La parotite, chiamata più comunemente orecchioni, è una malattia virale contagiosa che provoca un’infiammazione e una distensione delle ghiandole parotidi, che sono ghiandole salivari. Dall’infiammazione delle parotidi, che dà un rigonfiamento a livello dell’orecchio, deriva il nome popolare di “orecchioni”.
Un tempo era molto comune, considerata come tipica malattia infantile. Oggi, con l’attuazione della vaccinazione diffusa, l’incidenza della parotite nella popolazione è diminuita notevolmente, ma non è scomparsa (Hanna-Wakim et al., 2008).
Si tratta di una patologia con prognosi generalmente positiva: i bambini che ne sono colpiti guariscono quasi tutti completamente. In casi particolari può però divenire pericolosa, ad esempio in individui con immunodeficienza, e in rari casi la malattia può riacutizzarsi dopo circa due settimane e generare complicanze.
Epidemiologia: quanto è diffusa la parotite
La parotite colpisce le persone a livello globale ed è una malattia endemo-epidemica che si trasmette da persona a persona. La maggior parte dei casi si osserva a fine inverno e all’inizio della primavera, con picchi ogni cinque anni circa nelle zone non vaccinate.
Le infezioni si presentano soprattutto tra i 2 e i 9 anni di età. Circa un terzo delle infezioni da virus parotitico non si manifesta in forma clinicamente evidente, ma soltanto con una sintomatologia aspecifica a livello delle vie respiratorie. Le infezioni inapparenti sono più frequenti negli adulti che nei bambini.
Fa parte delle malattie infettive a notifica obbligatoria: il medico che tratta un caso di parotite deve inviare comunicazione al servizio di Igiene pubblica entro 48 ore (classe II).
Cause della parotite: il Rubulavirus
La causa della parotite è il Rubulavirus, un paramyxovirus a RNA a filamento singolo della famiglia dei Paramyxoviridae. Esiste un solo sierotipo noto del virus della parotite, il che rende improbabile lo spostamento antigenico. Questa stabilità genetica consente alla vaccinazione di conferire un’immunità di lunga durata.
La nucleoproteina, la fosfoproteina e la polimerasi insieme all’RNA genomico formano il ribonucleocapside. Un doppio strato lipidico derivato dall’ospite lo circonda, e al suo interno si trovano la neuraminidasi virale e le proteine di fusione che consentono il legame cellulare e l’ingresso del virus. Questi complessi di fusione sono i principali bersagli degli anticorpi neutralizzanti.
I fattori di rischio comprendono l’immunodeficienza, i viaggi internazionali e la mancanza di vaccinazioni (CDC, 2006).
Come avviene il contagio
L’agente responsabile della parotite si diffonde per via respiratoria, attraverso la saliva e le goccioline di Flügge — dal nome del batteriologo tedesco Carl Flügge, il primo a dimostrare che le goccioline respiratorie possono essere veicolo di infezione.
Il virus penetra nell’organismo attraverso il naso o la bocca. La replicazione primaria si verifica nell’epitelio della mucosa delle vie aeree superiori. Il virus rimane in incubazione per un periodo variabile da 7 a 21 giorni, ed è presente nella saliva fino a 7 giorni prima del gonfiore delle ghiandole salivari. Gli individui sono più contagiosi 1-2 giorni prima della comparsa dei sintomi.
Dalle cellule dei linfonodi, l’infezione migra e causa l’infiammazione sistemica delle ghiandole salivari, dei testicoli, delle ovaie, del pancreas, delle ghiandole mammarie e del sistema nervoso centrale. Il virus è presente anche nel sangue e nelle urine e, in alcuni casi, nel liquido cerebrospinale.
Essendo la parotite causata da un virus, la malattia può essere importata e trasmessa con facilità negli ambienti chiusi, come scuole, università e luoghi di lavoro.
Sintomi della parotite
La parotite generalmente insorge con i sintomi di un raffreddore leggermente febbrile — mal di testa, affaticamento, anoressia, malessere — presto seguito dal segno distintivo della malattia: il gonfiore e l’irrigidimento nella regione della ghiandola salivare parotide, davanti all’orecchio.
Il gonfiore ghiandolare raggiunge il picco verso il secondo giorno e dura da 5 a 7 giorni; aumenta rapidamente e si diffonde verso il collo e sotto la mascella, coinvolgendo le numerose ghiandole presenti, che risultano estremamente dolenti durante il periodo febbrile. La condizione è solitamente bilaterale, ma può essere unilaterale, soprattutto all’inizio.
Il dolore durante la masticazione o la deglutizione è tra i primi sintomi. Occasionalmente si gonfiano anche le ghiandole sottomandibolari e sublinguali e, più raramente, sono le uniche ghiandole colpite. Il coinvolgimento della ghiandola sottomandibolare provoca gonfiore del collo sotto la mascella.
Per un approfondimento completo sui sintomi, incluso il coinvolgimento della ghiandola sottomandibolare gonfia, rimandiamo all’articolo dedicato.
Complicanze della parotite
L’orchite è la complicanza più frequente negli adulti maschi: causa gonfiore doloroso e ingrossamento dei testicoli, più spesso bilaterale. L’atrofia testicolare si sviluppa in circa la metà delle persone colpite, ma la sterilità dopo l’infezione è abbastanza rara e si verifica in meno del 15% dei casi.
I pazienti con pancreatite possono presentare episodi di vomito frequente con rischio di disidratazione.
Raramente sono presenti manifestazioni neurologiche, che includono meningite, encefalite, mielite trasversa, sindrome di Guillain-Barré, atassia cerebellare, paralisi facciale e idrocefalo. Le complicanze neurologiche sono tipicamente autolimitate, con bassa incidenza di morbilità e mortalità (Hviid et al., 2008).
Diagnosi della parotite
La diagnosi della parotite deve essere tempestiva, perché la malattia è molto contagiosa. Durante un focolaio, la diagnosi è clinica nei casi di gonfiore parotideo all’esame obiettivo con una storia di esposizione all’anamnesi. Quando l’incidenza locale è bassa, altre cause di parotite richiedono un’indagine.
Nella mia pratica clinica, il segno che fa scattare il sospetto è il gonfiore parotideo bilaterale associato a febbre e dolore alla masticazione — soprattutto in un bambino non vaccinato o in un giovane adulto con vaccinazione incompleta.
Diagnosi di laboratorio
I test di laboratorio non sono normalmente necessari per confermare l’infezione, ma in casi dubbi è necessario escludere altre infezioni virali come HIV, influenza e parainfluenza. L’infezione da Staphylococcus aureus è una causa non rara di parotite suppurativa, e il rigonfiamento parotideo ricorrente di causa sconosciuta richiede un’indagine per calcoli duttali e neoplasie.
Le tecniche di conferma includono la reazione a catena della trascrittasi inversa-polimerasi (RT-PCR) e gli anticorpi IgM sierici. Alla presentazione iniziale si raccolgono in genere 2 campioni: un tampone buccale per RT-PCR e un campione di siero di fase acuta per IgM, IgG e RT-PCR sierica.
I campioni orali vanno ottenuti entro tre giorni dal gonfiore parotideo e non oltre 8 giorni dopo l’inizio dei sintomi per avere la massima sensibilità. La risposta IgM potrebbe non essere rilevabile fino a cinque giorni dopo la comparsa dei sintomi. La conferma di laboratorio in soggetti con precedente vaccinazione può essere problematica, poiché gli anticorpi IgM risultano negativi in un gran numero di pazienti vaccinati e la RT-PCR può dare falsi negativi (Glikmann et al., 1986).
Diagnosi differenziale
La diagnosi differenziale della parotite comprende: adenite, reazioni allergiche, reazioni ai farmaci, encefalite, mastoidite, morbillo, miocardite, orchite, infezione da HIV, meningite e rosolia.
Terapia: come si cura la parotite
La parotite è una malattia infettiva benigna che in genere si risolve da sola. Il trattamento non è eziologico — non agisce cioè sulla causa della malattia — ma interviene sui sintomi (terapia di sostegno).
In primo luogo, il paziente deve essere isolato fino alla scomparsa del gonfiore ghiandolare, applicando le precauzioni standard e da droplet.
Trattamento dei sintomi
Per lenire il malessere generale si consiglia la somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), tra cui paracetamolo e ibuprofene. Una dieta leggera e semiliquida aiuta a ridurre il dolore causato dalla masticazione.
Trattamento delle complicanze
I pazienti con orchite devono stare a riposo a letto; per ridurre la tensione testicolare si consiglia un supporto di cotone applicato con cerotti, e sono utili impacchi freddi (Trojian et al., 2009).
I pazienti con pancreatite e vomito frequente necessitano di idratazione endovenosa per evitare la disidratazione.
Prevenzione: il vaccino MPR
La prevenzione con la vaccinazione è la misura di controllo più pratica ed efficace. Il vaccino contro la parotite è un virus vivo attenuato, somministrato come parte del trivalente morbillo-parotite-rosolia (MPR o MMR).
Il vaccino viene somministrato in 2 dosi: la prima intorno ai 13-15 mesi, la seconda tra i 4 e i 6 anni, come previsto dal Calendario vaccinale del Ministero della Salute.
Per adolescenti e adulti mai vaccinati, si somministrano due dosi a distanza di almeno quattro settimane. L’immunità post-vaccinazione è di circa l’80% dopo la prima dose e il 90% dopo la seconda. Il vaccino non deve essere somministrato a donne in gravidanza, che devono attendere 4 settimane dopo la vaccinazione per iniziare una gravidanza.
Precauzioni per evitare il contagio
Il virus della parotite è altamente infettivo e trasmissibile attraverso goccioline respiratorie, saliva e fomiti domestici. Le precauzioni da adottare comprendono l’igiene delle mani (lavaggio con acqua e sapone per almeno 40-60 secondi o frizione con soluzione alcolica), l’uso di guanti e protezioni facciali durante le procedure a rischio, e il mantenimento di una distanza di almeno due metri dal paziente (precauzioni da droplet).
Domande frequenti sulla parotite
Un bambino vaccinato può prendere la parotite?
Sì, è possibile ma raro. Il vaccino MPR conferisce una protezione di circa il 90% dopo le due dosi, il che significa che una piccola percentuale di bambini vaccinati può comunque contrarre l’infezione, generalmente in forma più lieve. L’efficacia del vaccino può diminuire nel tempo, motivo per cui durante i focolai si osservano occasionalmente casi anche tra i vaccinati. La seconda dose di richiamo è fondamentale per mantenere l’immunità.
La parotite è pericolosa negli adulti?
Negli adulti la parotite è generalmente più severa che nei bambini. Il rischio principale per gli uomini è l’orchite, che si verifica nel 15-30% dei maschi adulti infetti e può portare ad atrofia testicolare. La sterilità completa resta comunque rara. Altre complicanze come pancreatite e meningite sono possibili ma infrequenti.
Come si trasmette la parotite? È molto contagiosa?
La parotite si trasmette per via aerea attraverso le goccioline respiratorie (goccioline di Flügge) e il contatto con saliva infetta. Il paziente è contagioso da circa 7 giorni prima a 8 giorni dopo la comparsa del gonfiore parotideo. Il picco di contagiosità si verifica 1-2 giorni prima dell’esordio dei sintomi, quando il paziente non sa ancora di essere infetto.
Quanto dura la parotite?
Il gonfiore parotideo dura tipicamente 5-7 giorni, con un picco al secondo giorno. Il decorso completo della malattia si risolve in genere in 10-14 giorni. Il periodo di isolamento va mantenuto fino alla scomparsa del gonfiore ghiandolare.

Fonti:
- Hviid A, Rubin S, Mühlemann K. Mumps. Lancet. 2008.
- Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Exposure to mumps during air travel. MMWR. 2006.
- Trojian TH, Lishnak TS, Heiman D. Epididymitis and orchitis: an overview. Am Fam Physician. 2009.
- Hanna-Wakim R, et al. Immune responses to mumps vaccine in adults who were vaccinated in childhood. J Infect Dis. 2008.
- Glikmann G, Pedersen M, Mordhorst CH. Detection of specific immunoglobulin M to mumps virus. J Clin Microbiol. 1986.









