La gestione degli ospedali Covid-19 in Lombardia

La gestione degli ospedali Covid-19 in Lombardia

La gestione degli ospedali Covid-19 in Lombardia

 

Covid-19 e impatto sul sistema sanitario

Da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus il sistema sanitario ha sostenuto l’impatto dell’epidemia. Nelle regioni l’arrivo di tanti malati ha causato un sovvertimento delle attività di routine e ha costretto a riarrangiare e/o ripensare la gestione del sistema, degli ospedali e dei percorsi degli ammalati.

Come tutti sappiamo il sistema sanitario è organizzato su base regionale, perciò ogni regione ha deciso in autonomia come riorganizzare le proprie risorse.

 

Covid-19 e gestione degli ospedali in Veneto

Tempo addietro abbiamo scritto un articolo riguardo la gestione dei malati Covid-19 in Veneto. Qui c’è stata una suddivisione degli ospedali in ospedali-COVID e ospedali-COVID-FREE. Solo gli ospedali Hub sono rimasti a gestione mista, perché devono poter garantire servizi di massimo livello (il livello dell’Hub) sia per i pazienti Covid-free che per i pazienti Covid.

Negli ospedali Covid, con una scelta piuttosto drastica, non è rimasto disponibile alcun servizio per i malati non-Covid, nemmeno il pronto soccorso, che in questi ospedali è chiuso al pubblico e al 118.

Al di fuori di tutti gli ospedali c’è una tensostruttura che funge da filtro per eventuali malati che arrivino in ospedale autonomamente. Qui si prende la decisione di quale sia l’ospedale più adatto per il paziente. Chi fa questa scelta è in genere un medico neolaureato. Per prendere la propria decisione questo medico si aiuta con protocolli stabiliti a monte, ma sfrutta anche le sue conoscenze cliniche per individuare situazioni sospette non descritte dal protocollo che gli viene fornito. Del resto la responsabilità della decisione presa, in quanto medico abilitato, risulta integralmente sua, a prescindere dall’esistenza del protocollo stesso.

 

Covid-19 e gestione degli ospedali nelle altre regioni

Dopo la pubblicazione dell’articolo riguardo il Veneto molti lettori ci avevano chiesto un articolo analogo sulle decisioni strategiche prese nelle altre regioni. Purtroppo non ci era stato possibile riferire questi dati per mancanza di informazioni, in particolare dirette, sul campo.

La gestione degli ospedali Covid-19 in Lombardia

Di recente ho avuto modo di prestare servizio come anestesista in Lombardia, in particolare a Milano, e ho fatto esperienza sul campo di quanto è accaduto e accade tuttora in questa regione.

 

Le decisioni iniziali durante l’emergenza sanitaria

In Lombardia inizialmente era stato stabilito che alcuni ospedali sarebbero stati dedicati alla gestione dei malati Covid (ospedali-Covid), mentre gli altri sarebbero stati mantenuti ospedali-Covid-free, mentre gli ospedali Hub sarebbero stati a gestione mista. Questa è una decisione sostanzialmente in linea con quelle delle altre regioni. La scelta di dividere gli ospedali tra Covid e Covid-free ha vari obiettivi:

  • mantenere l’attività di cura dei malati non covid negli ospedali covid-free;
  • dirottare più presidi di protezione individuale negli ospedali covid;
  • risparmiare sull’utilizzo dei presidi di protezione individuale, rendendoli disponibili dove necessari;
  • impedire che i malati positivi siano in contatto con i negativi e li possano contagiare.

 

L’apertura dei Pronti Soccorso di tutti gli ospedali in Lombardia

Diversamente dalla scelta di altre regioni, in Lombardia sono rimasti aperti i Pronto Soccorso di tutti gli ospedali, sia degli ospedali Covid che degli ospedali Covid-free sia ai pazienti Covid che ai pazienti Covid-free. I pronto soccorso sono suddivisi in due aree diverse, quella “sospetti Covid” e quella “probabili non-Covid”. Questo comporta che le persone si possono recare autonomamente in qualunque pronto soccorso, probabilmente quello a loro più vicino, che può essere di un ospedale Covid o meno.

 

Tutti dappertutto

Così accade frequentemente che nel pronto soccorso di un ospedale Covid giungano pazienti non-Covid con le più disparate problematiche o che nel pronto soccorso di un ospedale Covid-free arrivino pazienti che poi hanno il tampone positivo.

Cosa accade allora? Razionale vorrebbe che i malati, anche se si trovano ormai nell’ospedale “sbagliato”, venissero spostati nell’ospedale “corretto”. Questo però implicherebbe continui spostamenti di ammalati con le ambulanze che invece devono dedicarsi al loro uso consueto, quello di soccorrere le persone a domicilio.

Per questo motivo i pazienti che si trovano nell’ospedale sbagliato rimangono dove sono e quindi devono trovare una loro collocazione nell’ospedale dove si sono presentati. Così gli ospedali che dovevano essere inizialmente suddivisi in due tipi, Covid e Covid-free, man mano si sono popolati di entrambe le categorie di pazienti, risultando tutti MISTI, con un grado diverso percentuale di malati Covid.

 

Perdita della suddivisione tra ospedali Covid e Covid-free

Così in Lombardia è stato inficiato alla radice il principio di suddividere gli ammalati tra Covid e non-Covid che ha permesso ad altre regioni di continuare a lavorare, in vari ospedali, in modo più vicino alla normalità.

Accade perciò ora che negli ospedali Covid i pazienti non-Covid, una volta inquadrati e con un tampone negativo, finiscano nei posti letto disponibili dei reparti di quell’ospedale. C’è chi finisce in una stanza Covid-free di un reparto Covid, curato dai medesimi medici e infermieri che curano anche i malati Covid. Naturalmente è impensabile che il personale sanitario, che deve passare da un paziente all’altro, possa continuare a cambiare presidi mettendoli e togliendoli di continuo. In una situazione del genere tutti gli operatori sanitari tendono a proteggersi sempre, indipendentemente dal paziente che stanno curando, tenendo le proprie protezioni per tutto il turno. Così l’utilizzo delle protezioni su tutti i malati sia Covid che non, ostacola le attività, prolunga tutte le operazioni routinarie, consuma più presidi, aumenta il rischio di trasmissione di infezione, ostacola la razionalizzazione delle risorse.

Per esempio i pazienti con un problema neurologico finiscono in alcune stanze di un reparto di medicina dove li assistono dei neurologi, che però nelle stanze a fianco assistono anche malati Covid.

Possiamo immaginare quanto sia elevato il rischio infettivo di questi malati negativi quando soggiornano in stanze di un reparto pieno di pazienti Covid.

 

Le ragioni della scelta lombarda

Abbiamo analizzato finora le conseguenze per alcuni versi grottesche delle scelte contrastanti intraprese in Lombardia. Ci chiediamo ora quali siano le ragioni che tengono aperti, specialmente durante l’emergenza Covid, decine di pronti soccorsi, a volte semivuoti, anche a distanza di 5 minuti di ambulanza l’uno dall’altro nella città di Milano. Noi fatichiamo a trovare una motivazione logica all’interno di una situazione emergenziale. Del resto la situazione di oggi è frutto di scelte passate che continuano a pesare nell’economia globale della gestione dei pazienti.

 

Conclusione: qual è stata la gestione degli ospedali Covid-19 in Lombardia

La gestione degli ospedali Covid-19 in Lombardia è sostanzialmente fallimentare. Consentire a pazienti negativi di essere ospitati a poca distanza dai pazienti positivi e con gli stessi operatori sanitari non è degno di una ragione modello a livello sanitario.

Un adagio popolare recita che il cane di troppi padroni muore di fame. Regioni con minori risorse probabilmente le hanno ottimizzate in maniera più razionale.

 

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

Per approfondire:

 

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