Giappone: primi test sierologici per il Covid-19

Giappone: primi test sierologici per il Covid-19

Giappone: primi test sierologici per il Covid-19

 

I dati raccolti

I primi test sierologici per il Coronavirus in Giappone si riferiscono ad un primo studio condotto dall’ospedale principale di Kobe, il Kobe City Medical Central General Hospital. I colleghi hanno studiato i pazienti asintomatici che hanno visitato l’ospedale tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, prelevando loro 1000 campioni di sangue.

Su 1000 persone asintomatiche si sono trovate 33 persone positive agli anticorpi per il Coronavirus Covid-19. Si tratta quindi del 3,3% del totale della popolazione asintomatica che presenta anticorpi contro il virus!

 

Le statistiche ufficiali del Coronavirus in Giappone

Ricordiamo che dalle statistiche ufficiali oggi il Giappone registra 15.253 casi totali da inizio pandemia con 556 decessi, risultanti in una mortalità del 3,6%.

C’è da tenere in conto che il Giappone ha anche fatto pochissimi tamponi, solo 1.473 per milione di abitanti, contro i 38.221 dell’Italia. Venti volte di meno!

 

I dati rivisti alla luce dei test sierologici

Se i numeri relativi ai test anticorpali fossero estrapolati per la popolazione giapponese, dovremmo assumere che, al di là dei pazienti sintomatici, vi sarebbero ben 4 milioni di Giapponesi positivi agli anticorpi contro il SARS-CoV-2. Sarebbero soggetti che lo hanno già incontrato e avrebbero sviluppato degli anticorpi.

Questo significherebbe che il numero totale dei casi in Giappone non sarebbe più di 15.000, ma di 4 milioni. Il numero dei decessi verosimilmente non sarà comunque 556, perché dobbiamo assumere che molte persone potrebbero essere decedute per Covid senza essere risultate positive ad un tampone mai eseguito. Tuttavia, anche aumentando prudenzialmente di 4 volte tanto, a 2000, il numero dei decessi probabili per Covid-19 in Giappone, la mortalità risulterebbe:

2000/4.000.000 = 0,05 %

C’è da considerare comunque che la città di Kobe forse ha consentito più contatti interpersonali rispetto a quanto può essere accaduto nel resto del territorio giapponese. Ma ciò nonostante, anche assumendo che Kobe abbia avuto 10 volte più casi rispetto all’intero territorio nazionale, ci ritroveremmo comunque con una percentuale di mortalità dello 0,5%, dieci volte meno del dato ufficiale. Facendo calcoli estremamente prudenziali.

 

Il valore di questi dati

Se i valori dei test sierologici eseguiti in Giappone fossero uno specchio della reale situazione dell’intero paese, saremmo di fronte ad una situazione davvero clamorosa. Significherebbe che la diffusione dell’infezione sarebbe stata così ampia e la mortalità così bassa da non richiedere misure di contenimento e di distanziamento sociale impegnative. Perché si tratterebbe di una malattia sovrapponibile, come pericolosità, all’influenza. Resterebbe la questione della alta contagiosità e della grande quantità di soggetti asintomatici, e di conseguenza del rischio della possibile necessità di gestione di una grande quantità di casi contemporaneamente.

 

Quale significato attribuire ai test sierologici per il Covid-19 in Giappone?

La scarsa quantità di tamponi eseguiti in Giappone ci autorizza a credere che sia molto verosimile il quadro che i test sierologici ci suggeriscono, con un’infezione latente e asintomatica diffusa a tappeto nella popolazione e una mortalità molto bassa. È necessario attendere ulteriori conferme in tal senso, ma questi dati ci autorizzano a ben sperare. Se i dati continueranno ad essere confermati probabilmente il quadro di altissima diffusione della malattia che abbiamo ipotizzato prenderà sempre più forma.

 

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

Fonti:

 

Per approfondire:

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