Come funziona una terapia intensiva dedicata ai Covid-19

Come funziona una terapia intensiva dedicata ai Covid-19?

Ne parleremo descrivendo le caratteristiche della terapia intensiva dedicata Covid-19 di Jesolo di cui sono il direttore, che è stata creata ex novo per fronteggiare l’emergenza.

 

Com’è nata e come si è sviluppata l’idea di creare una terapia intensiva dedicata ai Covid-19?

Le indicazioni regionali

L’indicazione della Regione Veneto è stata di creare almeno un centro Covid-19, con terapia intensiva, in ogni provincia del Veneto, così da poter convogliare in un unico posto tutti i pazienti malati di Covid-19. 

 

La scelta del presidio ospedaliero

Anche la AULSS 4 del Veneto Orientale ha identificato una struttura da dedicare ai malati di Covid-19. Nella AULSS 4 del Veneto Orientale sono presenti due presidi ospedalieri di maggior rilievo, di San Donà di Piave e Portogruaro, che si è preferito mantenere Covid-free. Perciò occorreva si è selezionato allo scopo una location ulteriore, l’ospedale di Jesolo, sulla costa orientale.

L’ospedale di Jesolo è sempre stato un ospedale attivo e ha delle caratteristiche fondamentali: un laboratorio analisi, un servizio di radiologia e il servizio dialisi. Questi tre servizi sono essenziali per i pazienti critici Covid-19, per via della potenziale necessità di fare una radiografia o una TAC polmonare, avere disponibilità immediata di esami o poter eseguire la terapia sostitutiva renale (dialisi). 

 

I lavori di ristrutturazione

Per questo motivo si è pensato di prendere e riadattare a terapia intensiva tutti i servizi e gli ambienti che erano dedicati alla dialisi durante l’estate. In circa 24 ore abbiamo svuotato gli ambienti di tutte le macchine, di tutte le attrezzature, di tutti i letti.

Successivamente gli operai hanno installato tutte le linee, specialmente di comunicazione tra l’interno e l’esterno degli ambienti, sono arrivati i letti di terapia intensiva, i ventilatori polmonari, le pompe di infusione. Nel giro di 96 ore totali è terminato l’allestimento della nuova terapia intensiva di 12-18 posti letto. 

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Come i lettori del sito già sapranno, le terapie intensive Covid-19 si dividono tra quelle a stanzone unico e quelle a box dedicati. Entrambe hanno vantaggi e svantaggi, già descritti nell’articolo cui rimandiamo in link. Abbiamo quindi valutato quale delle due strategie mettere in atto e abbiamo optato per una soluzione intermedia grazie all’aiuto della tecnologia.

 

La cartella clinica informatizzata

È stata utilizzata una cartella informatizzata specifica, che è presente in tutti i computer, sia all’interno che all’esterno, utilizzata da tutto il personale per inserire ogni informazione sugli ammalati.

cartella-clinica-informatizzata

La cartella informatizzata si usa nel settore ROSSO, quello dove sono presenti i malati. Qui gli infermieri all’interno inseriscono i parametri relativi ai pazienti e il medico presente all’interno scrive la visita del malato, l’esame obiettivo, etc.

Essa è fruibile anche nel settore BLU, dove non c’è contaminazione e, senza i presidi si respira in modo più agevole. Qui i medici possono discutere i casi tra loro grazie alla cartella, visionando gli esami, i dati clinici, gli esami radiologici. Possono ordinare nuovi esami e modificare le terapie, tutto dalla console esterna con maggiore praticità. La stampa della cartella avviene nel settore blu, in modo che alla dimissione del paziente non sia contaminata.

Inoltre la cartella è visibile anche da remoto, quindi anche altri medici presenti negli altri presidi ospedalieri (anche io stesso) possono visionare quello che accade in tempo reale. L’accesso remoto fa sì che le richieste di radiografie, le lettere di dimissioni, le connessioni con il sistema operativo avvengano dall’esterno, senza andare ad aggravare il lavoro degli operatori all’interno delle stanze dove ci sono i pazienti.

In questo modo all’interno della struttura non si perde tempo e si massimizza il tempo a disposizione per l’assistenza al paziente. E, nello stesso tempo, è una maggior sicurezza per l’operatore e il paziente perché praticamente annulla la possibilità di errore nella trascrizione degli esami.

 

Com’è organizzata la terapia intensiva Covid-19 di Jesolo?

La struttura

All’interno di questo grande compound, in vediamo in ROSSO la parte dedicata ai pazienti Covid-19, nella quale si entra con i presidi e che è totalmente separata dalle aree restanti. In BLU invece la parte più pulita e destinata all’approvvigionamento del materiale e all’organizzazione di tutta la terapia intensiva.

Nello schema qui sopra vediamo come la terapia intensiva è organizzata in tre grandi stanze, in rosso, con 4 letti disegnati in ciascuna stanza. Ogni stanza può ospitare ciascuna fino ad un massimo di 6 pazienti, per un totale di massimo 18 posti letto.

Ogni stanza è autonoma nella propria gestione: in ciascuna ci sono un medico anestesista rianimatore e tre infermieri, uno ogni due malati, quando sono presenti 6 pazienti. Ciascuna delle stanze ha disponibile un videolaringoscopio di ultima generazione. Questo permette che il medico possa andare a posizionare il tubo endotracheale più rapidamente possibile qualora vi fosse necessità.

videolaringoscopio-jesolo

 

Inoltre, lo schema di lavoro prevede che all’interno di ciascuna di queste stanze ci sia anche un infermiere referente che prende le consegne durante il briefing mattutino. Questa figura fondamentale conosce tutto l’iter diagnostico e terapeutico dei pazienti all’interno di ciascuna stanza e poi lo riferisce agli altri operatori presenti. Così si mantiene un aggiornamento costante di tutti gli operatori sulle condizioni cliniche dei malati.

 

I macchinari e il mini-laboratorio

All’interno dei 3 compartimenti sono disponibili vari macchinari:

  • tre videolaringoscopi di ultima generazione;
  • un ecografo;
  • due emogas-analizzatori, visto che l’emogas è uno degli esami che più frequentemente si fanno in una terapia intensiva. La presenza del doppio emogas permette di ovviare, eventualmente, al fuori uso temporaneo al momento di calibrazione.

All’interno di questa terapia intensiva è presente un’area di lavoro, un mini-laboratorio, dove poter fare il dosaggio di alcune sostanze, ad esempio la presepsina, marker dell’infiammazione, che va tenuta il più possibile sotto controllo in questi malati. Qui è possible anche fare anche un esame della coagulazione, il tromboelastogramma, per valutare il grado di coagulazione del sangue, che è fondamentale nei pazienti Covid-19.

Per consentire lo spostamento in sicurezza del materiale e dei farmaci dall’interno della terapia intensiva all’esterno è stato costruito un armadio passante, che abbiamo descritto in dettaglio in questo articolo: Come funziona un armadio passante.

 

Il personale della terapia intensiva

 

Reclutamento del personale

Il personale medico e infermieristico della terapia intensiva Covid-19 di Jesolo deriva dagli altri presidi ospedalieri della ULSS 4, dai reparti di terapia intensiva e di sala operatoria e sono sia dipendenti che liberi professionisti. Il personale ruota a turno tra le tre strutture. Non è stato assunto per l’occasione, perciò si può contare su personale qualificato, preparato, motivato, perchè nel Covid svolge solo alcuni turni e quindi qui può dare il massimo senza rischiare il burnout.

Molti operatori che all’interno della ULSS non si conoscevano hanno avuto modo di lavorare assieme nel Covid è stata un’occasione di conoscenza sia umana che professionale.

 

Come viene garantita la sicurezza degli operatori?

La sicurezza degli operatori è fondamentale in un reparto come questo. Buona parte del personale proviene da terapie intensive, per cui già conosce le manovre e le procedure di vestizione in caso di soggetti infetti. Alcuni operatori però, per far fronte all’enorme carico di lavoro, provengono anche da altre unità operative, ad esempio dalle sale operatorie e non sono abituati a questi presidi. Per questo motivo nella sala di vestizione è stato approntato un video dove ciascuno può vedere come può vestirsi e come rimuovere tutti i dispositivi di protezione che non sono più puliti.

video-jesolo

Altro aspetto fondamentale in un reparto come questo è la possibilità di riposo. Senza il riposo il personale non è in grado di rendere al meglio quando è a contatto con i malati e può commettere errori per la stanchezza, sia sugli ammalati che nella fase di svestizione che è molto delicata. Si è apportato perciò uno schema di lavoro in cui è obbligatoria per tutto il personale, sia infermieristico che medico, una pausa ogni 3 ore di lavoro di circa mezz’ora. Questo consente di poter prendere un po’ di fiato e poter idratarsi, visto che le condizioni di lavoro all’interno di questo compound sono particolarmente pesanti.

 

Risultati clinici

Siamo orgogliosi di dichiarare che la mortalità della terapia intensiva di Jesolo è attorno al 25%, che è un risultato notevole, ben al di sotto della media nazionale del 50%.

Questo risultato è sicuramente frutto del lavoro di equipe.

Esso parte da lontano, dalle scelte aziendali, che hanno consentito di mettere in campo una struttura di avanguardia. Passa per i macchinari, la cartella clinica e gli strumenti in dotazione. Termina con l’efficacia del personale, di alto livello e in turno a rotazione da più sedi, con una serenità di lavoro svolto in condizioni di sicurezza e in assenza di carichi di lavoro eccessivamente impegnativi.

 

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Dott. Fabio Toffoletto, direttore dipartimento area critica AULSS 4

 

 

Per approfondire: