Coronavirus: i dati sono ancora attendibili?

Coronavirus: i dati sono ancora attendibili?

Nell’analisi dell’epidemia di Coronavirus fino ad ora ci siamo basati sui dati ufficiali forniti dai vari stati per le nostre proiezioni; man mano che la pandemia di Coronavirus prosegue, i dati sono ancora attendibili? Scopriamolo assieme.

 

Fase 1: I primi dati

Quando è iniziata l’epidemia di Coronavirus la nostra attenzione principale, all’inizio, era focalizzata sui numeri. Li guardavamo ciascuno con un sentimento differente: chi con curiosità, chi con preoccupazione, chi con frustrazione.

Comunque erano l’unica cosa che contava. Su di essi ognuno si esprimeva, dava le sue valutazioni. C’era chi diceva “È solo un’influenza”, chi minimizzava, chi era preoccupato.

 

Fase 2: L’epoca delle proiezioni

Poi le cifre hanno iniziato ad aumentare in modo preoccupante. Ho visto quelli che minimizzavano il pericolo (praticamente tutti) cambiare atteggiamento, bandiera, più o meno rapidamente. Mettere il vestito a lutto e fare previsioni negative. Ed è partita l’epoca delle proiezioni.

Quando vedremo il picco? Quando finirà? Cosa ci dicono i dati? Eccetera.

 

Fase 3: perplessità sui dati

Man mano che abbiamo continuato ad osservare i dati globali abbiamo cominciato ad intuire che qualcosa non tornava. Troppe differenze tra i dati di ogni stato, mentre il virus apparentemente è così democratico da colpire tutti in modo uniforme.

E giù a cercare di interpretare i motivi più disparati per cui una nazione dovrebbe avere più casi e l’altra di meno, eccetera.

La verità è un’altra. È che i numeri non valgono. Ora che ne abbiamo una percezione piuttosto chiara, lo dobbiamo dire. Valutiamo ora alcune situazioni specifiche sulle quali ci possiamo esprimere per conoscenza e testimonianze dirette.

L’Italia è uno degli stati più seri. Quando si tratta di salute, noi italiani siamo seri. E non abbiamo mai mentito. Specialmente all’inizio, i numeri erano perfettamente corrispondenti alla realtà.  E per questo siamo stati tacciati di essere incapaci a gestire l’emergenza e di spargere il morbo in Europa. Ma poi emerge che il primo caso europeo è di un tedesco.

 

Germania

Abbiamo commentato in modo specifico i casi in Germania e rimandiamo all’articolo dedicato. Basti qui ricordare un dato: per una settimana i dati dei pazienti critici sono rimasti fermi a 23, nonostante a Berlino sia in costruzione un ospedale da 1000 letti, dedicato. Per un paese che conta su 28.000 letti di terapia intensiva con 23 pazienti ricoverati, è singolare. Amici mi confermano che alcuni pazienti con polmonite in Germania chiedono di ricevere il tampone ma non gli viene eseguito. Con il caso Volkswagen avevano ricevuto il cartellino giallo, con il Coronavirus cartellino rosso. Ricordiamoci che la Germania è uno dei pochi stati ad aver intrapreso misure di contenimento con notevole ritardo sul resto d’Europa, ci attendiamo di vederne le conseguenze.

  • GIUDIZIO: DATI FALSATI.
  • DATI UFFICIALI: 400 morti, 60.000 infetti
  • DATI VEROSIMILI: 5.000 morti, 100.000 infetti

 

Iran

Amici medici iraniani mi confermano che non si ha la minima idea della quantità di vittime iraniane. D’altronde in Iran c’è maggiore attenzione e investimento a creare moschee che ospedali; potrebbero essere ragionevolmente tra 10.000 e 20.000.

  • GIUDIZIO: DATI INCOMPLETI.
  • DATO STIMATO: minimo 10.000 morti e 50/100.000 infetti

 

Filippine

Nelle Filippine apparentemente pochi casi e pochi decessi. In realtà conosco lì molte persone che mi confermano che non ci sono tamponi a sufficienza, i primi addirittura li hanno inviati in Australia a farli analizzare. Le persone muoiono senza diagnosi quindi non vengono conteggiate. Vari funzionari governativi sono positivi. Significa che l’infezione galoppa. Il parlamento ha già affidato poteri speciali al premier e l’esercito è in strada, le principali città sono zona rossa, con pass per uscire a fare provviste per una sola persona per ogni casa.

  • GIUDIZIO: DATI INCOMPLETI. 
  • DATO STIMATO: minimo 1.000 morti e 5/10.000 infetti

 

Cina

La Cina è stata la nazione di partenza, quella che si è ritrovata a lottare contro la malattia senza saperlo in anticipo. Difficile anche solo immaginare che un focolaio scoppiato in una città così popolosa abbia fatto meno vittime che in Italia. Che in una situazione di emergenza totale siano rimasti a un 2% di decessi, dove in Italia siamo al 8-10%, oppure che non abbiano avuto una quantità di contagiati enormemente superiore.

Recenti inchieste giornalistiche sembrano portare nella medesima direzione: il picco di decessi e cremazioni ufficiali e la riduzione negli ultimi mesi delle utenze di cellulari confermano un dato di mortalità altissimo nelle regioni centrali della Cina, molto distante dai dati dichiarati.

Un ulteriore dato medico che non torna, i casi pediatrici: la pubblicazione che abbiamo riportato dice che si sono verificati 82 casi in uno solo degli ospedali pediatrici di Wuhan tra 1 e 20 febbraio. Di questi, 60 polmoniti e 8 bambini critici. Quindi riportando il dato a tutto il paese, si potrebbero stimare circa 500 polmoniti e 50 bambini critici. Dati analoghi all’Europa. Peccato che in Europa avremo almeno 1-2 milioni di infetti attualmente e 50-100.000 morti. I conti non tornano.

  • GIUDIZIO: DATI FALSI.
  • DATI UFFICIALI: 3.000 morti, 80.000 infetti
  • DATI VEROSIMILI: minimo 50.000 morti, minimo 1 milione di infetti.

 

Italia

I 10.000 morti accertati italiani sono di sicuro per difetto. Molte testimonianze specialmente in Lombardia recitano di casi di anziani morti in casa da soli o coi parenti o nelle case di riposo, sui quali non è nemmeno stato effettuato il tampone, che non rientrano nelle statistiche. Stimiamo molto alta la probabilità di casi non reportati e molto meno significativa quella di decessi sfuggiti ai dati ufficiali.

Ultimamente anche in Italia ci pare che i dati non siano più così verosimili e certosini come era un tempo: si è ridotto il numero di tamponi effettuati, si è iniziato a parlare di morti “Per” e “Con” Coronavirus, per cercare di addolcire la pillola. La verità è che vediamo gli ospedali sempre più pieni di malati covid nonostante le misure adottate, probabilmente ancora insufficienti ad invertire drasticamente la tendenza.

  • GIUDIZIO: DATI INCOMPLETI.
  • DATI UFFICIALI: 10.000 morti, 80.000 infetti
  • DATI VEROSIMILI: 15-20.000 morti, 500.000 infetti.

 

Conclusioni

Alla fine della nostra analisi cerchiamo la risposta alla domanda iniziale: i dati sull’epidemia di Coronavirus sono ancora attendibili?

Dalle osservazioni precedenti emergono due considerazioni: la prima è che la maggior parte dei dati ufficiali a nostro avviso non è più da considerare attendibile. Nella migliore delle ipotesi incompleti, spesso addolciti o addirittura palesemente truccati, non rendono più un’idea precisa della situazione in ciascuno stato, al massimo rendono un quadro di insieme e di orientamento generale.

La seconda considerazione è che vanno rivisti o il dato R0 oppure la letalità. O si ammette che la letalità nei paesi europei è quella attualmente misurata, circa 6-8%, quindi 3-4 volte oltre le stime oppure, se si conferma il dato di letalità, significa che non misuriamo una quantità di infetti 3-4 volte quella attuale, e di conseguenza R0 non è più 2-3, ma probabilmente ha valori ben più alti, come abbiamo suggerito sin dagli inizi. Questa interpretazione spiegherebbe almeno in parte la variabilità dei dati di mortalità tra gli stati, che dipenderebbe dalla capacità di scovare tutti i casi positivi. Ma spiegheremo meglio questo concetto in un articolo dedicato.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

Per approfondire:

Questo articolo ha 8 commenti.

  1. Massimo Maria Ferranti

    Buongiorno Dottore,
    si i dati lombardi non sono più attendibili. Vale la pena di concentrarsi sulle altre regioni dove il sistema sanitario regionale ancora tiene o è meglio non illudersi e lasciar perdere?
    Ma se lasciamo perdere la dove i numeri sono piccoli e gestibili non rischiamo che poi diventino ingestibili? Che via d’uscita c’è?
    La leggo sempre con piacere.
    Buona domenica
    Massimo

    1. Dipende a quale valore diamo ai dati. Ad esempio molti mi scrivono commentando i dati di oggi contro quelli del giorno prima. Questo approccio non è più sensato oramai. Sappiamo bene che il numero degli infetti dipende dal numero dei tamponi che a sua volta dipende da varie circostanze. L’approccio potrebbe valere solo per la conta dei decessi, a patto che non ne sfuggano troppi. Riguardo le altre regioni, certo ha senso eseguire un monitoraggio per capire la situazione. Tuttavia quello che emerge maggiormente dall’analisi è che il problema è più ampio rispetto alle stesse iniziali previsioni e che potenzialmente le misure in atto non sono sufficienti a metterci un freno. Occorre ripensare l’approccio.

  2. sergio

    D’accordo dalla prima all’ultima riga.

    1. Abia

      Buongiorno, questi sono gli stessi pensieri che vado facendo da giorni… Io abito nella provincia di Varese, quindi una delle meno colpite della Lombardia. Anche se nel mio comune ci sono alcuni casi di coronavirus riconosciuti e un decesso, tra le persone che conosco ne sono morte due senza che nemmeno ci fosse l’ipotesi di fare un tampone.
      Il suo articolo mi suggerisce una riflessione: se ad essere da rivedere è il dato R0 corriamo il rischio che si riapra tutto troppo presto.

  3. Adriano

    Per maggior chiarezza dovrebbero essere esigibili i dati della mortalità complessiva giornaliera o settimanale di tutte le morti in Italia per qualsiasi causa di morte, confrontarla con i dati sulle morti degli anni precedenti, sulle stesse mensilità. Es. Media mortalità complessiva 1750 morti al giorno (anno2019) Da qui si vede una differenza reale.

    1. Confermo la sua visione, sarebbe l’approccio corretto. Ma non sul 2019, ma sulla media degli ultimi 5 anni, per esempio. Lo scarto andrebbe a quantificare i decessi non spiegabili dall’andamento degli ultimi anni.

  4. Fp

    Quindi la mia provincia ,Como , nella quale si registra una vera e propria strage , è una delle poche a fornire dati reali.E questo spiegherebbe come mai davvero i decessi di persone comosciute ed amici sono un numero enorme

    1. Non necessariamente: la situazione sembra a macchia di leopardo, ci sono province relativamente risparmiate ed altre molto più in sofferenza.

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