COVID-19: quando si riacquistano olfatto e gusto?

COVID-19: quando si riacquistano olfatto e gusto?

COVID-19: quando si riacquistano olfatto e gusto?

In questo articolo approfondiamo due sintomi molto comuni tra i pazienti COVID-19, la perdita di olfatto e gusto. In particolare, cercheremo di capire grazie agli ultimi studi disponibili se queste funzioni possano essere recuperate dopo la guarigione e in quanto tempo.

Anosmia e ageusia: segno precoci dell’infezione

Quando si pensa al COVID-19 ci vengono immediatamente in mente i sintomi “spia” descritti dei media e dalle linee guida come tosse, febbre e senso di debolezza. Tuttavia, esistono altri sintomi che sono stati a mano a mano riconosciuti come caratteristici della malattia.

Un numero sempre maggiore di medici ha infatti riportato che tra i segni più precoci e più frequenti dell’infezione da SARS-CoV-2 ci sono la diminuzione o perdita dei sensi dell’olfatto e del gusto, che in termini tecnici vengono detti “anosmia”, cioè riduzione dell’olfatto e “ageusia”, riduzione del gusto.

Sempre più medici riportano per osservazione personale la comparsa di questi sintomi e sembrerebbe inoltre che la manifestazione sia più frequente nelle persone asintomatiche o semi-asintomatiche.

 

Riconoscere i sintomi non è sufficiente, misurarli è d’obbligo

Come spiegato nel paragrafo precedente, ad oggi sussiste un chiaro collegamento tra il COVID-19 ed i deficit sensoriali descritti. Tuttavia, la maggior parte degli studi condotti fino ad ora sui pazienti si basa sulla raccolta della loro storia clinica da parte del medico (anamnesi), o sul monitoraggio diretto dei sintomi in un gruppo di soggetti (studi osservazionali). Prendere atto dell’esistenza di questi sintomi però non è sufficiente.

È importante approfondire lo studio dei deficit sensoriali olfattivi e gustativi organizzando degli esami ripetibili e standardizzati che possano misurare le capacità sensoriali dei pazienti in maniera oggettiva, tramite parametri quali frequenza, gravità, fase d’insorgenza e durata nel tempo. Questi studi vengono definiti esami psicofisici, e viene riportato in letteratura che fino al 1 Luglio 2020 ne sono stati condotti solo sei, di cui tre valutanti sia gusto che olfatto.

 

Quando guariscono i pazienti? Gli studi più recenti

Ad oggi la letteratura concorda che la maggior parte dei pazienti riacquisterebbe completamente le proprie capacità olfattive e gustative entro poche settimane. Tuttavia, gli studi psicofisici condotti fino ad ora indicano che un quarto dei pazienti COVID-19 dopo 1 mese non riacquista ancora olfatto e gusto, ponendo un punto interrogativo sulle reali tempistiche della loro guarigione.

 

Valutazione della riacquisizione delle funzioni chemosensoriali a lungo termine: lo studio

Un gruppo di medici ha valutato 138 pazienti di tre ospedali italiani (Ospedale universitario di Sassari, Ospedale San Paolo a Milano, Ospedale Bellaria-Maggiore a Bologna) tramite due test psicofisici, uno per l’olfatto e uno per il gusto. Lo scopo dello studio era quello di comprendere meglio le tempistiche della guarigione a lungo termine nei pazienti con deficit sensoriali dovuti a COVID-19. I candidati prescelti erano tutti adulti (>18), con diagnosi COVID-19 confermata da tampone orofaringeo.

 

I risultati dello studio

All’inizio dello studio, cioè 4 giorni dopo la conferma della diagnosi, 117 pazienti su 138 presentavano una disfunzione nella percezione del gusto (16%), olfatto (26%) o entrambi (50%), mentre il resto dei pazienti non presentava sintomi. Questa informazione suggerisce che le disfunzioni sensoriali nei pazienti malati di COVID-19 si presentano in fasi precoci della malattia.

È inoltre importante notare che nessuno dei pazienti è peggiorato negli esami successivi, indicando che probabilmente questi sintomi si manifestano e stabilizzano molto presto durante l’infezione.

I pazienti sono stati valutati ogni 10 giorni per un periodo complessivo di 60 giorni. Tralasciando le piccole differenze tra i test svolti sui pazienti ricoverati in ospedale e quelli convalescenti a casa, l’esame consisteva nel sottoporre al soggetto delle soluzioni con uno specifico odore o sapore, a concentrazione decrescente. L’individuo avrebbe quindi dovuto testare la propria capacità di percepire odore o sapore e dare un punteggio alla sua sensibilità.

Durante le misurazioni ripetute il gusto è stato il senso recuperato più velocemente: già dopo 20 giorni più dell’80% dei pazienti aveva recuperato le normali funzionalità. Il recupero dell’olfatto è invece risultato più lento, con il 70% dei soggetti guariti dopo due mesi. Questi risultati ci suggeriscono che fortunatamente, la maggior parte dei pazienti riacquista le proprie capacità sensoriali entro due mesi dalla diagnosi. Tuttavia, sembra sussistere una grossa disparità tra il recupero del gusto rispetto all’olfatto. Il recupero più lento potrebbe essere spiegato dal fatto che il tempo di rigenerazione dei neuroni olfattivi è di 30-60 giorni.

Inoltre, questi dati ci mostrano come alcuni soggetti siano ancora affetti da deficit sensoriali gravi dopo due mesi – 7.2%. Se consideriamo questa percentuale in relazione alle migliaia (se non milioni) di malati di COVID-19 nel mondo, possiamo renderci conto di quante persone perdano le loro capacità sensoriali per lungo tempo.

 

Trattamento: quali sono le opzioni?

In base alle conoscenze nel campo dei deficit sensoriali, i medici prendono in considerazione alcune terapie possibili per trattare i pazienti post-COVID-19. Come primo approccio si consiglia di intraprendere un training olfattivo, una procedura priva di effetti collaterali che reinsegna alle persone ad annusare e riconoscere gli odori.

Altri possibili farmaci impiegati nel trattamento dei disturbi olfattivi sono i corticosteroidi orali (non topici) e l’acido alfa-lipoico. Entrambi questi medicinali però devono essere attentamente valutati in relazione al caso clinico singolo e prescritti dal medico, dati gli effetti collaterali che possono comportare.

 

Perché si verificano questi sintomi?

Poiché le funzionalità olfattiva e quella nasale sono strettamente connesse, possiamo aspettarci che una malattia che colpisce così duramente le vie respiratorie come il COVID-19 comporti, fra i sintomi, problemi a olfatto e gusto.

I ricercatori non sanno ancora spiegare con certezza che cosa causi la comparsa di questi sintomi e studi sulla relazione del virus con l’epitelio olfattivo sono in corso. È infatti importante non sottovalutare che siamo di fronte ad una malattia nuova, per cui è doveroso studiare e comprendere più a fondo la causa neurosensoriale all’origine della perdita del gusto e dell’olfatto, poiché questa potrebbe fornire delle informazioni utili a ricercatori e medici riguardo alle modalità con cui il virus infetta i pazienti.

Non si può escludere che il virus si serva di particolari cellule olfattive per entrare nel corpo e giungere in sedi ad oggi meno considerate come l’encefalo. Queste cellule sono infatti collegate al bulbo olfattivo del cervello per trasmettere i messaggi odorosi.

 

Conclusioni

Abbiamo visto che i disturbi dell’olfatto e del gusto sono sintomi molto comuni tra i pazienti COVID-19, specialmente negli stadi iniziali della malattia. Nonostante nella maggior parte dei casi questi sintomi regrediscano in un mese, in circa 7 persone su 100 i sintomi si prolungano oltre i due mesi dopo la diagnosi. Ulteriori studi sono necessari per spiegare le cause della comparsa di questi sintomi e allo stesso tempo terapie specifiche vanno considerate per limitare la permanenza dei disturbi a lungo termine.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

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Fonti:

Per approfondire:

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