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Le origini dei vaccini e il vaccino contro il vaiolo

Le origini dei vaccini e il vaccino contro il vaiolo

I vaccini sono tra le piĆ¹ grandi scoperte della storia. Si tratta di preparazioni che, una volta somministrate, provocano una reazione nellā€™organismo allo scopo di fargli sviluppare lā€™immunitĆ  verso una particolare malattia infettiva.

Vaccinarsi ĆØ il modo migliore per fare prevenzione: il vaccino allontana la minaccia di contrarre virus pericolosi e salvaguarda la nostra salute e quella dei nostri cari.

Basti pensare che, ogni anno, i vaccini prevengono la morte di 3 milioni di persone in tutto il mondo.

Se smettessimo di vaccinarci perĆ², la diffusione delle malattie da cui oggi siamo protetti aumenterebbe nuovamente in breve tempo.Ā 

Al giorno dā€™oggi diamo per scontato lā€™esistenza dei vaccini, dimenticando che la popolazione mondiale ne sfrutta gli effetti benefici da ormai 200 anni.

 

Cosa c’ĆØ dietro questa grande scoperta? Ripercorriamo insieme le origini dei vaccini, dalla variolizzazione (che ha portato alla nascita del vaccino contro il vaiolo) alle scoperte piĆ¹ recenti.

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Le origini dei vaccini e la variolizzazione

Per rintracciare le prime fonti che parlano di procedure simili ai vaccini dobbiamo fare un salto indietro nel tempo.Ā 

Questa storia ha inizio in Estremo Oriente, dove dal 1400 in poi, alcuni documenti cinesi menzionano una pratica che comportava indurre una forma lieve di vaiolo nei pazienti.

Diversamente dalla forma piĆ¹ aggressiva, che spesso portava alla morte degli infetti, questa versione del vaiolo veniva sconfitta dal sistema immunitario con un risvolto sorprendente: i soggetti non contraevano piĆ¹ la malattia, nĆ© in modo lieve, nĆ© in modo grave.

Il metodo, che oggi prende il nome di variolizzazione, consisteva nel prelievo di materiale infetto dalle pustole di un malato di vaiolo lieve o in via di guarigione. Il materiale veniva poi immesso in soggetti sani, che venivano volontariamente contagiati. Una volta debellato il virus, il loro sistema immunitario era in grado di combattere efficacemente anche le forme di vaiolo severa ed emorragica.Ā 

Secondo i dati del tempo, i metodi di assunzione erano decisamente per stomaci forti: le croste delle pustole venivano soffiate nelle cavitĆ  nasali attraverso un tubo, durante un cosiddetto ā€œgiorno fortunatoā€. In India i bambini venivano avvolti nei vestiti dei pazienti affetti da vaiolo, in Persia dei preparati di croste venivano fatti ingerire, in altri casi la pelle dei soggetti veniva incisa leggermente allo scopo di applicare il materiale infetto direttamente sulla ferita.

Ora del 1700 la variolizzazione si diffuse anche in India e nellā€™Impero Ottomano.

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La variolizzazione in Europa: Lady Mary Wortley Montagu

Nonostante due medici, Emmanuel Timoni e Jacopo Pilarino, avessero divulgato la variolizzazione, fu solo grazie allā€™intervento di una donna che questa pratica si diffuse e stabilƬ in Europa.

Lady Mary Wortley Montagu, moglie dellā€™ambasciatore britannico in Turchia, rese nota la variolizzazione documentando la procedura ed inviandola ai suoi conoscenti. Inoltre fece quanto necessario per attirare lā€™attenzione pubblica sul caso: permise che i suoi figli si sottoponessero a questa pratica, pubblicamente e sul suolo britannico, dimostrando la sua piena fiducia nella variolizzazione. CosƬ facendo sensibilizzĆ² la popolazione sul tema, arrivando a convincere la famiglia reale stessa. Grazie allā€™aumento di consapevolezza del popolo europeo, la mortalitĆ  del vaiolo scese dal 20-30% allo 0.5-2%.

Lā€™efficacia della variolizzazione era evidente, ma non priva di rischi. Seppur raramente, poteva accadere che i pazienti contraessero una forma della malattia piĆ¹ aggressiva e morissero. Talvolta questa procedura non aiutava a limitare i focolai di vaiolo: i soggetti variolizzati, poichĆ© non sottoposti ad isolamento, potevano contagiare chiunque si trovasse nelle loro vicinanze.

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Il primo vaccino contro il vaiolo

Benjamin Jesty, agricoltore inglese, ĆØ considerato ufficialmente il primo utilizzatore di un vaccino. Durante lā€™epidemia di vaiolo del 1774, Mr Jesty inoculĆ² ai membri della sua famiglia del materiale prelevato da pustole di vacche infette. CosƬ facendo, i suoi familiari vissero al sicuro dalla minaccia del vaiolo.

Era opinione comune tra gli agricoltori delle campagne inglesi che contrarre il vaiolo bovino facesse sviluppare la resistenza anche verso quello umano. Per questo motivo, probabilmente, Benjamin non fu lā€™unico ad utilizzare questo metodo in quegli anni.

Il 14 maggio del 1796, il Dr. Edward Jenner condusse la prima vaccinazione da un umano ad un altro umano. Questo evento decretĆ² la nascita del primo vaccino.

Si dice che una donna che contrasse il vaiolo bovino, in seguito non venne piĆ¹ contagiata dal virus. Jenner aveva notato che applicando la variolizzazione su soggetti che avevano precedentemente contratto il vaiolo bovino, questi non si ammalavano, mostrando una totale assenza di reazione immunologica.

Jenner pensĆ² dunque di prelevare una piccola parte di materiale infetto dalla pustola di una ragazza, e di iniettarla nel corpo di James Phipps, un bambino di 8 anni.

Il risultato ĆØ scritto nella storia: James contrasse la malattia, ne guarƬ, e successivamente sviluppĆ² lā€™immunitĆ  verso il vaiolo umano.

La storia dei vaccini, nel corso dei secoli, si ĆØ poi arricchita con nuove scoperte, ne riportiamo qui una cronologia sommaria.Ā 

 

Cronologia dei principali vaccini:

18Ā° secolo:

  • Vaiolo (1796)

19Ā° secolo:

  • Rabbia (1885)
  • Tifo (1896)
  • Colera (1896)
  • Peste (1897)

20Ā° secolo:

  • Difterite (1923)
  • Tetano (1926)
  • Pertosse (1926)
  • Tubercolosi (bacillo Calmetteā€“GuĆ©rin) (1927)
  • Febbre gialla (1935)
  • Influenza (1936)
  • Polio (1955)
  • Morbillo (1963)
  • Parotite (1967)
  • Antrace (1970)
  • Meningococco (1974)
  • Pneumococco (1977)
  • Epatite B (1981)
  • Encefalite (1981)
  • Tifo (Salmonella TY21a) (1989)
  • Varicella (1995)
  • Epatite A (1996)
  • Lyme OspA (1998)

21Ā° secolo:

  • Zoster (2006)
  • Papillomavirus umano ricombinante (2006)
  • Encefalite giapponese (2009)

 

La Redazione di Med4Care

 

Fonti: