Coronavirus: dov’è il paziente zero?

Coronavirus: dov’è il paziente zero?

In questi giorni tutti si chiedono: dov’è il paziente zero del Coronavirus? Cerchiamo di capire quale sia il senso della domanda e abbozzare una risposta.

 

Cosa succede quando si manifesta una nuova malattia

Quando si manifesta una nuova malattia, specialmente virale, è perché un virus si modifica e acquista delle caratteristiche nuove, che gli consentono di infettare una nuova specie. Nel nostro caso è stata trovata una importante somiglianza tra il Coronavirus-SARS-CoV-2 e il Coronavirus dei pipistrelli.

 

coronavirus-SARS-CoV-2-pipistrello

 

 

È verosimile che il virus in un ambiente favorevole abbia compiuto una mutazione che gli abbia consentito di fare un salto di specie e diventare in grado di infettare l’essere umano. A quel punto il primo individuo che viene infettato viene chiamato il paziente zero.

 

Chi è il paziente zero

Il paziente zero è quella persona che, dopo essere stato infettato da un nuovo patogeno, ha iniziato la diffusione del virus in una determinata comunità. Durante un’epidemia creata da un nuovo virus è in genere la prima persona che viene ricoverata per quella nuova malattia e manifesta sintomi particolari che destano sospetto.  A questo punto vengono incominciate delle ricerche per capire di che cosa si tratti. Una volta identificato il paziente si cerca di stabilire a ritroso quali siano stati tutti i suoi movimenti e i suoi contatti dal momento dell’infezione al momento della messa in isolamento.

 

Per quale motivo è importante capire chi sia il paziente zero

 

Solo così è possibile ricostruire tutti i passaggi che il virus ha fatto all’inizio, capire come si è diffuso, quali sono le principali vie di infezione e quali forme di prevenzione ipotizzare. Tutte le informazioni raccolte contribuiscono a ricostruire informazioni riguardo ai comportamenti del nuovo patogeno e alle sue caratteristiche di diffusione. Ciò consente anche di ottenere informazioni per poter immediatamente correre ai ripari e pianificare le azioni di contenimento dell’epidemia.

Sottolineiamo che trovare il paziente zero non serve a livello clinico, cioè a curare meglio le persone, per capire per esempio quali farmaci sono più adatti o come iniziare progettare un vaccino, ma piuttosto per frenare l’evoluzione dell’epidemia in attesa che sia sviluppata la cura.

 

Come mai non si riesce a trovare?

Quando è iniziata l’epidemia di Coronavirus in Italia, al primo caso segnalato, immediatamente gli esperti si sono messi a ricostruire i movimenti di quella persona, identificata subito come paziente-zero. Tuttavia la comparsa di nuovi focolai che non avevano alcuna relazione con il primo paziente identificato ha fatto sfumare l’ipotesi che fosse lui all’origine di tutti i casi segnalati successivamente.

Nella frenetica ricerca del paziente zero si è cominciato ad indagare, con i test rapidi basati sui tamponi, tutti i contatti dei soggetti infetti. Via via il quadro si è fatto sempre più nebuloso, perché la ricerca arrivava sempre a vicoli ciechi e ritrovare il paziente zero appariva sempre più arduo.

La presenza del virus nei soggetti è necessaria per essere positivi al sistema di test che utilizziamo come screening per identificare le persone infette. Siccome la presenza del virus nei soggetti ha un tempo limitato, è stata una vera corsa contro il tempo.

Dato che è trascorso ormai troppo tempo è molto probabile che non solo il paziente zero, ma molti dei suoi contatti iniziali nel frattempo siano guariti dalla malattia e quindi non possano più essere identificati con lo screening.

 

Potrebbero esserci vari pazienti zero?

paziente-zero

 

Allora viene da chiedersi: siamo proprio sicuri che il paziente zero sia stato uno soltanto? Potrebbe anche essere che molte persone siano rientrate dall’Asia e fossero nelle condizioni tali da diffondere l’infezione anche se asintomatici (e quindi hanno superato i controlli)?

Per capire meglio questo fenomeno dobbiamo fare riferimento alla storia riproduttiva del virus negli individui. È stato descritto come in molti casi vi sia infezione di un individuo da parte del virus nonostante la persona sia asintomatica.

 

In effetti è una delle spiegazioni possibili ed è la mia personale convinzione.

Se non si trovano collegamenti tra i foci di infezione è una ipotesi possibile. Più di una persona infetta quindi, proveniente probabilmente dall’Asia, potrebbe essere entrata nel nostro paese, magari anche asintomatica ed inconsapevole, ed ha dato vita al focolaio infettivo.

In effetti i controlli, effettuati con il sistema della misurazione della temperatura, potrebbero non essere stati efficaci nell’ostacolare la diffusione strisciante dell’epidemia.

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Quella dei molteplici pazienti zero è una delle interpretazioni possibili delle prime fasi dell’epidemia in Italia.

 

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

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