Coronavirus: cominciamo ad unire i puntini

Coronavirus: cominciamo ad unire i puntini

Come tutti sappiamo quel filo sottile tra allarmismo e negazione riguardo alla recente epidemia di Coronavirus ci porta a vedere titoli delle testate come questa:

 

 

Leggendo queste notizie apparentemente contraddittorie, come ci si può orientare nell’interpretazione?

Sono tutti dati in direzioni opposte o è davvero possibile che tutte queste situazioni siano legate da un unico filo conduttore interpretativo? Cerchiamo di comprenderlo insieme.

 

Riepiloghiamo i fatti 

Certamente la situazione è incredibilmente fluida.

I dati in possesso della comunità scientifica anche solo qualche giorno fa (2% per cento di mortalità, 10% di pazienti critici, Ro di 3 – dati della Cina) indicavano una direzione di massima allerta perché dai numeri si evinceva la possibilità di una enorme quantità di pazienti critici in arrivo a breve negli ospedali.

Tale linea interpretativa giustificava la reazione massiccia dell’Italia all’epidemia, lodata e approvata in toto delle istituzioni mondiali ed europee, ed accompagnata da inevitabili polemiche perché da alcuni giudicata coraggiosa, da altri addirittura tardiva. Reazione volta a ripetere, anche in Italia, l’unica forma di controllo del contagio apparentemente ed attualmente efficace: quella dell’isolamento massivo a tutti i costi!

Era proprio in questa direzione che l’analisi dei dati pervenuti sino ad allora ci aveva suggerito di spiegare con l’analisi dei numeri quali fossero le ragioni che spingevano l’Esecutivo ed il Paese tutto a scelte drastiche e difficili: niente panico, ma riduzione significativa dei contatti interpersonali.

 

 

Cosa sta cambiando ora?

 

I nuovi dati

Ci sono nuovi dati in arrivo, che ci danno ulteriori indicazioni apparentemente contraddittorie:

  • la situazione in Cina, con le misure drastiche di contenimento, sembra aver dato frutto e aver ridotto la diffusione dell’epidemia.
  • La situazione di infezione nel resto del mondo in netto peggioramento, con l’aumento dei casi rilevati in tutto il mondo, tanto da spingere l’OMS a dichiarare che ci dovremmo preparare ad una pandemia (anche se non l’ha ancora dichiarata per non gettare tutti nel panico).
  • La recente seria epidemia di “influenza” in Germania. Siamo proprio sicuri che non sia banale influenza ma già infezione diffusa da Coronavirus? (1), dato che la Germania è uno dei paesi ad aver fatto meno test per il Coronavirus in assoluto?
  • La possibilità che il test dia falsi positivi, che ha indotto Ricciardi, consulente del Ministro della Sanità, a suggerire che i tamponi non siano fatti a chiunque, ma soltanto a casi selezionati, ovvero solo “su soggetti sintomatici in presenza di due caratteristiche: il contatto con malati di Covid-19 accertati e la provenienza da zone di focolai” (2).
  • La possibilità che il numero di positivi al test sia elevatissimo, come stiamo osservando in queste ultime ore. Questo indurrebbe ad un sospiro di sollievo, perché porterebbe ad una riduzione delle stime della gravità (critici) e della letalità (decessi). Ma sono tutti reali infetti o semplicemente positivi al test, cioè dei falsi positivi, come sostiene Ricciardi?
  • Il riscontro che per la maggior parte i soggetti critici sono soggetti già a rischio per la presenza di altre malattie concomitanti.

Osservazioni

Purtroppo quando ci si trova di fronte ad una epidemia di un virus veloce ed ignoto il limite tra l’allarmismo e il diniego è a volte così sottile da obbligarci a rivedere, momento per momento e seguendo l’andamento dei fatti, i dati stessi e di conseguenza le previsioni. Ecco perché quello che era altamente preoccupante, sulla base dei dati di allora, potrebbe anche rivelarsi meno drammatico, cosa che tutti ci auguriamo, dal momento in cui i dati fossero differenti. Qualora la base di infetti da Coronavirus fosse molto alta si ridurrebbero considerevolmente le stime sulla gravità e letalità e questo ci porterebbe a tirare un sospiro di sollievo, a derubricare il fenomeno da “allerta massima” a “problematica consistente”, in grado potenzialmente di portare il nostro sistema sanitario in grave difficoltà.

 

Le attuali certezze

Le poche certezze che siamo in grado di stabilire ora sono le seguenti:

  • Il virus è molto infettivo, come o più della influenza.
  • Il virus è molto difficile da contenere, anche con misure drastiche.
  • Non è ancora chiara la gravità (n° di pazienti critici) e la letalità (n° di morti). Come riuscirci? Solo facendo esami di secondo livello, di natura anticorpale, ad un campione di popolazione, dopo che la infezione sia stata già diffusa, sarebbe possibile arrivare ad una stima precisa.

Ci rimangono ancora tanti dubbi che solo nei prossimi giorni riusciremo a dipanare, tra questi ne elenchiamo alcuni:

  • Quindi sono di più gli infetti di quanti sono stati finora rilevati? (situazione ottimale)
  • Ci sono anche tanti falsi positivi al campione? (situazione peggiorativa – significa che gravità e letalità sono maggiori)

 

Un’ulteriore osservazione riguardante i dati certi in nostro possesso finora negli stati dove i numeri sono abbastanza ampi da poter fare delle valutazioni: in quasi tutti gli stati la somma di pazienti critici e pazienti deceduti è di circa l’8-9% sul totale degli infettati. Questo dato, qualora fosse confermato, ovvero gli infetti rilevati fossero sostanzialmente quelli reali, sarebbe ancora seriamente preoccupante, in linea con la situazione di massima allerta di qualche giorno fa.

Eppure vi è una unica eccezione: la Corea, dove ci si augura che la bassa letalità del virus sia ascrivibile ad una grande solerzia nella ricerca di tutti gli infetti.

https://www.worldometers.info/coronavirus/ 27.2.2020 ore 16.00

 

Conclusione provvisoria

La situazione è ancora fluida. Tuttavia l’attenzione deve restare ancora massima. Nel frattempo speriamo davvero che i dati ci stiano ingannando e che la quantità di infetti superi di gran lunga quelli rilevati. Sarebbe la fine di un incubo.

IL NOSTRO MODELLO MATEMATICO PREVEDE LA QUANTITA DI POSTI LETTO NECESSARI NEL TEMPO:

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

Fonti:

  • (1) http://www.meteoweb.eu/2020/02/coronavirus-influenza-germania-morti-contagi/1394690/amp/
  • (2) https://www.agi.it/cronaca/news/2020-02-27/coronavirus-ricciardi-tamponi-asintomatici-7236868/

 

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Questo articolo ha 6 commenti.

  1. Davide Rosa

    Buongiorno..ho letto attentamente l’articolo w ni sembra che tragga delle conclusioni assolutamente logiche. Da un paio di giorni pero c’e’ una domanda alla quale non so rispondere, anche perche non sono un virologo. In Giappone un uomo dichiarato guarito e stato reinfettato dopo qualche tempo, devo pensare quindi che l’aver contratto il virus e aver sviluppato i relativi anticorpi non renda poi immuni ad un contagio successivo? Se si che senso avrebbe quindi sviluppare un vaccino con un se poi la risposta immunitaria non e tale da garantire un elevato grado di protezione verso possibili reingezioni? Grazie

    1. Neanche io sono un virologo ma un anestesista, quindi un medico dell’emergenza, abituato a gestire situazioni critiche. Non ho letto il caso in questione, occorrerebbero dati molto più precisi: innanzitutto c’è la possibilità che la diagnosi di guarigione fosse imprecisa anche per eventuali dati di laboratorio errati (falsi negativi, etc). Il vaccino rimane comunque un modo per ridurre l’eventuale virulenza. Anche da noi con l’influenza molte persone vaccinate vengono comunque infettate, ma sviluppano una forma molto lieve e quindi si riduce l’impatto sulla popolazione.

    2. Sonia

      O, magari, ci sono semplicemente più tipi di Virus… che stanno colpendo.. tutti assieme. Sempre di Coronavirus, dico, ma leggermente diversi. Uno più grave, uno meno, etc.

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