Italia: test sierologici per il Covid-19, i risultati

Italia: test sierologici per il Covid-19, i risultati

Italia: test sierologici per il Covid-19, i primi risultati

Riassumiamo qui i primi risultati dei test sierologici per il Covid-19 condotti in Italia.

I dati raccolti

  • I primi test sierologici per il Coronavirus in Italia si riferiscono al caso di Ortisei, in provincia di Bolzano, dove il dottor Simon Kostner  ha effettuato test sierologici nel centro benessere “Balance” dell’Hotel Adler. Al 18 aprile scorso, di 456 persone testate, fra i 20 e i 59 anni d’età, il 49% presentava anticorpi per il Coronavirus e due terzi dei testati ha riferito di non aver avuto sintomi (1).
  • Ad Alzano e a Nembro, i comuni lombardi più colpiti, i test sierologici condotti nei laboratori autorizzati della Regione (Bergamo e Seriate) riportano che più di 6 persone su 10 hanno sviluppato gli anticorpi. Questo significa che il 60% della popolazione si è già immunizzata contro il virus (2).
  • A San Marino il 4 maggio, sono stati effettuati 257 test sierologici ai dipendenti del Gruppo Colombini. I risultati hanno individuato 10 positivi, quindi il 4% circa, sottoposti poi anche a test sul tampone molecolare. Di questi 10 – tutti frontalieri – 4 sono risultati positivi al tampone e sono ora in isolamento domiciliare. Si trattava comunque di casi Covid-19 asintomatici (3).
  • La Toscana invece ha lanciato un’ampia campagna di screening, dove il 3% è risultato positivo al test sierologico, e lo 0.5% al tampone (effettuato sui positivi al test sierologico). Il numero totale di test anticorpali effettuati non è indifferente, ben 140mila! (4)
  • A Robbio, in provincia di Pavia, su 1300 persone testate, ben l’11.5% è risultato immune (5).
  • Nel Ticino sono stati testati, su base volontaria, 4728 operatori sanitari. Il 9.73% è risultato positivo. Il progetto di screening, iniziato il 16 aprile, ha dato i primi risultati in circa un mese (6).
  • A Roma sono stati effettuati test anticorpali in diverse strutture, i quali hanno dato esiti di positività essenzialmente inferiori a quelli fin qui riportati: 125 farmacisti della Asl Roma 2 hanno effettuato il test sierologico, 5 (4%) sono risultati positivi. Al San Camillo 35 operatori su 2200 (1.6%) hanno avuto esito positivo, al San Giovanni 5/500, quindi l’1%, mentre al Campus Bio Medico sono positivi lo 0.8% su 2000 (7).
  • Molto importanti sono i risultati della Lombardia dove, al momento, sono stati processati 66187 su 80000 test. In tutta la regione, sono stati testati 19405 soggetti posti in quarantena fiduciaria, di cui il 42.1% è risultato positivo, e 46782 operatori sanitari, di cui il 13.6% ha dato esito positivo (8). Rimandiamo all’articolo  (8) per i risultati suddivisi per provincia.
  • A Trapani e Ragusa su circa 4500 test, eseguiti sia su operatori sanitari che sulla popolazione, il 5% è risultato positivo (9).
  • A Pesaro, nell’Azienda ospedaliera Marche Nord (AORMN), su 2001 test sierologici l’8% ha dato esito positivo, di questi solo lo 0,4% è risultato poi positivo al tampone (10).
  • Tra i 19412 test sierologici effettuati nel Lazio su operatori sanitari e forze dell’ordine il 2,17% ha dato esito positivo (11).
  • Infine, una nostra lettrice ci ha riferito che nella sua azienda sono stati condotti 38 test anticorpali prima della ripartenza. I risultati hanno identificato 36 persone negative e 2 positive con IgG e IgM presenti (9%).

 

 

Il valore di questi dati

Riguardo l’attendibilità dei dati, essa comprende sia la veridicità dei campioni nello stimare il dato sulla popolazione, sia l’efficienza del test nell’identificazione dei soggetti positivi alle immunoglobuline. Riguardo l’efficienza dei test, si tratta di test diversi che danno più o meno risultati degli stessi ordini di grandezza nei vari campioni analizzati (attorno al 3-4%, escludendo le specifiche realtà di Ortisei e Alzano). Non ci è dato conoscere la veridicità del test, ma anche in questo caso la sostanziale sovrapposizione dei risultati di test diversi sui campioni ci suggerisce che sia sostanzialmente attendibile.

Dai dati sul campione più numeroso, quello della regione Toscana, emerge che 1 soggetto su 6, cioè circa il 16% (0,5%/3%) è positivo al tampone tra i soggetti positivi al test per immunoglobuline. Ammettendo che tutti i soggetti con anticorpi siano effettivamente positivi, la sensibilità del tampone nel rilevamento dei soggetti asintomatici sarebbe appunto il 16%, che è un dato in linea alle nostre attese in base ad un primo studio cinese.

 

Quale significato attribuire ai primi risultati dei test sierologici per il Covid-19 in Italia?

I primi dati sui test sierologici per il Covid-19 in Italia ci suggeriscono che una buona fetta della popolazione ha incontrato il virus, probabilmente attorno al 3-5%. Riportando il dato alla popolazione italiana, significa circa 2-3 milioni di persone, come avevamo stimato in un nostro precedente articolo.

Se i dati fossero confermati, la mortalità del virus si aggirerebbe oggi attorno a 50.000/2milioni = 1%, che è all’incirca quella stimata agli inizi dall’OMS.

 

I test sierologici nel mondo

Anche i dati condotti nel resto del mondo sembrano confermare la tendenza italiana.

I primi test anticorpali per il Coronavirus in Germania hanno evidenziato che 70 individui su 500, della città di Gangelt, pari al 14% del campione, sono risultati positivi al test sierologico.

I primi test sierologici per il Coronavirus in Giappone condotti nella città di Kobe hanno riscontrato 33 persone positive agli anticorpi per il Coronavirus Covid-19 su 1000 asintomatiche indagate. Si tratta quindi del 3.3% del totale della popolazione asintomatica che presenta anticorpi contro il virus!

Osservando i risultati dei primi test sierologici condotti negli Stati Uniti abbiamo stimato che l’1.9% della popolazione potrebbe essere infetta, e la mortalità potrebbe scendere all’1.3%!

 

Conclusione

I risultati dei primi test sierologici per il Covid-19 condotti in Italia indicano valori di diffusione del Coronavirus molto superiori alle attese, dell’ordine di 10 volte i contagiati stimati. Questo valore contribuisce a riportare i dati della mortalità attorno all’1%, ovvero 10 volte l’influenza, come avevamo già stimato agli inizi dell’epidemia. Questo significa che, per quanto sia una malattia temibile per la sua ampia capacità infettiva, non deve essere sopravvalutata. Le misure di contenimento si sono rivelate efficaci nell’evitare lo scenario descritto nel nostro primo articolo; ora possiamo guardare al futuro con una maggiore fiducia. Con il mantenimento delle misure di distanziamento possiamo tornare tutti alle attività di routine!

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Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

Fonti:

Per approfondire:

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