CLOROCHINA: nuovi risultati su efficacia ed effetti collaterali

CLOROCHINA: nuovi risultati su efficacia ed effetti collaterali

Torniamo a parlare di clorochina, sulla quale abbiamo già pubblicato due articoli nelle scorse settimane: Clorochina e Efficacia della Clorochina nei pazienti con COVID-19.

In base a quanto emerso, i risultati ottenuti non si sono rivelati sufficienti per considerare questo farmaco una soluzione efficace per due motivi: il primo è indubbiamente la mancanza di un numero consistenti di dati, ad oggi non sufficienti statisticamente parlando; inoltre, l’associazione tra clorochina ad effetti collaterali importanti rende la questione molto complessa.

Nello studio di cui vi parliamo oggi (1) sono stati raccolti i dati di alcune ricerche effettuate in precedenza su questo farmaco, che sono poi stati rielaborati per mettere a punto un nuovo studio sull’uomo.

 

Le ricerche precedenti

Sono stati presi in considerazione tre studi, con un numero di persone coinvolte limitato.

Quanto emerge da questi studi è che:

  • Il trattamento per 5 giorni con idrossi-clorochina, un derivato della clorochina, ha portato ad una riduzione della condizione di malattia da SARS-COV-2. Lo si è capito analizzando le secrezioni respiratorie, che hanno rivelato una forte diminuzione della presenza del virus;
  • L’uso di idrossi-clorochina nelle cure riduce i tempi di guarigione;
  • La clorochina è efficace nell’impedire il peggioramento della polmonite, migliorando i risultati dei test polmonari.

Non sono emersi studi che confrontano diversi dosaggi di clorochina o idrossi-clorochina, e questo tipo di valutazioni deve essere assolutamente approfondita.

 

In una popolazione di pazienti più ampia si è scoperto che dosi elevate di clorochina, usate per 10 giorni, portano a livelli non trascurabili di tossicità. In particolare rallentano la frequenza cardiaca, sintomo non trascurabile e potenzialmente pericoloso. 

Le dimensioni limitate dei campioni di pazienti finora reclutati non consentono di mostrare reali benefici per quanto riguarda l’efficacia del trattamento, tuttavia la tendenza verso una mortalità più elevata associata a dosi più elevate di clorochina ha comportato un arresto di questo tipo di trattamenti.

 

Il nuovo studio

Quello di cui vi parliamo oggi è il primo studio clinico in doppio cieco. Inoltre, vengono considerati diversi dosaggi di clorochina, usati come trattamento per pazienti che versano in gravi condizioni a causa di COVID-19.

 

Cosa significa testare una sostanza in doppio cieco?

Significa che i pazienti sono all’oscuro di quale medicinale stanno assumendo, e lo stesso vale per il personale medico che deve raccogliere i dati a seguito della somministrazione.

Perché lo si fa?

Perché in questo modo si elimina alla base ogni possibile effetto placebo da parte dei pazienti che subiscono il trattamento; inoltre, il personale medico sarà portato ad analizzare senza essere influenzato da quanto sa, eliminando il rischio di rilevare in modo soggettivo alcuni sintomi avversi/miglioramenti.

Per via del fatto che i pazienti coinvolti presentavano una condizione severa della malattia, non è stato possibile avere un gruppo di controllo a cui somministrare un placebo. Per motivi etici, assieme alla clorochina è stato necessario usare anche il farmaco raccomandato a livello nazionale, che può interferire con la raccolta dei dati perché ha un proprio effetto farmacologico.

 

Per risolvere questo problema, sono stati usati tutti i dati ad oggi disponibili in modo da valutare nel modo più efficace possibile solo gli effetti della clorochina.

Il monitoraggio delle condizioni cliniche dei pazienti per comprendere gli effetti collaterali di questo farmaco è durato in tutto 28 giorni. 

 

Come è stato condotto l’esperimento

Sono state testate due formulazioni di clorochina, una più concentrata ed una meno concentrata, su un campione totale di 81 persone che hanno letto e firmato un consenso informato in cui erano elencati tutti i rischi possibili.

I pazienti selezionati sono stati divisi in due gruppi e sottoposti ai trattamenti con questi dosaggi:

  • Basso dosaggio: 450mg, una volta al giorno per 5 giorni per una quantità totale di 2,7g di clorochina somministrata;
  • Alto dosaggio: 600mg, due volte al giorno per 10 giorni per una quantità totale di 12g.

 

Risultati

Il trattamento con clorochina a dosi elevate ha riconfermato quanto già sospettato in precedenza: la frequenza cardiaca diventa più lenta, che costituisce un indice di rischio, e la mortalità registrata è stata più alta del 17% rispetto ai pazienti trattati con basse concentrazioni di clorochina. In corso d’opera, questo tipo di trattamento è stato sospeso per la pericolosità del farmaco, non pensato per utilizzo in dosi elevate.

 

La mortalità media, considerando la totalità dei trattamenti, è stata del 13,5%, molto simile alla media dei pazienti che versavano in condizioni severe ma non avevano subito il trattamento con clorochina.

 

Nonostante sia un farmaco sicuro ed usato per più di 70 anni per la malaria, la clorochina potrebbe essere tossica nei dosaggi raccomandati dalle autorità cinesi, che suggerivano un alto dosaggio. Questo studio denota controindicazioni di entità tale da sconsigliare un trattamento di questo tipo, per evitare ulteriori morti inutili.

 

In basse concentrazioni, oltre ad aiutare i pazienti a migliorare le proprie condizioni di salute, la clorochina potrebbe essere utilizzata per ridurre la carica virale nelle secrezioni respiratorie, consentendo una minore trasmissione del patogeno.
Tuttavia, sebbene altri studi abbiano fornito dati incoraggianti, i dati di questo nuovo studio non hanno fornito prove evidenti di tale effetto. 

Saranno necessari ulteriori studi per fare chiarezza sulla questione.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

Bibliografia:

 

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