Pazienti COVID-19 con problemi renali: le difficoltà nella diagnosi

Pazienti COVID-19 con problemi renali: le difficoltà nella diagnosi

Pazienti COVID-19 con problemi renali: le difficoltà nella diagnosi

Come abbiamo già approfondito in precedenti articoli, durante l’epidemia da Covid-19 può essere utile effettuare test sierologici per rilevare i soggetti asintomatici, ovvero che sono entrati in contatto con il Coronavirus pur non avendo mostrato sintomi.

Questi test hanno però alcune importanti limitazioni: possono fornire risultati imprecisi, per cui è necessario validarli effettuando più volte i test e incrociandoli con altri test, come il tampone naso-faringeo.

 

Pazienti con patologie renali: i motivi della difficoltà nella diagnosi di COVID

Una situazione molto delicata a riguardo si verifica nei pazienti affetti da malattie renali. Questa condizione costituisce infatti un fattore di rischio aumentato per chi si ammala di COVID-19.
In particolare, coloro che necessitano di trapianto di reni hanno profonde alterazioni del sistema immunitario.

Un’immunità compromessa non solo rende più difficile la guarigione, ma rende più complesso ottenere risultati chiari e validi nei test diagnostici.

Un caso in particolare ha destato attenzione in merito.

Un uomo di 35 anni, affetto da schizofrenia, dopo un tentato suicidio per intossicazione ha sviluppato danni così gravi da rendere necessario il trapianto renale.
Successivamente ha sviluppato anche polmonite, risultando positivo al test per SARS-CoV-2.
Dopo aver ricevuto i dovuti trattamenti, due test hanno dato esito negativo. Perciò è stato trasferito nel Dipartimento dedicato ai pazienti in condizioni cliniche stabili. Considerato non infettivo. In quel momento l’uomo non presentava febbre ma evidenziava ancora tosse e condizioni polmonari tipiche di COVID-19.

Per questo motivo, nonostante i test negativi, sono state prese tutte le precauzioni necessarie: mascherine, protezione per occhi, igienizzanti e isolamento.

Pochi giorni dopo una trasfusione di sangue l’uomo ha sviluppato febbre con crampi, per cui gli è stato fatto nuovamente il test, che è risultato positivo.

A rendere ancora più complesso il caso, si aggiungono quattro ulteriori test effettuati successivamente, di cui tre negativi ed uno con esito incerto.

 

Questo paziente non è un caso isolato: infatti, ci sono stati altri sei casi simili che hanno coinvolto due donne e quattro uomini.

 

Riflessioni e considerazioni

È evidente che ci siano difficoltà nella diagnosi di Covid-19 nei pazienti con problemi renali, soprattutto nell’interpretazione dei risultati dei test. Il motivo è possibilmente legato ad una compromissione del sistema immunitario, che in fondo è il bersaglio dei test diagnostici.

In più, sintomi come la febbre possono non presentarsi in questi soggetti perché molti assumono farmaci antinfiammatori che contrastano l’innalzamento della temperatura corporea.

 

Una difficoltà nell’identificare il Coronavirus in queste tipologie di pazienti può portare alla trasmissione del virus anche nei reparti in cui vengono fatte dialisi, coinvolgendo sia personale sanitario sia altri pazienti.

Una possibile soluzione potrebbe essere effettuare i test regolarmente, ma questo va in contrasto con la limitata disponibilità di risorse dei laboratori di analisi.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

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