Virus dalla Cina: è una vera emergenza?

Virus dalla Cina: è una vera emergenza?

Virus dalla Cina: è una vera emergenza?

In questi giorni le notizie che rimbalzano dalla Cina riguardo l’epidemia da Coronavirus destano importante preoccupazione. Ma la situazione è così grave da risultare una reale emergenza per la Cina e per il mondo intero o i timori sono esagerati?

Per poter iniziare a dare una risposta a questa domanda e dare delle chiavi di lettura del fenomeno occorre innanzitutto basarsi sui fatti.

Le misure adottate in Cina 1: La quarantena di massa

Le misure di contrasto all’epidemia adottate in Cina sono estremamente drastiche. La decisione di chiudere le stazioni ferroviarie gli aeroporti e i trasporti pubblici nella regione, per ostacolare la diffusione del virus, è una forma di quarantena di massa dei tempi moderni. Quarantena per 50 milioni di persone, una cosa immensa, epocale. In particolare durante le celebrazioni del capodanno cinese, che genera notoriamente importante flusso di denaro. Non è una scelta da prendere a cuor leggero, tenuto conto di questi risvolti economici. Quindi dobbiamo considerare che la risposta del governo cinese alla epidemia è stata rapida, energica, dolorosa. Qualcosa che si fa solo se ci sono situazioni di emergenza nazionale in corso.

 

La quantità di informazioni

La Cina storicamente è stata piuttosto reticente nel fornire informazioni relative a situazioni sanitarie che la riguardavano, ricordiamo che in occasione dell’epidemia di SARS non diffuse con rapidità le informazioni, tentando piuttosto di contenere, oltre che la diffusione del virus, anche quella delle informazioni relative alla sua stessa diffusione. In questo caso, invece, assistiamo a una apparente grande quantità di informazioni provenienti dai mass media cinesi. Questo potrebbe essere interpretabile con la diffusione capillare di internet, ovvero con il fatto che il governo cinese sia ben consapevole di non poter nè occultare nè ostacolare la diffusione di informazioni in merito ai fatti.

 

Infettività e mortalità

Il tasso di mortalità della malattia si può calcolare dalle informazioni in nostro possesso. Allo stato attuale si parla di circa 80 soggetti morti su 3000 infettati, quindi circa il 3%. Questa percentuale sembra piuttosto ridotta, è grossomodo sovrapponibile alla mortalità per le polmoniti nei paesi industrializzati. Allora per quale motivo dovrebbe preoccuparci così tanto? Ecco che in questa situazione entra in gioco l’altro fattore determinante la pericolosità di un virus, ovvero l’infettività, la capacità di passare facilmente da una persona all’altra. E questa non è al momento determinabile con certezza. Per fare un confronto, basti pensare che la più recente epidemia di SARS, nel 2003, anch’essa a partenza dalla Cina, creò 800 morti su circa 8000 infetti, con un tasso di mortalità del 10%, colpendo vari paesi tra cui anche il Canada. All’epoca era stato possibile contenere la malattia entro dei focolai limitati. 

L’enorme quantità di persone messe in quarantena attualmente in Cina parrebbe indicare che forse l’infettività di questo virus potrebbe risultare superiore a quella della SARS, dato che è stato in breve tempo raggiunto il numero di migliaia di infetti.

 

Le misure di contenimento collettive

Le misure adottate dai vari paesi sono in grado di arrestare efficacemente il fenomeno?

Innanzitutto occorre ricordare che i sintomi sono analoghi a qualunque altra forma di raffreddore o influenza. Quindi è impossibile distinguere questa malattia dalle altre molto simili soltanto valutando i sintomi. Occorre perciò fare dei test di laboratorio per individuare il coronavirus in modo specifico. La prima forma di contenimento adottata è stata la misurazione della temperatura negli aeroporti nei confronti delle persone provenienti dalla Cina. Ma tutti i potenziali ammalati hanno una temperatura elevata? 

Purtroppo no. Perchè Il tempo di incubazione per lo sviluppo della malattia rappresenta la vera incognita nella vicenda. E’ difficile determinarlo, ma potrebbe essere simile a quello degli altri virus, oscillando tra qualche giorno e una settimana. Ipotizziamo in genere due settimane come il periodo finestra per la quarantena. Si capisce come una persona che possa risultare negativa ai controlli della temperatura negli aeroporti potrebbe essere ancora nella fase di sviluppo della malattia e quindi sfuggire alle misure di contenimento. Peraltro, anche l’utilizzo di farmaci allo scopo di ridurre la temperatura potrebbe determinare dei falsi negativi ai controlli. Già ha fatto scalpore la notizia di un turista che si vantava di essere riuscito ad eludere i controlli di sicurezza proprio ricorrendo a questo sistema.

Leggi l’articolo relativo alla vicenda

 

Le misure di contenimento individuali

Quali sono le contromisure che le persone possono utilizzare per ridurre la probabilità di contagio nelle zone colpite dall’epidemia?

Anzitutto va segnalato che tali presidi vanno usati attualmente solo nelle zone colpite dall’epidemia, ovvero per il momento soltanto in Cina. Si tratta di utilizzare delle mascherine protettive, quelle che si usano anche in sala operatoria per evitare che le piccole gocce di acqua contenenti potenziali agenti patogeni possano raggiungere per contatto diretto un’altra persona. Sono molto utili per contenere la quantità di particelle di virus diffuse nell’ambiente dalla persona infetta con i colpi di tosse o gli starnuti o il respiro stesso, in particolare quando indossate dalle persone infette.

Quanto alla possibilità di proteggersi attraverso queste maschere, non vi è protezione totale, perchè comunque l’aria che si respira attraverso queste maschere non è filtrata. Si riducono soltanto la quantità di gocce di particelle potenzialmente infette che ci possono raggiungere da una persona contaminata.

Per avere una protezione molto più efficace vi sono presidi di secondo livello, che possono coprire interamente il corpo e garantire una copertura pressochè totale dall’azione antivirale. Sono attrezzature complesse, in dotazione agli operatori sanitari che sono a continuo rischio di contagio essendo a diretto contatto con i pazienti infetti.

Nelle zone a rischio è opportuno ovviamente evitare i luoghi affollati, limitare al massimo i contatti esterni, rimanere nel proprio ambiente domestico fino al contenimento dell’epidemia.

 

Prossimi sviluppi?

Per la maggior parte della popolazione mondiale che tuttora non è interessata al fenomeno quali sono gli eventi che ci si può attendere?

La situazione si evolve rapidamente, per cui faremo un monitoraggio nel tempo. Non bisogna abbassare la guardia nè creare immediato allarmismo.

Di sicuro per quanto riguarda la Cina ci attendiamo una ulteriore espansione del numero di soggetti contagiati e di decessi a breve termine. La costruzione di due nuovi ospedali nei prossimi 10 giorni nella città di Wuhan per un totale di 2300 posti letto preannuncia tali eventi. Del resto la gestione di un numero così significativo di malati non può essere svolta negli ospedali tradizionali, che non sono strutturati per gestire un numero massiccio di pazienti da mettere in isolamento.

La capacità di contenere l’epidemia grazie alle drastiche misure messe in atto in Cina sarà cruciale per capire se anche negli altri paesi sarà necessario porci in grave stato di allerta.

Allo stato attuale la situazione non desta ancora preoccupazione a livello individuale, tuttavia è opportuno mantenersi aggiornati per comprendere quali eventuali ulteriori misure sia opportuno porre in atto, anche personalmente, in futuro.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

Questo articolo ha un commento

  1. Samanta

    Molto importante fare chiarezza senza creare allarmismi!

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