Farmaco pemafibrato e rischio cardiovascolare, trigliceridi

Il farmaco ipolipidemizzante pemafibrato riduce il rischio cardiovascolare?

Indice

In questo recente studio si è voluta verificare l’efficacia del farmaco pemafibrato per la riduzione del rischio cardiovascolare nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 e ipertrigliceridemia.

Rischio cardiovascolare e pemafibrato

Il rischio cardiovascolare, ossia il rischio di sviluppare nel corso della vita una malattia cardiovascolare importante come una coronaropatia o un ictus, dipende da una serie di fattori, tra cui l’obesità e lo stile di vita.

Un fattore determinante nella genesi di una malattia cardiovascolare è anche rappresentato dalla concentrazione dei trigliceridi nel sangue, ossia dalla trigliceridemia¹.

Livelli più elevati di trigliceridi nel sangue portano infatti a un’alterazione del metabolismo delle lipoproteine e, se in associazione vi è anche una concentrazione ridotta di HDL, il rischio cardiovascolare aumenta inevitabilmente. [1]

Mentre è quindi chiaro che l’ipertrigliceridemia correla in maniera significativa con l’aumento del rischio cardiovascolare, non è altrettanto certo che ridurre i trigliceridi con una terapia porti a una riduzione del rischio stesso, una volta sviluppato.

Per questa ragione, vari studi si stanno concentrando nel definire la relazione che intercorre tra la somministrazione di un farmaco ipolipidemizzante, come il pemafibrato, e la riduzione parallela del rischio cardiovascolare, soprattutto in pazienti sensibili, affetti ad esempio da diabete mellito di tipo 2.

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Caratteristiche dello studio

Scopo dello studio: il farmaco pemafibrato riesce a ridurre sia i trigliceridi nel sangue che il rischio cardiovascolare?

Gli autori dello studio, tramite questo studio controllato in doppio cieco, hanno voluto testare l’efficacia del pemafibrato³ nel ridurre il rischio cardiovascolare in pazienti affetti da diabete di tipo 2 e ipertrigliceridemia da lieve a moderata.

Risultati: il pemafibrato determina una buona riduzione del livello di trigliceridi ma non accompagnata da una riduzione dei rischi cardiovascolari

Lo studio clinico controllato randomizzato in doppio cieco ha reclutato oltre 10.000 pazienti, diagnosticati con diabete mellito di tipo 2, affetti da ipertrigliceridemia da lieve a moderata e bassi livelli di HDL.

Questi pazienti sono stati suddivisi in due gruppi:

  • Il primo gruppo, sperimentale, ha ricevuto, oltre la normale terapia, anche la somministrazione di pemafibrato, sotto forma di compresse da 0,2 mg da assumere due volte al giorno.
  • Il secondo gruppo, di controllo, ha continuato a ricevere la somministrazione delle consuete terapie ipolipidemizzanti, approvate dalle linee guida ufficiali in materia.

I risultati dello studio hanno indicato che:

  • Il farmaco pemafibrato ha ridotto nel gruppo sperimentale, rispetto al gruppo di controllo, del 26,4% la concentrazione di trigliceridi nel sangue, a quattro mesi dall’osservazione.
  • L’incidenza complessiva di eventi cardiovascolari gravi nei due gruppi non ha riportato differenze significative.
  • Il pemafibrato è stato associato a una maggiore incidenza di eventi avversi renali e di tromboembolia venosa.

Conclusioni

Il farmaco ipolipidemizzante pemafibrato si dimostra molto utile nel ridurre la concentrazione ematica dei trigliceridi nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, ma non apporta un netto vantaggio nella protezione dagli eventi cardiovascolari gravi.

Bibliografia: fonti e note

ARTICOLO ORIGINALE: Das Pradhan A, Glynn RJ, Fruchart J-C et al.  Triglyceride lowering with Pemafibrate to reduce cardiovascular risk. New England Journal of Medicine. 2022;387(21):1923–34.
[1] McBride P. Triglycerides and risk for coronary artery disease. Curr Atheroscler Rep. 2008 Oct;10(5):386-90.
 
Nota 1. La trigliceridemia rappresenta la concentrazione nel sangue dei trigliceridi e possiede un valore desiderabile inferiore ai 150 mg/dL.
 
Nota 2. I pazienti arruolati nello studio rispondevano  ai seguenti criteri: diabete mellito di tipo 2, trigliceridemia compresa tra 299 e 400 mg/dL e HDL inferiore ai 40 mg/dL.
 
Nota 3. Il farmaco pemafibrato attiva i PPAR-α, che sono dei recettori nucleari che inducono la mobilizzazione degli acidi grassi e l’aumento della sintesi delle HDL.