Il dolore pelvico cronico (DPC)

Il dolore pelvico cronico (DPC)

Il dolore pelvico cronico (DPC) o dolore perineale persistente

Di cosa si tratta?

Il dolore pelvico cronico, detto anche dolore perineale persistente, è una problematica principalmente femminile, si stima infatti che una donna su quattro tra i 18 ed i 50 anni ne sia affetta.

Si definisce come un dolore continuo o ricorrente, che persiste per un periodo superiore ai 6 mesi, paragonabile a seconda dei casi ad un fuoco che brucia dentro, una puntura di spilli, una coltellata, un martello battente e/o la presenza di un corpo estraneo. Ha un impatto estremamente negativo sulla qualità della vita, sulla sfera cognitiva, comportamentale, sessuale ed emotiva.

 

La sede del dolore: il pavimento pelvico

Il dolore si diffonde nella zona pelvica e può essere associato ad altri sintomi ginecologici, urinari, gastrointestinali, muscolari e nervosi senza riscontro oggettivo di infezioni o di altre patologie.

Che cos’è la zona pelvica e la sua evoluzione nell’uomo

La zona pelvica è quell’insieme di muscoli e legamenti che chiudono la parte inferiore della cavità addominale. Essi costituiscono una sorta di unico diaframma orizzontale che chiude la cavità addominale nella parte bassa e ne costituisce la parete inferiore.

La zona pelvica si può infiammare con facilità. Dobbiamo tenere conto della sua particolare posizione per capire come mai questo accade. Nella maggior parte degli animali la zona pelvica si trova in posizione verticale, perché l’animale sta a quattro zampe. Così la maggior parte del peso della cavità addominale viene sostenuto dai muscoli addominali.

Quando, durante l’evoluzione, l’uomo ha raggiunto invece la stazione eretta, ha modificato la sua posizione e la zona pelvica si è trovata in basso, a sostenere il peso dell’addome. Ma la muscolatura della zona pelvica, a livello evoluzionistico, non era prevista per sostenere tutto il peso dell’addome contro la forza di gravità, per cui non è generalmente così sviluppata.

Così, nel raggiungere la posizione eretta, il pavimento pelvico ha dovuto invece, per forza di gravità, sostenere tutti gli organi sovrastanti e nel mentre continuare a garantire il passaggio di tre vie importanti: quella gastroenterica, urinaria e genitale.

Ora capiamo meglio come mai l’essere umano, e la donna in particolare, durante la sua vita tende ad avere problemi alla muscolatura del pavimento pelvico. Nel tempo questi muscoli, se non sufficientemente allenati, tendono a perdere tono e a non riescono più a contenere bene le strutture che li attraversano e che essi devono sostenere. Ecco spiegato il motivo di diversi problemi che insorgono nel pavimento pelvico con l’età, come il prolasso vaginale, il prolasso rettale, etc.

Quindi tutte quelle condizioni patologiche che interessano i muscoli del pavimento pelvico o la via gastroenterica, quella urinaria o genitale, tendono ad infiammare tutto il pavimento pelvico in generale, sostenendo il dolore pelvico cronico.

 

Cause del dolore pelvico cronico:

Ecco qui una serie di malattie dovute all’irritazione o all’infiammazione delle strutture pelviche:

  • sindrome dolorosa vescicale o cistite interstiziale
  • sindrome del colon irritabile
  • vulvodinia
  • atrofia vulvo vaginale
  • fibromialgia
  • endometriosi
  • varicocele pelvico
  • neuropatia del pudendo
  • lichen sclerosus

 

Anche il parto può essere una delle cause di dolore cronico pelvico, quando la donna sia stata esposta ad un trauma meccanico durante il travaglio o il parto. Spesso le strutture durante il parto si dilatano e le articolazioni del bacino si possono disassare, procurando delle tensioni anomale nella muscolatura che infine generano dolore.

 

Cosa hanno in comune le patologie del dolore pelvico cronico (DPC)?

Le patologie del dolore pelvico cronico hanno in comune l’ipertono muscolare, ovvero i muscoli diventano rigidi e si accorciano, comprimono i rami nervosi e continuano a mandare stimoli dolorosi al cervello.

 

Come possiamo curarlo?

Il dolore pelvico cronico viene curato in due modi. Da un lato agendo sul sintomo dolore, dall’altro sulla causa che lo sostiene.

Riduzione della percezione dolorosa

Si basa sulla teoria del cancello di Melzak e Wall. Immaginiamo che ci sia una “porta di ingresso”, un cancello appunto, che permette l’accesso ad uno stimolo nervoso alla volta nel nostro cervello. Se in aggiunta allo stimolo doloroso che è presente inviamo stimoli tattici e/o termici riusciremo a limitare il passaggio di quelli dolorosi. Basta chiedere alle nostre nonne quanto sia utile una borsa di acqua calda o l’uso del vecchio noto rimedio del “massaggino” sopra un arto dolente di un bambino.

Ecco che l’utilizzo di sistemi di percezione fisica, come la borsa dell’acqua calda o il massaggio possono essere molto utili in acuto per ridurre la percezione dolorosa.

Terapia della causa scatenante

Successivamente occorre affidarsi ad un approccio multidisciplinare e multi professionale (ostetrica, ginecologo, urologo, proctologo, fisiatra, osteopata, radiologo, psicologo). Il tutto per orientare ad una diagnosi precisa dell’origine dei disturbi. A questo punto sarà possibile orientare l’approccio terapeutico, che dipende dalle cause scatenanti.

Le strategie in uso comprendono la riabilitazione e rieducazione del pavimento pelvico, terapia farmacologica, integratori e fitoterapia, ripristino del microbioma intestinale e vaginale, osteopatia, tens, radiofrequenza, elettropolazione, intervento chirurgico e, non per ultima, la volontà di raggiungere di uno stato di benessere.

 

Dott.ssa Serena Ippoliti, Ostetrica

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Fonti:

  • D. Engeler (Chair), A.P. Baranowski, B. Berghmans, J. Borovicka, A.M. Cottrell, P. Dinis-Oliveira, S. Elneil, J. Hughes, E.J. Messelink (Vice-chair), A.C. de C Williams. EAU Guidelines: Chronic Pelvic Pain

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