalla Malattia di Parkinson.
 
Nota 2. Il deferiprone è un farmaco chelante del ferro, in grado di sequestrare lo ione bivalente in un rapporto di 3 a 1. Nello studio in questione il deferiprone è stato somministrato nella dose di 15 mg/kg per due volte al giorno.
 
Nota 3. La scala MDS-UPDRS è un punteggio che consta di quattro sezioni, il quale illustra l’alterazione della funzione mentale e motoria nei pazienti con Malattia di Parkinson. Più il punteggio ottenuto è alto più i sintomi riportati sono severi.