incidenza, prevalenza

Incidenza e prevalenza: significato, interpretazione e differenze

Indice

Incidenza e prevalenza sono due concetti relativi alla frequenza di una malattia in una popolazione, che sono studiati dall’epidemiologia.

Che cos’è l’epidemiologia?

L’epidemiologia è, in termini letterali, la scienza che si occupa di studiare una popolazione ma, con il tempo, l’accezione si è ristretta, intendendo esclusivamente la disciplina che si occupa di studiare una popolazione in senso medico-sanitario.

Secondo la definizione del Center for Disease Control and Prevention, oggi l’epidemiologia si identifica come l’approccio scientifico-metodologico che si occupa di studiare i problemi di salute e le malattie all’interno di una popolazione.

Andando nello specifico, l’epidemiologia ha come oggetto di studio la distribuzione (valutata in termini di frequenza) e le cause determinanti di eventi sanitari (non necessariamente malattie) in specifiche popolazioni, come scuole, città, Stati, Continenti, ecc. [1]

Approfondimento: che cos’è l’epidemiologia?

La parola “epidemiologia” deriva dalla lingua greca, da demos (=popolazione) e da logos (=parola/discorso).

È lo studio della frequenza, distribuzione e determinanti di salute e malattia nelle diverse popolazioni.

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Le misure di frequenza di una malattia

L’epidemiologia è una scienza descrittiva ma che poggia in maniera salda su un processo di quantificazione ed enumerazione dei risultati osservati.

Quantificare, ad esempio, il  numero di malati affetti da una determinata patologia in una specifica popolazione può rivelarsi molto importante per poter comprendere l’impatto economico-sanitario prodotto, come agire sulla prevenzione, ecc.

Tuttavia limitarsi semplicemente a riferire il numero di casi di malattia in questa maniera “piatta” non è il fine dell’epidemiologia, che verte invece sulla produzione di rapporti e proporzioni di fenomeni in una popolazione, adottando le misure di frequenza.

A titolo esemplificativo, si introducono due esempi per comprendere al meglio questo concetto:

  • Ho assunto il farmaco X per una terapia antimicrobica per una settimana. Appena ho sospeso il farmaco mi è comparsa una tosse continua e stizzosa. Il farmaco X ha dunque causato la comparsa della tosse.

Oppure

  • Le persone oggigiorno muoiono di più in ospedale rispetto che in altri ambienti, come nelle mura domestiche o all’aperto. L’ospedale è dunque il luogo più pericoloso al mondo.

In questi due esempi, ricollegandosi a ciò che si diceva in precedenza, non basta esporre delle semplici quantificazioni o riportare dei numeri per condurre un approccio metodologico valido all’osservazione di un evento sanitario.

Quando in uno studio l’osservazione riportata non viene contestualizzata in un rapporto o una proporzione dove si cerca di analizzare e valutare anche la cornice in cui l’evento si è verificato, si rischia di incorrere in errori logici gravi.

Gli errori logici, o bias cognitivi, come quelli sopra riportati, scaturiscono proprio da una deviazione del percorso razionale quando si traggono delle conclusioni senza criterio e contestualizzazione dei fatti.

Nell’epidemiologia dunque è sempre importante cercare di rapportare quanto osservato a dei validi riferimenti, cercando di analizzare il tutto in un quadro d’insieme omnicomprensivo.

Che cos’è l’incidenza di una malattia?

Riassumendo, le misure di frequenza valutano in una popolazione la somma di tutti i casi esistenti di una malattia, in un momento predeterminato, studiando poi l’emergenza di eventuali nuovi casi.

L’incidenza, o incidenza cumulativa, è una delle due principali misure di frequenze epidemiologica e si occupa di studiare la proporzione di nuovi eventi che si verificano in una popolazione specifica in un certo intervallo di tempo.

L’evento sanitario osservato può essere di qualsiasi tipo ma, nella maggior parte dei casi, si fa riferimento alla valutazione della comparsa di  nuovi casi di malattia.

L’incidenza assume la sua importanza nell’indagare sulle cause trigger di una malattia, studiandone l’effetto sulla popolazione; se l’incidenza tende a variare si deve infatti ritenere che qualche fattore abbia turbato lo stato della popolazione, e in questo caso interviene l’epidemiologia, proponendo efficaci programmi di prevenzione. [3],[4],[5]

Esempio pratico di calcolo dell’incidenza di una malattia

L’incidenza cumulativa si determina, all’atto pratico, utilizzando questo rapporto:

Nuovi casi / Popolazione totale

Facendo un esempio, si vuole calcolare l’incidenza nella popolazione nigeriana della malaria in un’osservazione condotta per tutto l’anno 2019.

In una popolazione di 206.000.000 di abitanti, circa 11.740.000 persone sono risultate infette dalla malaria nel 2019; il tasso d’incidenza è dunque di 0,057, ossia del 5,7%.

Per rendere il tasso di incidenza meno complesso, si può rapportare il numero di nuovi casi ogni 1000 abitanti, e dunque, in tal caso, risulterebbe una proporzione di 57 abitanti ogni 1000, che equivale sempre al 5,7% sulla popolazione generale.

Qualora lo studio osservazionale fosse stato svolto in due anni o più, unitamente al tasso di incidenza, si potrebbe determinare il rapporto di incidenza, equivalente al tasso d’incidenza suddiviso per il numero di anni di osservazione.

Che cos’è la prevalenza di una malattia?

In termini didattici si può invece asserire che la prevalenza, ossia l’altra fondamentale misura di frequenza epidemiologica, consiste nel misurare la proporzione di eventi che si verificano in una popolazione in quel dato momento.

Anche in questo caso per evento si può intendere qualsiasi carattere sanitario osservabile, anche se, spesso, l’evento viene considerato come “malattia”.

Generalmente, dunque, la prevalenza determina la proporzione di soggetti affetti all’interno di una popolazione che, in un dato momento, presentano la malattia.

La prevalenza è più facile da misurare rispetto all’incidenza in quanto si limita a riportare la sola presenza dell’evento, configurandosi dunque come un indice statico, che prescinde dal “fattore tempo”. [3],[4],[5]

Esempio pratico di calcolo della prevalenza di una malattia

All’atto pratico, la prevalenza epidemiologica si calcola come:

(Numero di casi / Popolazione) x 100

Ad esempio, se si è calcolato che, in una popolazione composta da 80.000 persone, 250 sono state colpite da una determinata malattia, la prevalenza si calcolerebbe dividendo 250 per 80.000, moltiplicando per 100 e, dunque, ottenendo 0,31%.

La prevalenza della malattia nella popolazione di riferimento è dunque dello 0,31%, o, analogamente, è anche di 3,1 persone ogni 1000.

Tabella riepilogativa delle differenze tra Incidenza e Prevalenza

Incidenza

  • Calcola la probabilità di sviluppare una malattia
  • È più complessa da determinare perché richiede almeno due indagini intervallate nel tempo
  • Non dipende dalla durata della malattia
  • Valuta l’estensione di una malattia nella popolazione o una sua recidiva

Prevalenza

  • Calcola la probabilità di avere una malattia
  • È più semplice da determinare perché richiede una singola indagine
  • Dipende strettamente dalla durata della malattia
  • Valuta l’impatto della malattia in una popolazione

[4]

Conclusioni

Concludendo, si può riassumere dicendo che l’epidemiologia è una disciplina fondamentale nella comprensione delle cause di una malattia e nella sua osservazione e prevenzione nel corso del tempo.

Per far ciò, l’epidemiologia si serve di misure quantificatrici di un evento sanitario da osservare, poggiando soprattutto sull’incidenza e sulla prevalenza.

Mentre l’incidenza misura la proporzione di soggetti che vengono colpiti da una malattia in un determinato periodo di tempo, la prevalenza si limita a enumerare i casi di malattia in un dato momento, configurandosi dunque come una foto istantanea dei casi patologici nella popolazione nel momento in cui si scatta la foto.

Bibliografia: fonti e note