Covid-19: da un estremo all’altro

Covid-19: da un estremo all’altro

Covid-19: da un estremo all’altro

Questo pomeriggio ero in transito da Milano, dove ho svolto il turno del mattino, ad un ospedale del rodigino, dove avrei fatto il turno di notte. Non avendo cibo con me, mi sono fermato ad un centro commerciale lungo la strada per acquistare qualcosa di pronto.

 

Al banco degli alimentari

Vado al banco degli alimentari, prendo il numero e aspetto. Qualche persona distanziata qui e là in attesa di essere serviti. Mi avvicino al bancone per vedere cosa avrei potuto comprare e un signore, distante circa un metro da me, fa un salto indietro scontroso. Gli chiedo: “Scusi ma si è allontanato per colpa mia?” E mi risponde sdegnato: “Si deve vergognare che non rispetta la distanza di sicurezza!”

Al che ho cercato di spiegargli che non si deve preoccupare, che un contatto a rischio è meno di un metro di distanza, senza mascherina, per più di 15 minuti consecutivi e che se gli sono andato a distanza di un metro per dieci secondi può rilassarsi. Mi intima di stare lontano che altrimenti avrebbe chiamato la polizia. Andiamo bene.

Arriva il mio turno agli alimentari: mentre la signora pesa le mie melanzane alla parmigiana entriamo in dialogo e mi riconosce! “Ah ma lei è il dottore che scrive nel blog”! E mi chiede come è la situazione nella terapia intensiva. Le racconto che ormai i pazienti sono molti meno e che le misure hanno avuto buon effetto e che possiamo incominciare a sorridere. Mi ringrazia tanto perchè dice che si informa tanto ma che nessuno le dà sicurezza e che tutti sono spauriti e mi augura una buona nottata.

 

Arrivo alla cassa.

Ho da pagare 12 euro, tiro fuori un biglietto da 20 euro e lo metto sul nastro. La cassiera mi redarguisce che non devo consegnare i soldi prima di aver fatto il conto e di metterli sul metallo dopo la cassa stessa. Obbedisco. Nota poi che non ho addosso i guanti ma soltanto la mascherina e lì parte l’invettiva. Le spiego razionalmente che i guanti sono totalmente inutili che manco mi è venuto in mente di indossarli entrando, perché non hanno nessun significato e sono una delle tante corbellerie che si sono inventati i geni della finta igiene. Perché non hanno nessun significato se indossati continuamente, ma solo tra un paziente e l’altro, in ospedale. Se si indossano per toccare più cose in diversi momenti diventano addirittura dannosi. Figuriamoci. Apriti cielo. Qui nessuno vuole più ragionare con la propria testa.

Niente. Ormai le nostre autorità sono riuscite a far passare la paura come metodo di comunicazione. Le norme non sono più viste come un’opportunità per aiutarci a convivere, in questo caso con il virus, ma come una forma di difesa dai pericoli. Il primo dei quali costituito dalle forze dell’ordine, spesso spietate nell’applicare le sanzioni, in grado di far chiudere un locale per l’inosservanza di una norma, perciò dotate del potere di metterti sul lastrico.

 

Covid-19: da un estremo all’altro

Prima a fare le feste spensierati quando era il caso di stare in casa. Ora, che invece abbiamo imparato a gestire il virus e che potremmo incominciare a sorridere e a pensare positivo, musi lunghi, persone terrorizzate, solidarietà inesistente, conflittualità elevata.

Il Coronavirus sta riuscendo a tirare fuori il peggio della nostra atavica paura dell’altro. Tutti stanno diventando potenziali minacce da cui difendersi. La quarantena ha fatto davvero molti più danni al nostro paese di quanto potessi sospettare. Mi chiedo se è stato davvero utile avere dei decessi in meno se questo è uno dei prezzi da pagare, probabilmente il meno salato dei tanti, prossimi, in arrivo.

 

In ospedale

Esco con queste riflessioni nel cuore e mi reco all’ospedale. Racconto la mia storia alla signora Grazia, addetta alle pulizie, che commenta le mie vicende, con la saggezza umile, d’altri tempi:

“ Dottore, prima erano tutti Covid, ora sono tutti psichiatrici”

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

Per approfondire:

 

 

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