Coronavirus: c’è ancora pericolo e cosa ci attende a breve?

Coronavirus: c’è ancora pericolo e cosa ci attende a breve?

Coronavirus: c’è ancora pericolo e cosa ci attende?

Molti mi chiedono: perché ci preoccupiamo se i casi sono in aumento ma in fondo sono mediamente meno gravi? Se comunque i casi sono in aumento ma a fronte di molti tamponi? C’è ancora pericolo per il Covid-19, e cosa ci attende?

Cerchiamo di dare una risposta a questi interrogativi.

 

Come mai stiamo tornando a parlarne?

Perchè fino a poco tempo fa si è scatenata l’euforia del ritorno all’apparente normalità. Una forma di baccanale collettivo drogato dall’effetto violento del Lockdown prolungato sul virus.

Tutti siamo sfiniti dal Coronavirus. Ed è naturale che le persone abbiano coltivato la speranza che se ne esca il prima possibile. In questo quadro gli scienziati che hanno dichiarato “clinicamente morto” il Coronavirus lo hanno fatto prematuramente. Singolare che queste uscite improvvide siano giunte da rianimatori, abituati di norma a provarci sempre e ad attendere fino all’ultimo prima di dichiarare morto qualcuno o qualcosa.

Avevamo già risposto a queste uscite potenzialmente pericolose dei colleghi qualche mese fa, ricordando che il Coronavirus non si era attenuato ma semplicemente era stato messo in scacco parziale con il lockdown. Eppure molti scienziati hanno continuato a dichiarare conclusa l’emergenza, così da fornire argomenti al fenomeno di negazionismo nei confronti del Covid-19.

 

C’è una linearità tra il numero dei tamponi e il numero di casi?

La matematica e la biologia

In questo momento ciascuno cerca di interpretare i dati discordanti che la scienza ci fornisce con gli strumenti che conosce. Si ha infatti la tendenza a credere che i fenomeni in natura possano sempre venire spiegati da un modello lineare, ovvero di crescita costante e “proporzionata”. In effetti, in diversi casi i modelli lineari funzionano: se aumento la forza premente sull’acceleratore allora l’automobile accelera in proporzione, se aumento la temperatura di una sbarretta di metallo essa si dilaterà proporzionalmente, ecc. Per semplicità, questo modo di interpretare i fenomeni lo applichiamo spesso anche alla nostra vita quotidiana: se studio più ore il voto che prenderò all’esame aumenterà in proporzione, se faccio la dieta per diversi mesi continuerò a perdere circa lo stesso numero di kg ogni mese (tutti sappiamo però che la perdita di kg in una dieta non è affatto lineare nel tempo! All’inizio della dieta è molto più facile perdere peso rispetto a quando ci avviciniamo al nostro peso forma).

Ovviamente nella realtà i modelli lineari non sono sufficienti per spiegare ogni fenomeno: in biologia infatti abbiamo a che fare con sistemi estremamente complessi ed interazioni spesso non lineari nel loro insieme dove esistono degli effetti soglia per l’accadimento dei fenomeni (1).

Non abbiamo perciò nessuna certezza che ci sia o si mantenga una linearità tra il numero dei tamponi e il numero dei casi. Così come che i casi possano essere sempre lievi pur con l’aumento del numero dei casi stessi.

La carica virale come potenziale elemento ad effetto-soglia

Si è parlato nei mesi scorsi della carica virale come uno dei possibili elementi che hanno contribuito a rendere più gravi i casi iniziali. Si tratterebbe del fenomeno per cui una maggiore quantità di particelle di virus che infettano una persona sarebbe in grado di dare una maggiore gravità del quadro di infezione da Covid-19. Se così fosse potremmo assistere ad un perfetto effetto-soglia biologico per cui ad un certo punto l’aumento del numero di casi produrrebbe un’infezione più potente e più grave negli individui, con un potenziamento ulteriore della carica virale in uscita da ciascun singolo individuo infetto.

 

Quindi come mai c’è ancora pericolo? Una prima risposta rapida: perchè il SARS-CoV-2 è molto studiato ma ancora poco conosciuto

Cosa è stato studiato e cosa sappiamo

Del SARS-CoV-2 conosciamo tanti aspetti. Conosciamo la sua sequenza genica, che è stata sequenziata per intero, molte mutazioni, il meccanismo di entrata nelle cellule. Sappiamo che il virus scatena una risposta immunitaria eccessiva, che deve essere contrastata con alcuni farmaci, (tocilizumab, ibuprofene) sappiamo che altri farmaci sono comunque efficaci nel trattamento (eparina, remdesivir).

 

Cosa non sappiamo: interrogativi aperti

Molti fenomeni non sono stati ancora chiariti:

  • Come mai il Coronavirus ha colpito alcune regioni in modo selettivo? Come mai ha colpito pesantemente il Nord Italia e ha sostanzialmente risparmiato il Sud Italia? Di sicuro non è dovuto a comportamenti virtuosi del meridione.
  • Come mai in alcuni comuni in particolare ha colpito in modo particolarmente severo e in altri in misura minore?
  • Da quanto tempo circolava il virus?
  • Il virus conferisce immunità?
  • Per quale motivo ora si infettano maggiormente i giovani? Molti sostengono che gli anziani non si stiano proteggendo molto eppure i giovani si infettano in misura maggiore con un abbassamento dell’età media
  • Il problema della carica virale (vedi sopra)

Questi interrogativi sono alla base delle preoccupazioni attuali. Perchè se molte cose non ci sono chiare, altrettante non possiamo prevenirne.

 

Come mai il virus continua a circolare? Non era clinicamente morto?

Il virus non si è mai estinto. Come ha ricordato il prof. Crisanti, abbiamo perso l’occasione di arrivare a casi-zero, come invece è successo a Wuhan.

Come la Cina ha raggiunto casi-zero

A Wuhan, ricordiamo, sono giunti a casi-zero perchè hanno fatto un lockdown strettissimo. Perché hanno portato via a forza le persone dalle case, perchè sono asiatici e seguono meglio di noi le regole ma anche perchè per coloro che intendano violarle non ci sono sanzioni amministrative, ma soluzioni rapide e sommarie da parte delle autorità.

Perché in Italia non siamo arrivati a casi-zero

In Italia invece, dopo due mesi di attenzione virtuosissima, complici le buone notizie e le gravi uscite eccessivamente positive di molti colleghi, abbiamo allentato la presa. Abbiamo mandato i connazionali all’estero senza controllarli al rientro, in Francia, in Spagna dove il virus sapevamo che stava circolando, o in Croazia dove si poteva intuire che i numeri fossero ritoccati al ribasso per motivi turistici.

Abbiamo cambiato le regole e le autodichiarazioni troppe volte, scatenando l’effetto contrario: il risentimento e la sfiducia da parte della popolazione. Che si sente anche presa in giro quando viene denunciata se non rispetta la quarantena ma vede i profughi arrivati coi barconi e noti positivi potersi allontanare con troppa facilità dai centri di accoglienza e costituire un pericolo gravissimo per la salute di tutti. In Cina non sarebbe mai potuto accadere.

 

La situazione attuale

Ecco che così ci ritroviamo, alle porte dell’autunno, con il virus circolante, e con un aumento importante dei casi. Nei giorni scorsi l’espansione dei casi è tornata a seguire un andamento non lineare, a volte geometrico. E ricordiamo che l’attuale numero dei casi rispecchia non la situazione attuale dei contagi, ma quella di una o due settimane prima. Quindi il numero è destinato a crescere ulteriormente. Ed i casi non sono necessariamente così leggeri. Ecco qui i dati provenienti da Milano sui ricoveri gravi:

Come si vede dalla riga in giallo nel giro di 15 giorni i numeri sono raddoppiati.

 

Cosa accadrà in autunno? C’è ancora pericolo e cosa ci attende?

Per stare tranquilli avremmo dovuto trovarci nella situazione ideale, come quella di Wuhan, a casi-zero in previsione dell’autunno. Con monitoraggio totale e quarantena ferrea per tutti coloro che rientrano dall’estero, nessuno escluso.

Invece ora ci ritroveremo con TRE PROBLEMI GRAVI:

PROBLEMA n. 1: l’arrivo del freddo

All’arrivo dei primi freddi l’apparato respiratorio comincerà a non essere più efficiente come ora e sarà più suscettibile di infezioni respiratorie, sia da Covid-19 che da altri virus simil-influenzali. Con il risultato che il virus sarà più efficace nel creare malattia.

PROBLEMA n° 2: maggiore assembramento

All’arrivo del freddo le persone non saranno più così propense ad uscire all’aperto e le aggregazioni tra individui, anche se nel rispetto del distanziamento sociale, si svolgeranno in luoghi chiusi e quindi con una maggiore carica virale circolante.

PROBLEMA 3: La scuola

Se le scuole riapriranno, molte di esse chiuderanno molto in fretta al primo bambino positivo. Con le ricadute che possiamo immaginare sul paese intero, con i genitori non in grado di lavorare per doverli acudire.

 

Soluzioni possibili

Allo stato attuale vi sono solo due soluzioni all’orizzonte.

SOLUZIONE 1: TUTTI SANI MA POVERI

Ripetere quello che è accaduto lo scorso inverno, creare chiusure parziali e zone rosse locali qui e là man mano che si generano i focolai. Non sarà facile. Occorreranno tantissimi tamponi. La collaborazione di tutti. E il paese si indebolirà comunque in modo molto grave, generando povertà, risentimento, tensioni sociali elevate.

SOLUZIONE 2: ECONOMIA STABILE, ma DECESSI CONTROLLATI

L’alternativa, per preservare il benessere nel paese, è rassegnarsi a CON-vivere con il virus: lasciargli spazio vitale e quindi la possibilità di infettare un po’ di persone e di ucciderne molte. Potenziando gli ospedali e i sistemi di cura e non fasciandosi la testa per la quantità di individui che potrebbe soccombere. Che in numeri percentuali sarebbe comunque bassa – attorno allo 1-3% della popolazione, ma in numeri assoluti comunque un prezzo di vite umane molto alto.

SOLUZIONE 3: SOLUZIONE all’ITALIANA

Cercare di fare una via di mezzo tra le due. A nostro parere poco percorribile con il rischio che non ottenga i benefici di entrambe le soluzioni 1 e 2 ma ne prenda le conseguenze negative.

QUALE LA SOLUZIONE GIUSTA?

Non esiste in questa situazione una soluzione GIUSTA e una SBAGLIATA. Esistono solo delle scelte. Nel resto del mondo diversi paesi hanno optato per differenti combinazioni delle soluzioni 1 e 2 con alterne fortune. Sta a noi, oggi più che mai, decidere, (forse magari con un referendum?), da che parte desideriamo consapevolmente andare.

 

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

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Note

  • (1) basti pensare per esempio all’effetto tutto-o-nulla della trasmissione sinaptica

 

Per approfondire:

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