Plasma immune per Covid-19: la situazione attuale e criteri di inclusione per la terapia

Plasma immune per Covid-19: la situazione attuale e criteri di inclusione per la terapia

Plasma immune per Covid-19: la situazione attuale e criteri di inclusione per la somministrazione

 

La terapia con plasma immune

Lo scorso maggio si è iniziato a parlare di plasma immune come terapia per il Covid-19, da non confondere con la trasfusione di plasma terapeutico. Dopo le prime indicazioni sull’efficacia si è innescata un’importante polemica sul suo utilizzo. La maggior parte dei detrattori poneva l’indice sull’inefficacia della metodica e sulla difficile replicabilità per grandi numeri. Ed oggi a che punto siamo?

 

La terapia con plasma immune durante i mesi estivi

Durante i mesi estivi la terapia per i malati Covid-19 prevedeva sia l’utilizzo del remdesivir che quello del plasma immune, visto che durante gli scorsi mesi di maggio e giugno era stato possibile raccogliere molto plasma immune dai donatori. Ricordiamo che i donatori idonei per il plasma immune sono i soggetti che hanno avuto una forte reazione anticorpale al Coronavirus, quindi i soggetti che sono stati fortemente sintomatici. Questi soggetti erano molti dopo la prima ondata di infezione.

 

Qual è la situazione dei donatori di plasma immune oggi?

Prima di fare una donazione di plasma immune vengono testati nei potenziali donatori i livelli di anticorpi con un test sierologico, per essere sicuri che abbiano un titolo anticorpale elevato. Così facendo il plasma iperimmune avrebbe un’elevata quantità di anticorpi efficaci contro il Coronavirus da donare ai soggetti riceventi.

Tuttavia, come abbiamo già accennato, l’infezione da Covid-19 sembra non produrre un’immunità permanente, soprattutto per coloro che hanno avuto una forma asintomatica o molto leggera di infezione. Per questo motivo i test sierologici dimostrano che gli attuali donatori adeguati di plasma immune possono essere solo coloro che hanno avuto la malattia Covid-19 in forma moderata o severa durante la prima ondata. Non ci sono ancora abbastanza persone già guarite di forma severa durante la seconda ondata perché possano donare il proprio sangue.

Di conseguenza le scorte di plasma immune si stanno fortemente riducendo a fronte di una domanda molto elevata e di un reintegro, da parte dei donatori, molto scarso. Mi diceva l’altro giorno la responsabile di un certo trasfusionale che sono costretti a richiamare più volte i donatori della prima ondata che continuano ad avere ancora un titolo anticorpale elevato piuttosto che prelevarlo dai nuovi infetti asintomatici o paucisintomatici, che sviluppano un titolo anticorpale molto ridotto e quindi molto probabilmente inefficace a produrre in massa anticorpi validi per essere trasfusi nei malati gravi di Covid-19 attuali.

Quali pazienti oggi trattiamo con il plasma immune?

Per via di quanto detto sopra, non possiamo dare plasma immune a tutti i malati di Covid-19. Non tutti i pazienti possono essere trattati con il plasma immune. Le scorte sono limitate ed in forte calo, per cui è stato necessario procedere a determinare dei criteri di selezione per individuare quali malati di Covid-19 siano i più adatti a ricevere il plasma immune. Nella fattispecie si è scelto di darlo a quei soggetti piuttosto gravi per i quali un aiuto immediato ed energico da parte di anticorpi esterni possa consentire un viraggio significativo a livello prognostico.

Criteri di inclusione per la terapia con plasma immune

Non tutti i pazienti quindi possono ricevere il plasma immune. Sono stati definiti dei criteri da parte dei centri trasfusionali per assegnarlo ai pazienti più idonei a trarne il massimo beneficio:

  • età superiore a 18 anni
  • positività al tampone faringeo o alla ricerca del CoV-2 su broncoaspirato
  • tachipnea superiore a 30 atti respiratori/minuto
  • saturimetria inferiore a 93% in aria ambiente, a riposo
  • rapporto pO2/FiO2 inferiore a 200
  • alla TAC torace o rx torace segni di importante interstiziopatia oppure marcata progressione (sopra il 50%) in 24-48 ore
  • necessità di ventilazione meccanica invasiva, non invasiva o CPAP
  • consenso del paziente
  • esclusione dei pazienti che hanno storia di reazione allergica a emoderivati o immunoglobuline

Se analizziamo con attenzione questi criteri notiamo che si tratta di pazienti con insufficienza respiratoria grave (rapporto pO2/FiO2 inferiore a 200) che richiede una ventilazione invasiva o non invasiva.

Questi criteri sono sempre più restrittivi perché la selezione dei candidati, dato l’elevata richiesta e la scarsa disponibilità, è sempre più stringente.

 

Conclusione: qual è la situazione attuale per il plasma immune?

Le scorte attuali di plasma immune non sono sufficienti a poterlo dare a tutti coloro che ne avrebbero giovamento. Già risulta introvabile il plasma immune di tipo AB, il più raro.

È indispensabile tentare di non depauperare le scorte di plasma immune per poterle riservare a chi ne ha davvero bisogno, cercando di evitare la somministrazione troppo precoce e quindi troppo diffusa, per poterlo riservare ai pazienti che rischiano la vita e per i quali può forse fare la differenza.

 

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Francesca Bucci

    Buongiorno dottore,
    Come si può provare a donare il proprio plasma avendo contratto il virus e superata la malattia? E dove?
    Mio marito è medico (Emilia Romagna), ha avuto il Covid ed è guarito, è donatore Avis e vorrebbe provare a testare il suo plasma, se può essere utile. Grazie

    1. Bisogna chiamare un centro trasfusionale della propria zona. Dovrebbero predisporre un test sierologico per valutare la presenza di anticorpi in buona quantità e a quel punto organizzare il prelievo. In bocca al lupo e grazie per la disponibilità

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