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I letti per il Covid-19 in reparto e terapia intensiva sono sufficienti?

I letti per il Covid-19 in reparto e terapia intensiva sono sufficienti?

16 ottobre 2020, pomeriggio, reparto di medicina dell’ospedale X, Veneto

Vice-primario chiama la propria direzione ospedaliera. “Come sapete abbiamo 35 letti Covid-19 disponibili, occupati 28 stamattina. Durante la giornata ne stanno entrando altri 6, domani andremo a 34/35. Cosa dovrò fare nel weekend se ne entrano ancora?” Risposta: “Se dovesse accadere ci penseremo, non è un suo problema”.

17 ottobre 2020, pomeriggio, azienda ospedaliera Y, Milano

Oltre ai malati distribuiti in 17 ospedali HUB in tutta la Lombardia, partono i letti negli ospedali Spoke. “si predispongono 75 letti in ospedale periferico, distribuiti in 4 reparti di medicina”. Nessun accenno a quale rianimazione dovrà in caso accettare i pazienti critici. Quando ci saranno, ci penseremo.

 

Questi sono due episodi, che mi hanno coinvolto direttamente, che ho scelto di proporvi, tra le decine e decine di situazioni analoghe. Questo è il livello di preparazione delle strutture davanti ad un’emergenza annunciata sin da marzo, ma che di nuovo sorprende tutti. A quanto pare il Coronavirus che era stato giudicato clinicamente morto è clinicamente risorto.

Stupefacente? Niente affatto.

Parte così il weekend più nero da quando è iniziato il Covid-19. Non perchè i numeri siano ancora drammatici, ma perchè tocchiamo con mano che la storia non ci ha insegnato niente. La altre pandemie nella storia hanno sempre avuto due ondate, una prima, inattesa e potente, seguita da una seconda ondata, nuovamente inattesa, e più devastante. La storia si ripete e l’uomo non impara mai. Avevamo i sei mesi estivi per prepararci all’ovvio e cosa è stato fatto?

 

La preparazione alla seconda ondata durante i mesi estivi

La preparazione alla seconda ondata doveva avvenire durante i mesi estivi, rafforzando le strutture in termini di posti letto e di preparazione del personale sanitario in grado di affrontare la futura nuova emergenza autunnale. Vediamo cosa si è fatto.

Nuovi posti letto

NUOVI POSTI LETTO IN TERAPIA INTENSIVA Leggo sui giornali, come tutti, che i posti letto di terapia intensiva sono aumentati da circa 4000 a 6000. Io che lavoro su una dozzina di ospedali in Veneto e in Lombardia, questo aumento non l’ho visto. Per preparare dei posti letto STABILI, occorrono strutture dedicate, mica un locale qualsiasi. Occorrono le prese a muro per l’ossigeno e i gas medicali, le bocchette per la dialisi e molti altri dispositivi complessi. Neanche i colleghi sanno riferire di aumento reale di posti letto. Forse soltanto sulla carta.

NUOVI POSTI LETTO NEI REPARTI Quanto all’aumento dei posti letto nei reparti, forse qualcuno sarà anche aumentato. Ma il problema non sono i letti fisici e gli ambienti, quanto il personale.

Reclutamento di nuovo personale

Abbiamo già visto quanto sia fondamentale il problema del personale nei reparti critici: la carenza di personale in genere, e di personale preparato ad affrontare l’emergenza, è stato il fattore che ha determinato la mortalità nella prima ondata di Covid-19.

Il reclutamento di nuovo personale sostanzialmente non era fattibile. Tutta la forza lavoro in sanità è al momento impiegata. Coloro che escono dalle scuole di formazione vanno a colmare i vuoti lasciati da chi va in pensione. Molti medici non hanno una specializzazione e attendono i concorsi per entrare a fare la formazione. Ma il lavoro per ciascuno di loro non manca comunue. Quest’anno sono stati più che raddoppiati gli anestesisti in formazione, che impiegano 5 anni per essere pronti. Nel 2024 vedremo le prime forze aggiuntive all’opera.

Sarebbe stato possibile istruire una quota di personale a lavorare in terapia intensiva per il futuro. Ma neanche questo è stato fatto: da una parte il personale è già impiegato in altre attività lavorative, dall’altra la formazione costa sia tempo che denaro e si tratta di ore sottratte all’assistenza dei malati, oppure pagate in modo aggiuntivo.

I turni fatti durante il periodo Covid-19 spesso non sono stati ancora pagati.

Se teniamo conto che in molte situazioni i turni svolti durante l’emergenza tra marzo e maggio non sono stati ancora pagati, capiamo meglio il morale del personale che molto probabilmente non sarà disposto, come invece in primavera, a fare turni aggiuntivi nuovamente non pagati per fronteggiare l’emergenza.

Riposo del personale

In aggiunta il personale spesso non ha goduto le proprie ferie, per lo meno in toto, perchè in estate c’è stato un super-lavoro per recuperare tutta la quantità di interventi chirurgici posticipati durante la prima ondata.

 

L’obiettivo dell’estate: il ripristino degli ospedali ai livelli pre-Covid-19

L’obiettivo delle direzioni ospedaliere, infatti, durante l’estate, non è stato quello di prepararsi alla seconda ondata, quanto piuttosto ripristinare l’efficienza degli ospedali riportandola ai livelli pre-covid-19 in termini di interventi chirugici svolti, per recuperare il terreno perduto.

La percezione generale era quella di euforia per la fine della pandemia, che del resto era stata particolarmente enfatizzata in modo imprudente anche da medici molto in vista.

Oltre a quanto accaduto negli ospedali, di sicuro si sommano ragioni politiche e responsabilità che attualmente le autorità si stanno rimpallando (1).

 

Qual è dunque la situazione dei posti letto nei reparti e nelle terapie intensive Covid-19?

Ecco spiegate le ragioni per cui i posti letto in terapia intensiva e nelle corsie non sono aumentati in previsione della prossima ondata di contagi, ma sono sostanzialmente gli stessi che prima dell’esordio della pandemia. Ci sono soltanto un po’ di ventilatori in più e la medesima resistenza di allora, da parte delle strutture sanitarie, di riservare i posti letto al Covid-19.

 

Come mai gli ospedali tendono a non creare posti letto Covid-19?

Negli ambienti di lavoro ospedalieri serpeggia un brutto pensiero che spero non sia vero. Come sappiamo gli ospedali ricevono il rimborso della loro attività da parte delle Regioni sulla base della loro produttività, in termini di ricoveri, interventi chirurgici eseguiti, etc. Per esempio l’ospedale prende 6000 euro per una colecistectomia, 8000 euro per una protesi di spalla e così via.

Quanto prende un ospedale per curare un malato di Coronavirus? Non è ancora definito. E probabilmente verrà rimborsato meno di quanto verrà speso per trattarlo. Quindi è un’attività in potenziale perdita e non porta denaro alle casse degli ospedali che come sappiamo sono ufficialmente aziende: la quantità di denaro rimborsato per ciascun paziente Covid-19, il famoso DRG, non è stato ancora fissato.

Quindi la strategia degli ospedali Covid-19 e ospedali Covid-free, che avevamo raccontato durante la prima ondata, è naufragata davanti alle mancate decisioni: nel mentre che si decide quanto costa un malato Covid, ognuno si tiene i suoi… Ma questa è un’altra storia.

 

Fonti e note

  1. polemiche tra il governo centrale e le regioni sulle responsabilità dei ritardi nella preparazione alla seconda ondata

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

Per approfondire:

 

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Alessandro Usuelli

    vorrei sapere se corrisponde a verità che gli ospedali ricevono una cifra sotanzialmente maggiore per un paziente defunto per covid rispetto a un’altra patologia, 800 euro contro 200 circa. grazie

    1. Non ricevono un compenso per un paziente defunto per covid, ma ricoverato per covid per ogni giorno di ricovero. Non è comunque facile stimare quale sia il costo reale dei malati covid, tenuto conto che ci sono sia quelli ricoverati in corsia sia quelli in rianimazione. Calcoliamo che in media un paziente in corsia costa attorno ai 500-800 euro al giorno, mentre un paziente in rianimazione costa 1500-3000 euro al giorno, in base al consumo di risorse. Il rimborso è un’altra cosa rispetto al costo.

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