Conseguenze a lungo termine cognitive e neurologiche del Covid-19

Conseguenze a lungo termine cognitive e neurologiche del Covid-19

Il covid-19 può avere conseguenze cognitive e neurologiche a lungo termine?

Dopo mesi dall’inizio della pandemia siamo abituati ad associare il Covid-19 a gravi problemi respiratori, tant’è che buona parte della popolazione conosce il significato di “polmonite interstiziale”, come conseguenza del coronavirus.

La maggior parte delle persone affette da Covid-19 guarisce: il recupero si definisce principalmente in termini di remissione dei sintomi delle vie respiratorie. Una volta scomparsi i sintomi respiratori, il paziente è considerato guarito e può riprendere a vivere come prima. La maggior parte dei soggetti senza reliquati di tipo respiratorio, mentre per chi ha avuto una forma grave i polmoni rimarranno compromessi e non saranno più gli stessi di prima.

E per quanto riguarda gli altri organi?  Ci sono altre conseguenze a lungo termine?

 

La diffusione del Coronavirus nel sistema nervoso centrale – Conseguenze cognitive e neurologiche del covid-19

Studi sia clinici che su animali hanno dimostrato che i coronavirus possono diffondersi al sistema nervoso.(1) Una ricerca sistematica su precedenti epidemie virali ha rilevato disturbi neurologici e difficoltà cognitive, per quanto gli studi in questo settore siano relativamente scarsi.

Poco si sa riguardo l’incidenza, durata dei problemi cognitivi e delle strutture cerebrali coinvolte.

 

L’ippocampo come sede cerebrale privilegiata nelle infezioni da Coronavirus

Sembra che la struttura cerebrale prevalentemente coinvolta durante le infezioni da coronavirus sia l’ippocampo. Questa è la parte del cervello la cui forma ricorda un cavalluccio marino. Tra le sue varie funzioni è responsabile della memoria episodica, che ci consente di ricordare gli eventi della nostra vita.

L’alterazione dell’ippocampo durante le infezioni da Coronavirus aumenterebbe la probabilità di compromissione della memoria post-infezione e l’accelerazione dei disturbi neurodegenerativi come il morbo di Alzheimer.

Attualmente sappiamo ancora poco sugli effetti a lungo termine che il coronavirus può avere sul cervello e sulle conseguenze in termini di funzionamento cognitivo. Tuttavia una serie di osservazioni tratte da una ricerca sistematica della letteratura suggeriscono che questa sia una questione potenzialmente importante sia per la ricerca clinica che per la gestione del paziente post-infezione.

 

In che modo il coronavirus può danneggiare il sistema nervoso centrale (SNC)

È stato osservato da precedenti epidemie che i coronavirus respiratori possono penetrare nel cervello e nel liquido cerebrospinale, da cui si diffondono nel sistema nervoso centrale in meno di una settimana e sono successivamente riscontrabili nel liquido cerebrospinale.

Una serie di autopsie di vittime della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV) a seguito dell’epidemia del 2003 ha rivelato sequenze del genoma della SARS-CoV in tutta la corteccia e nell’ipotalamo.

Nei pazienti infetti dalla sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV) vennero identificate lesioni diffuse in diverse regioni del cervello, tra cui la sostanza bianca e le aree sottocorticali dei lobi frontale, temporale e parietale. (2)

Al momento si ipotizzano due meccanismi principali tramite i quali il virus potrebbe accedere al sistema nervoso centrale:

  • passaggio attraverso la barriera emato-encefalica

La prima linea di difesa del sistema nervoso centrale contro l’infezione virale verrebbe attraversata dal Coronavirus tra una cellula e l’altra. Il passaggio avverrebbe a livello delle giunzioni strette tra le cellule endoteliali microvascolari cerebrali, che controllano la permeabilità della barriera, per via dei danni prodotti ad esempio dall’infiammazione.

  • passaggio tramite l’infezione diretta dei neuroni

In questo caso il Coronavirus riuscirebbe ad entrare nei neuroni nella periferia o i neuroni sensoriali olfattivi e quindi utilizzerebbe il trasporto assonale per ottenere l’accesso al Sistema Nervoso Centrale.

Quali sono i sintomi neurologici da Coronavirus?

I coronavirus producono un’ampia varietà di sintomi acuti del sistema nervoso centrale tra cui:

  • mal di testa
  • crisi epilettiche
  • disfunzione cognitiva
  • difficoltà motorie
  • perdita di coscienza

Possono anche contribuire a difficoltà respiratorie attraverso l’invasione del tronco encefalico e attraverso una via collegata alle sinapsi al centro cardiorespiratorio midollare.

Conseguenze cognitive e neurologiche da Covid-19

Non è stato stabilito ancora un chiaro percorso eziologico tra l’infezione e le malattie neurologiche umane. Tuttavia le conseguenze neurologiche dei Coronavirus in generale, e quindi anche del SARS-CoV-2 che causa la Covid-19, sono sempre più riconosciute negli esseri umani.

Alcuni ceppi di coronavirus (es. 229E) sono stati ritrovati nel cervello di pazienti con sclerosi multipla. La presenza e la persistenza dell’HCoV nel cervello umano sembra anche aggravare i disturbi neurologici cronici come il morbo di Parkinson. (3)

Sono già state pubblicate diverse osservazioni cliniche riguardanti le conseguenze neurologiche dell’attuale epidemia di Covid-19, inclusi rapporti di perdita della parola e comprensione, encefalopatia e sindrome di Guillain-Barrè.

All’interno del Sistema Nervoso Centrale la regione più interessata è quella temporale che pare essere un obiettivo costante. Gli studi sugli animali indicano più specificamente la vulnerabilità dell’ippocampo. (1) (4) (5)

 

Covid-19 e Alzheimer

Se il danno dell’ippocampo è effettivamente una conseguenza dell’infezione da HCoV, viene sollevata la questione se questo possa produrre un’accelerazione della degenerazione correlata all’ippocampo come accade nella malattia di Alzheimer e se possa inoltre accelerare l’insorgenza della malattia in individui precedentemente asintomatici.

Studi sugli animali hanno indicato che l’infiammazione correlata all’infezione virale da coronavirus peggiora in modo significativo la patologia correlata al morbo di Alzheimer e si traduce in una compromissione della memoria spaziale, ora considerata una delle prime caratteristiche cognitive della malattia di Alzheimer.

 

Disfunzioni cognitive dovute alla sindrome da distress respiratorio (ARDS)

Sebbene numerosi organi del corpo siano colpiti dai coronavirus, il sistema respiratorio è il più gravemente compromesso. All’incirca il 70% dei pazienti critici ricoverati in terapia intensiva con Covid-19 necessita di ventilazione meccanica; la maggior parte di essi sviluppa una sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) entro 3 giorni. (6)

E’ noto che i soggetti sottoposti a ventilazione meccanica per insufficienza respiratoria acuta presentano problemi di natura cognitiva, temporanei o permanenti. Vari studi neuropsicologici su adulti che hanno richiesto ventilazione meccanica hanno osservato deficit di attenzione, della memoria, della fluidità verbale, della velocità di elaborazione e del funzionamento esecutivo nel 78% dei pazienti ad un anno dalla dimissione. Circa la metà dei pazienti ha osservato problemi di memoria auto-riferiti entro i due anni dalla dimissione; questi problemi persistono fino a 5 anni dopo la sindrome da distress respiratorio acuto e hanno un impatto significativo sulle attività quotidiane, sulla quantità di farmaci assunti e sulla necessità di visite mediche. (7)

Mentre ansia, depressione e sindrome da stress post-traumatico sono comuni anche nei pazienti con sindrome da distress respiratorio acuto e possono contribuire al deterioramento cognitivo, ci sono alcune prove che suggeriscono che i deficit cognitivi si verificano indipendentemente dai problemi psicologici, e sono associati alla gravità dell’infezione.

Conseguenze cognitive del Covid-19 legate al disagio psicologico

A seguito di precedenti epidemie di Coronavirus, indipendentemente dallo stato infettivo, sono stati riportati tassi molto alti di disturbi psicologici: ansia, depressione, tendenze suicide e sindrome da stress post-traumatico.

Uno studio su pazienti in quarantena per MERS-CoV sospetta o confermata, ha stimato che nel 70,8 % dei casi confermati ha mostrato sintomi psichiatrici.

Nessuno dei pazienti MERS-CoV sospetti ma non confermati ha mostrato alcun sintomo, indicando un possibile meccanismo virale alla base di disturbi psichiatrici o un maggiore impatto psicologico dal ricevere una diagnosi confermata di malattia respiratoria. (8)

Allo stesso modo, uno studio su 90 casi di SARS-CoV ha evidenziato alti livelli di disagio psicologico con il 59% dei soggetti che ha avuto disturbi che si mantenevano per il 33% dei casi a 30 mesi di follow-up. La gravità dei sintomi psicologici è risultata correlata alla gravità della malattia e al deterioramento funzionale. (9)

Conclusione: quali indicazioni riguardo le conseguenze cognitive del Covid-19?

Di fronte alle crescenti segnalazioni di coinvolgimento del Sistema Nervoso Centrale nei casi di COVID-19, è probabile che l’attuale epidemia sia accompagnata da un aumento significativo di disfunzione cognitiva a lungo termine, che influisce sulla capacità di ritornare al normale funzionamento quotidiano.

Ciò è probabilmente dovuto non solo alle conseguenze comportamentali di disturbi neurologici indotti direttamente dall’attacco virale, ma anche secondari a danni ad altri organi del corpo, disturbi psichiatrici e peggioramento di difficoltà cognitive preesistenti.

Il numero di persone esposte al virus che possono essere colpite e i fattori protettivi che operano nei casi che non presentano cambiamenti cognitivi sono attualmente sconosciuti. Gli studi condotti finora sulla disfunzione cognitiva relativa a precedenti epidemie sono troppo poco consistenti per essere utilizzati per fare delle stime a livello di popolazione per l’attuale epidemia di Covid-19 in corso.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi rimanere aggiornato sulle nostre prossime pubblicazioni clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter.

 

Note:

  1. con una maggiore perdita neuronale in CA1 e CA3, che si prevede abbia un effetto dannoso sia sull’apprendimento che sull’orientamento spaziale.

Bibliografia:

  1. Bohmwald K, Galvez NMS, Rios M, Kalergis AM.. Neurologic alterations due to respiratory virus infections
  2. Arabi YM, Harthi A, Hussein J, Bouchama A, Johani S, Hajeer AH, et al.Severe neurologic syndrome associated with Middle East respiratory syndrome corona virus (MERS-CoV).
  3. Fazzini E, Fleming J, Fahn S.. Cerebrospinal fluid antibodies to coronavirus in patients with Parkinson’s disease.
  4. Bartsch T, Schönfeld R, Müller FJ, Alfke K, Leplow B, Aldenhoff J, et al.Focal lesions of human hippocampal CA1 neurons in transient global amnesia impair place memory.
  5. Gold AE, Kesner RP.. The role of the CA3 subregion of the dorsal hippocampus in spatial pattern completion in the rat.
  6. Arentz M, Yim E, Klaff L, Lokhandwala S, Riedo FX, Chong M, et al.Characteristics and outcomes of 21 critically ill patients with COVID-19 in Washington State.
  7. Adhikari NKJ, Tansey CM, McAndrews MP, Matté A, Pinto R, Cheung AM, et al.Self-reported depressive symptoms and memory complaints in survivors five years after ARDS.
  8. Kim HC, Yoo SY, Lee BH, Lee SH, Shin HS.. Psychiatric findings in suspected and confirmed middle east respiratory syndrome patients quarantined in hospital: a retrospective chart analysis.
  9. Mak IWC, Chu CM, Pan PC, Yiu MGC, Chan VL.. Long-term psychiatric morbidities among SARS survivors.

 

Per approfondire:

Lascia un commento