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Come già evidenziato in più occasioni, le strategie per combattere il Coronavirus sono nell’ordine di efficacia attualmente:

  • la prevenzione
  • le terapie antivirali
  • il vaccino

Il vaccino è la strategia più efficace in assoluto per debellare un virus, perchè quando la popolazione è vaccinata quasi nella sua totalità il virus non trova più ospiti per potersi riprodurre e quindi un’epidemia sparisce definitivamente. Così è accaduto per varie epidemie temibili nella storia, come per esempio Ebola, e così ci auguriamo che accada anche per l’epidemia di Coronavirus.

 

Qual è lo stato attuale delle attività nei confronti della produzione di un vaccino? 

La prima fase dello sviluppo dei vaccini consiste nel lavorare su sequenze del genoma del virus che sono state isolate. Attualmente ci sono molti ceppi del virus che sono stati isolati, più di 50 in tutto il mondo, e su questi virus reali, isolati da soggetti infetti, gli scienziati sono al lavoro per trovare delle soluzioni per un vaccino. Pare che il virus sia piuttosto stabile, grazie ad uno studio di ricercatori di Bologna che hanno messo a confronto i vari ceppi virali tra loro per scoprire quali sono le differenze tra un ceppo e l’altro tra quelli isolati.

Coronavirus: analisi variabilità del genoma

A partire da queste sequenze geniche i vari gruppi di ricercatori sono al lavoro alacremente per lo sviluppo del vaccino. La prima fase consiste nel creare dei vaccini sperimentali che vengono testati sulle cavie di piccole dimensioni. Qualora si produca un buon risultato, allora vengono utilizzate delle cavie di dimensioni maggiori per testare l’eventuale tossicità e solo in caso di superamento di queste due fasi allora si può immaginare il test sull’uomo e poi la diffusione su larga scala per consentire l’immunità diffusa a tutta la popolazione.

La Cina ha iniziato una prima sperimentazione di un vaccino sugli animali. In particolare sono state iniettate delle molecole di un potenziale candidato come vaccino sui topi. Si tratta di un vaccino basato su molecole di mRNA, RNA messaggero virale, tratto dal Coronavirus, ma non attivo e non in grado di replicarsi. L’organismo del topo dovrebbe venire a contatto con queste molecole e predisporre un sistema di difesa, il sistema immunitario, che generi delle armi specifiche per distruggere questo vaccino. Il sistema immunitario poi conserva memoria di quanto accaduto, preparando le difese anche per il futuro, qualora un nuovo attacco dovesse ripresentarsi. Questa è la filosofia alla base del sistema dei vaccini. Una volta che il soggetto dovesse entrare in contatto con il Coronavirus, quello vero ed infettivo, avrebbe già pronte le armi per debellarlo e vi sarebbe una battaglia limitata contro il virus, grazie alle armi già efficaci presenti nell’organismo e circolanti nel sangue. Questo accade ora quando ci vacciniamo per l’influenza, ad esempio.

La notizia è stata riportata dalla agenzia di informazioni cinese Xinuha; il vaccino sperimentale è stato sviluppato dall’università e da una azienda privata con sede a Shanghai, a partire dal primo ceppo di Coronavirus che è stato isolato il 24 gennaio. I cinesi sono stati i primi a tentare lo sviluppo di questo vaccino ma di sicuro a breve riceveremo informazioni riguardo altri potenziali sviluppi di vaccini sperimentali da parte degli altri team all’opera in questa corsa contro il tempo.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin