sindrome metabolica

Sindrome metabolica

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SINDROME METABOLICA: l’input per una nuova pandemia globale?

Lo scopo di questo articolo è capire cos’è la sindrome metabolica e quali sono i metodi per prevenirla.

Che cos’è la sindrome metabolica?

Il termine “Sindrome metabolica” indica un insieme di fattori di rischio di origine metabolica e correlati, in particolar modo con lo sviluppo di patologie cardiovascolari di natura aterosclerotica.

L'origine del termine di "sindrome metabolica"

Il termine “sindrome metabolica” fu utilizzato per la prima volta nel 1977 dallo studioso tedesco Haller con l’obiettivo di identificare una serie di fattori clinici che potessero prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari, diabete mellito, steatosi epatica, obesità e altre ancora, valutando correlazioni con l’obesità viscerale.

La sindrome metabolica identifica una serie di parametri che permettono di valutare una relazione fra patologie cardiovascolari e alterazioni della funzionalità metabolica.

Definizione di sindrome metabolica: criteri

Ci sono varie organizzazioni che hanno cercato nel tempo di dare delle definizioni dei criteri per diagnosticare la cosiddetta “sindrome metabolica”. Tra esse citiamo OMS, IDF, EGIR e NCEP – ATP III.
Quelli utilizzati più universalmente sono i criteri NCEP – ATP III uniformati con i criteri IDF e con i quali,
mediante l’utilizzo di specifici cut-off, è possibile identificare i criteri associati alle diverse popolazioni.

La sindrome metabolica viene definita quando si identificano almeno 3 fra i seguenti fattori, dando
particolare importanza alla circonferenza vita strettamente associata all’obesità centrale:

  • Circonferenza vita maggiore a 102 cm nell’uomo e 88 cm nella donna;
  • Pressione arteriosa superiore a 130/85 mmHg;
  • Colesterolo HDL inferiore a 40 mg/dL nell’uomo ed a 50 mg/dL nella donna;
  • Glicemia a digiuno superiore a 100 mg/dl oppure in condizioni di diabete mellito;
  • Trigliceridemia superiore a 150 mg/dL.

Una volta identificato in un paziente uno di questi parametri, risulta importante ricercare anche gli altri, al
fine di diagnosticare la sindrome e prevenire l’insorgenza di gravi patologie.

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L’importanza di riconoscere precocemente la sindrome metabolica

Con l’aumentare delle calorie giornaliere consumate, in un contesto di aumentata sedentarietà e
concomitante riduzione del dispendio energetico giornaliero associato all’attività fisica, negli ultimi
trent’anni si è assistito a una vera e propria pandemia di patologie cardiovascolari. La ricerca ha messo in
evidenza, mediante studi epidemiologici, la stretta relazione esistente fra una variazione dei criteri
precedentemente descritti e queste patologie.
L’incidenza della sindrome metabolica risulta infatti strettamente associata all’incidenza di obesità e diabete
di tipo 2. Valutando inoltre la distribuzione di patologie quali l’obesità, in particolare la variazione di queste
distribuzioni negli anni, risulta evidente come questo fenomeno sia in esponenziale aumento.

Tra il 1990 e il 2015 il tasso globale di decessi associato ad un elevato BMI è aumentato del 28,3%.
Riconoscere precocemente questi valori può aiutare a identificare eventuali pazienti con un aumentato
rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e iniziare in questo modo un trattamento immediato.

Fisiopatologia della sindrome metabolica

I fattori scatenanti la sindrome metabolica sono suddivisi in due categorie:

  • Elementi non modificabili, quali i fattori genetici;
  • Elementi modificabili, associati a dieta e a stile di vita.

L’eccesso calorico e l’accumulo di tessuto adiposo provoca un aumento dell’adiposità viscerale, tessuto che
si deposita a livello degli organi interni, come il fegato. Questo porta a un incremento della resistenza
all’insulina, con un’alterazione delle lipoproteine LDL ed una maggiore suscettibilità dell’adipe alla lipolisi.
Come conseguenza si evidenzia un’eccessiva liberazione di FFA che porta ad uno stato di dislipidemia e alla
formazione di placca aterosclerotica, con un aumentato rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari
aterosclerotiche. L’eccessiva liberazione di acidi grassi provoca anche un aumento dell’insulino-resistenza da
parte del pancreas con progressiva distruzione delle cellule beta, riduzione della produzione di insulina e
successiva comparsa di diabete di tipo 2.

Prevenzione e trattamento della sindrome metabolica

Una volta identificati i fattori che permettono di diagnosticare la sindrome metabolica, l’obiettivo risulta
quello di intervenire cercando di andare a migliorare i fattori modificabili, associati in particolar modo ad
alimentazione e stile di vita, riducendo quindi la mortalità legata alle diverse complicazioni.

La ricerca ha dimostrato come un calo ponderale del 10% in un anno di tempo possa portare a una riduzione dell’obesità addominale e a un miglioramento della qualità di vita del paziente. L’obiettivo finale risulta comunque il ripristino di un Body Mass Index inferiore ai 25 Kg/m2 e valori di circonferenza vita inferiori a quelli indicati, rispettivamente di 102 cm per l’uomo e 88 per la donna.

Il calo ponderale del peso permette inoltre di evitare l’effetto yo-yo, un recupero di peso successivo a una troppo rapida perdita. Altri possibili trattamenti possono servire per la cura della dislipidemia, del diabete, dell’ipertensione, se eventualmente presenti nel paziente.

Alimentazione e attività fisica

L’alimentazione da preferire è una dieta:

  • povera in zuccheri semplici e sale, con una
  • riduzione del consumo di alimenti ricchi in grassi saturi, colesterolo e grassi idrogenati.
  • Anche il consumo di alcol può predisporre a una maggiore incidenza di sindrome metabolica.
  • Anche l’attività fisica gioca un ruolo chiave nel trattamento e nella prevenzione della sindrome metabolica.
    In base allo stato di salute del paziente, si può suggerire un’attività aerobica di diversa intensità, che venga
    mantenuta costante durante i giorni della settimana. I 30/60 minuti al giorno di attività aerobica sono da
    abbinare ad un allenamento di resistenza, con una frequenza di 2/3 volte a settimana.

Uno stile di vita, ad esempio, come quello della dieta mediterranea permette un calo ponderale e un
miglioramento della qualità della vita.

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