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L’emogasanalisi nell’evoluzione della pancreatite acuta

Emogasanalisi nell’evoluzione della pancreatite acuta

L’emogasanalisi è un esame importante da fare in corso di pancreatite acuta, per la diagnosi e per seguire la sua evoluzione.

L’emogasanalisi è un insieme di esami di laboratorio che si possono compiere su un campione di sangue arterioso o venoso.

In questo articolo vediamo come si modificano i parametri all’emogasanalisi in corso di pancreatite acuta durante la sua evoluzione clinica. L’emogasanalisi è un esame fondamentale nella pancreatite acuta, perchè rinvenire determinate alterazioni può suggerire lo stadio evolutivo di malattia e suggerire perciò la terapia più idonea del caso.

Delineiamo l’evoluzione dei parametri all’emogasanalisi durante le fasi della pancreatite acuta in iniziale, intermedia e successiva.

pO2 o Pressione parziale di Ossigeno

  • La pO2 nella fase iniziale di una pancreatite acuta tende a non modificarsi.
  • Inizia a scendere in una fase successiva, quando la ventilazione polmonare comincia a farsi più difficile in seguito al peggioramento della situazione addominale. In addome l’edema dovuto all’infiammazione pancreatica e al sequestro di liquidi intraperitoneali induce un aumento della pressione addominale. Contemporaneamente l’infiammazione in addome determina la trasudazione del liquido nelle cavità pleuriche inducendo versamento pleurico basale bilaterale. In questa condizione inizia l’ipossia, che può inizialmente essere corretta con un supplemento di ossigeno. Occorre però fare attenzione che l’aumento del consumo di ossigeno dovuto alla respirazione non sottragga ossigeno agli altri distretti corporei. In quel caso occorre mettere a riposo parzialmente i muscoli respiratori con un’assistenza ventilatoria parziale o totale.

 

pCO2 o Pressione parziale di Anidride carbonica

  • In fase iniziale la pCO2 nella pancreatite acuta non subisce variazioni.
  • In una fase intermedia invece, quando interviene l’ipossia con la riduzione della pO2 (vedi sopra), il paziente tende a iperventilare per aumentare l’ingresso di ossigeno: di conseguenza si assiste ad una ipocapnia, anche marcata. I valori della pCO2 possono raggiungere anche valori di 25-20 mmHg. Questa situazione è una spia di affaticamento del paziente, per cui è un indice della necessità di dare un supporto in ossigeno o ventilatorio per compensare la marcata ipossia.

 

pH sanguigno

  • In fase iniziale il pH sanguigno tende ad essere normale.
  • Poi, in fase intermedia, man mano che si assiste al peggioramento dell’infiammazione pancreatica, si accumulano valenze acide nell’organismo. L’ossigenazione tissutale non è così valida, così i nutrienti vengono utilizzati senza ossigenoo, formando acido lattico anzichè anidride carbonica ed acqua. Così si assiste ad un’acidosi metabolica, che in una prima fase viene compensata dall’alcalosi respiratoria prodotta dall’aumento della ventilazione con ipocapnia. Il pH è tuttavia normale perchè l’alcalosi respiratoria compensa l’acidosi metabolica in atto.
  • In una fase successiva di malattia l’ipocapnia non riesce a compensare più l’acidosi metabolica e quindi il bilancio totale è a favore di un’acidosi complessiva, con una riduzione del pH sanguigno.

Livelli di Ossigeno nel sangue

Vale quanto già segnalato per la pO2.

Eccesso di basi

  • In fase iniziale l’eccesso di basi è entro i valori normali.
  • Poi, in fase intermedia si assiste allo sviluppo di numerose valenze acide dall’infiammazione in corso in addome a carico della zona del pancreas e dal metabolismo non-ossidativo. Le sostanze prodotte da entrambi i processi riducono l’eccesso di basi, producendo l’acidosi metabolica.

Lattato

  • In fase iniziale il valore dei lattati rimane entro i valori normali.
  • Poi, in fase intermedia si assiste allo sviluppo del metabolismo non-ossidativo. Esso inizia quando l’infiammazione, proveniente dal pancreas, inizia ad influenzare altri distretti dell’organismo, produrre problemi di gittata cardiaca, difficoltà di approvigionamento di ossigeno in taluni organi, specialmente nella cavità addominale. Così in alcuni tessuti inizia il metabolismo non-ossidativo con produzione di acido lattico. L’acido lattico misurato è in correlazione significativa con la gravità della pancreatite acuta e di conseguenza può essere utilizzato come un INDICATORE preciso dell’evoluzione della compromissione generale dell’organismo nel corso di questa malattia.

Calcemia o livello sanguigno di Calcio

La calcemia in corso di pancreatite acuta tende a diminuire per il sequestro di questo minerale nei distretti pancreatici. Il livello di ipocalcemia dà un’indicazione generale del livello di compromissione prodotto dalla malattia.

Ruolo dell’emogasanalisi nel monitoraggio della pancreatite acuta

L’evoluzione della pancreatite acuta nel tempo può essere seguita con misurazioni seriate dei parametri dell’emogasanalisi, in una sorta di costante monitoraggio.

Tenere sotto controllo il trend dei parametri che abbiamo segnalato permette di identificare il passaggio dalla fase iniziale alla fase intermedia. E’ importante identificare il passaggio alla fase intermedia della pancreatite acuta perchè consente di intervenire tempestivamente quando c’è possibilità di sostenere le funzioni dell’organismo durante il danno infiammatorio generalizzato e quindi proteggere il paziente durante la tempesta infiammatoria. Può in alcuni casi fare la differenza nella prognosi di questi malati.

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

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