Cos’è l’interleuchina 1
L’interleuchina 1 (IL-1) è una citochina — una molecola di segnalazione del sistema immunitario — che svolge un ruolo centrale nell’avvio della risposta infiammatoria. Non si tratta di una singola molecola ma di una famiglia di molecole, composta da tre componenti principali con funzioni distinte.
L’IL-1α (alfa) è la forma costitutiva: risiede all’interno delle cellule e viene rilasciata quando queste vengono danneggiate, funzionando come segnale di allarme immediato. L’IL-1β (beta) è la forma circolante principale, prodotta dai macrofagi attivati, ed è responsabile della maggior parte degli effetti sistemici associati all’infiammazione. L’IL-1Ra è invece l’antagonista naturale del recettore: si lega agli stessi recettori di IL-1α e IL-1β senza attivarli, modulando la risposta infiammatoria. Su questo antagonista naturale è basato il farmaco anakinra.
L’interleuchina 1 appartiene alla stessa famiglia di molecole dell’interleuchina 6, con cui condivide molti bersagli biologici ma con ruoli temporali e funzionali distinti — un aspetto che approfondiremo più avanti.
Come funziona: l’inflammasoma e la febbre

Il meccanismo di attivazione dell’IL-1β è uno dei più studiati in immunologia degli ultimi vent’anni. Il protagonista è l’inflammasoma NLRP3, un complesso proteico intracellulare presente nei macrofagi e in altre cellule immunitarie. Quando l’organismo rileva un segnale di pericolo — un batterio, un cristallo di urato, una tossina, una cellula morta — l’inflammasoma NLRP3 si assembla e attiva la caspasi-1, un enzima che taglia il precursore inattivo della IL-1β (pro-IL-1β) nella forma attiva e la rilascia in circolo.
Una volta in circolo, IL-1β raggiunge l’ipotalamo e induce la produzione di prostaglandine, innalzando la soglia termica del corpo: è così che nasce la febbre. Questo accade perché la febbre non è un malfunzionamento dell’organismo, ma una risposta adattiva precisa: temperature più elevate rallentano la replicazione batterica e accelerano l’attività delle cellule immunitarie.
IL-1β agisce anche sul fegato, stimolando la produzione delle proteine di fase acuta, tra cui la proteina C reattiva (PCR), e attivando i linfociti T e B. Il motivo è che l’infiammazione locale non basta: l’organismo deve mobilitare una risposta sistemica coordinata. Nelle articolazioni, IL-1β stimola i sinoviociti a produrre enzimi che degradano la cartilagine e il tessuto osseo — il meccanismo che sta alla base del danno articolare nelle artriti croniche.
Valori normali e quando si misura
I valori normali di IL-1β nel siero sono generalmente inferiori a 5 pg/mL, ma il range di riferimento varia a seconda del laboratorio e della metodica utilizzata. A differenza della PCR — Proteina C reattiva, che è un esame di routine prescrivibile in qualsiasi contesto infiammatorio, il dosaggio dell’IL-1 è un esame specialistico.
Nella mia pratica clinica, il dosaggio dell’interleuchina 1 non è un esame di routine — si prescrive in contesti specifici, quando il quadro clinico suggerisce un’infiammazione che non si spiega con i marcatori standard come la PCR o la VES. La maggior parte dei pazienti non ne avrà mai bisogno.
Le situazioni in cui il dosaggio di IL-1 ha senso clinico includono il sospetto di sindromi autoinfiammatorie rare, il monitoraggio della risposta ai farmaci anti-IL-1, e la valutazione di tempeste citochiniche in contesti intensivistici. Per valutare l’infiammazione nel paziente comune, PCR e VES rimangono i marcatori di primo livello.
Cause di interleuchina 1 alta
Infezioni
Le infezioni gravi sono tra le cause più frequenti di IL-1 elevata. Nella sepsi, nella polmonite batterica grave e nella meningite, i macrofagi vengono attivati massivamente dai prodotti batterici — lipopolisaccaridi, peptidoglicani — che stimolano direttamente l’inflammasoma NLRP3. Il risultato è un rilascio massiccio di IL-1β che contribuisce alla febbre alta, alla vasodilatazione e alla risposta di fase acuta. In questi contesti, l’IL-1 elevata non è la causa della malattia ma la spia di un’infezione che il sistema immunitario sta combattendo attivamente.
Malattie autoimmuni e autoinfiammatorie
L’artrite reumatoide è una delle condizioni in cui IL-1β contribuisce in modo diretto al danno tissutale. Nelle articolazioni infiammate, IL-1β stimola i sinoviociti a produrre metalloproteinasi che degradano la cartilagine, accelerando la progressione del danno articolare. Gli esami di laboratorio per l’artrite reumatoide possono includere il dosaggio di citochine nei casi più complessi.
La gotta è un caso paradigmatico del ruolo dell’inflammasoma: i cristalli di urato monosodico che si depositano nelle articolazioni vengono riconosciuti dall’inflammasoma NLRP3 come segnale di pericolo, scatenando un’attivazione massiva di IL-1β. È questo il meccanismo che spiega il dolore acutissimo e l’infiammazione intensa della crisi gottosa acuta.
Le sindromi autoinfiammatorie rare — febbre mediterranea familiare (FMF), sindromi periodiche associate a criopirina (CAPS), malattia di Still dell’adulto — sono caratterizzate da una disfunzione costitutiva dell’inflammasoma che porta a un’attivazione cronica o ricorrente di IL-1β senza un agente scatenante infettivo identificabile. Sono condizioni rare ma importanti, perché rispondono in modo spettacolare ai farmaci anti-IL-1.
Malattie cardiovascolari
Il ruolo di IL-1β nell’aterosclerosi è stato al centro di uno degli studi clinici più importanti dell’ultimo decennio. L’ipotesi era che l’infiammazione — non solo il colesterolo — fosse un driver indipendente degli eventi cardiovascolari. Uno studio su oltre 10.000 pazienti con infarto miocardico pregresso ha testato questa ipotesi bloccando selettivamente IL-1β con un anticorpo monoclonale, dimostrando una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori indipendentemente dalla riduzione del colesterolo. Il risultato ha aperto una nuova frontiera nella prevenzione cardiovascolare e ha confermato che IL-1β non è solo una molecola dell’infiammazione acuta, ma un attore cronico nella progressione della malattia coronarica.
Altre cause
Il diabete di tipo 2 presenta livelli elevati di IL-1β a livello pancreatico: i depositi di amiloide nelle isole di Langerhans attivano l’inflammasoma, e il rilascio di IL-1β contribuisce alla disfunzione e alla distruzione progressiva delle cellule beta. In particolare tumori ematologici e carcinomi solidi in fase avanzata producono IL-1 o inducono la sua produzione da parte delle cellule immunitarie del microambiente tumorale, contribuendo alla cachessia neoplastica e alla febbre paraneoplastica.
Differenza tra interleuchina 1 e interleuchina 6
Un modo che uso per spiegare ai pazienti la differenza: l’interleuchina 1 è il segnale che fa partire l’allarme antincendio, l’interleuchina 6 è la squadra dei vigili del fuoco che arriva dopo. Entrambe servono, ma intervengono in momenti diversi della risposta infiammatoria.
IL-1 agisce precocemente, a livello locale, innescando la risposta immediata: febbre, attivazione macrofagica, primo segnale alle cellule adattive. IL-6 viene prodotta successivamente, in parte proprio su stimolo di IL-1, e amplifica la risposta a livello sistemico: stimola massivamente il fegato a produrre PCR e fibrinogeno, attiva i linfociti B e induce la produzione di anticorpi. Le due citochine lavorano in cascata: bloccare IL-1 riduce anche la produzione di IL-6, mentre bloccare IL-6, come fa il tocilizumab, non interrompe l’attivazione a monte di IL-1.
Terapie anti-IL-1: quando servono
I farmaci che bloccano l’asse IL-1 rappresentano uno degli esempi più eleganti di terapia biologica mirata. Non sono farmaci da automedicazione: si usano in condizioni specifiche, prescritti e monitorati dallo specialista.
L’anakinra (Kineret) è un analogo ricombinante dell’IL-1Ra naturale: si lega al recettore di IL-1 bloccando sia IL-1α che IL-1β. È approvato per l’artrite reumatoide, le sindromi autoinfiammatorie e la gotta cronica. Durante la pandemia di COVID-19 è stato utilizzato nei casi di tempesta citochinica grave, con risultati incoraggianti nei pazienti con infiammazione polmonare severa.
Il canakinumab (Ilaris) è un anticorpo monoclonale diretto selettivamente contro IL-1β. È indicato nella gotta acuta ricorrente, nelle sindromi CAPS e nella malattia di Still. È il farmaco che ha dimostrato la riduzione degli eventi cardiovascolari nello studio sulla prevenzione secondaria dell’infarto, aprendo la strada a un uso potenziale nella cardiopatia ischemica cronica — un’indicazione ancora in fase di valutazione regolatoria.
Domande frequenti
Ho l’interleuchina 1 alta: devo preoccuparmi?
Non necessariamente. Un valore elevato di IL-1 è sempre un segnale che qualcosa nel sistema immunitario è attivato, ma le cause sono molte e spaziano da infezioni transitorie a condizioni croniche gestibili. Il significato clinico dipende dal contesto: dai sintomi presenti, dagli altri esami e dalla storia clinica. Il dosaggio isolato di IL-1 senza un quadro clinico di riferimento ha un valore interpretativo limitato.
Che differenza c’è tra IL-1 alta e PCR alta?
La PCR è una proteina prodotta dal fegato in risposta all’infiammazione — è un marcatore di secondo livello, che sale perché IL-1 e IL-6 hanno già segnalato al fegato di produrla. IL-1 è più a monte nella cascata: è la causa, la PCR è l’effetto. Nella pratica clinica si misura quasi sempre la PCR, non l’IL-1, proprio perché è più stabile, più standardizzata e più interpretabile.
L’interleuchina 1 alta è collegata al rischio cardiovascolare?
Sì, e il collegamento è supportato da evidenze solide. IL-1β promuove l’infiammazione della parete arteriosa che caratterizza l’aterosclerosi, e uno studio clinico su larga scala ha dimostrato che bloccarla riduce gli eventi cardiovascolari maggiori. Questo non significa che un valore di IL-1 alto vada trattato subito con farmaci biologici per prevenire l’infarto, ma che l’infiammazione cronica di basso grado — di cui IL-1β è un marcatore — è un fattore di rischio cardiovascolare reale.
Il mio medico non mi ha mai prescritto l’IL-1: è normale?
Sì, è assolutamente normale. Il dosaggio dell’IL-1 non è un esame di screening né un controllo di routine. I medici utilizzano PCR e VES come indicatori infiammatori nella pratica quotidiana. IL-1 viene prescritta in contesti specialistici specifici: sospetto di sindromi autoinfiammatorie rare, monitoraggio di terapie biologiche, o valutazione di quadri infiammatori complessi non spiegati dai marcatori standard.
Bibliografia
Dinarello CA. Interleukin-1 in the pathogenesis and treatment of inflammatory diseases. Blood. 2011;117(14):3720-3732. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21304099/
Ridker PM, et al. Antiinflammatory Therapy with Canakinumab for Atherosclerotic Disease (CANTOS). N Engl J Med. 2017;377(12):1119-1131. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28845751/










