Il vaccino come porta di entrata per il Coronavirus

Il vaccino come porta di entrata per il Coronavirus

Il vaccino come porta di entrata per il Coronavirus

Oggi scopriamo come il vaccino per il Coronavirus, anzichè proteggerci, potrebbe diventare addirittura una porta di entrata per il virus e favorirne l’ingresso nelle cellule.

 

Il vaccino anti Coronavirus, la via maestra

La produzione di un vaccino per il SARS-CoV-2 è considerata la via più promettente per proteggere la popolazione mondiale a lungo termine. Per questo motivo il mondo della biotecnologia ha unito le forze nel tentativo di produrre dei candidati per la sperimentazione il prima possibile. Addirittura pare che l’Europa abbia già ordinato milioni di dosi ad una casa farmaceutica per ottenerlo in via prioritaria.

Come sappiamo, l’obiettivo della vaccinazione è indurre la produzione a lungo termine di anticorpi, cioè proteine specifiche del sistema immunitario che riconoscano il virus e diano una immunità permanente. Diversamente dall’infezione, in cui il sistema immunitario incontra il virus intero, nella vaccinazione per indurre la produzione di anticorpi vengono selezionate solamente alcune strutture chiave del virus, determinanti per l’entrata nelle cellule. Nel caso del Coronavirus si tratta della famosa proteina spike, una proteina che come una chiave apre le cellule all’entrata del virus.

L’obiettivo è che il sistema immunitario della persona vaccinata produca alti livelli di anticorpi anti-spike che impediscano l’interazione e quindi l’invasione delle nostre cellule.

 

Non tutti gli anticorpi sono uguali: anticorpi neutralizzanti e non

Ma siamo proprio certi che gli anticorpi prodotti dal vaccino siano in grado di impedire l’interazione e quindi l’invasione delle cellule e non possano piuttosto favorirne paradossalmente l’entrata? Cerchiamo di spiegarlo in parole semplici.

Proviamo ad immaginare la proteina spike come una chiave in grado di aprire la “serratura” che permette di invadere le cellule. Una volta iniettato il vaccino, il sistema immunitario della persona vaccinata produrrà una moltitudine di anticorpi contro la chiave, ma non tutti avranno la stessa azione contro di essa. Ognuno sarà specifico per una parte diversa della chiave. Alcuni si attaccheranno all’impugnatura, altri allo stelo e altri alla parte del pettine. Tutti gli anticorpi si attaccheranno, ma non tutti gli anticorpi prodotti saranno in grado di impedire alla chiave di entrare nella serratura; solo gli anticorpi contro la parte che entra nella serratura o alle zone vicino ad esso preverranno l’invasione della cellula. Questi anticorpi sono detti “neutralizzanti” perché appunto neutralizzano la capacità del virus di nuocere alle cellule umane, e quindi proteggono il paziente dalla malattia.

Lo scopo dei vaccini contro il coronavirus è proprio di indurre nell’individuo vaccinato il maggior numero di anticorpi neutralizzanti possibile.

Ma che cosa succede se invece la vaccinazione non induce anticorpi neutralizzanti, ma solo anticorpi che si attaccano al virus senza impedire che entrino nelle cellule?

 

ADE: Antibody-dependent enhancement

Il meccanismo che stiamo descrivendo ha questo nome difficile, ma significa che l’entrata del virus sarebbe favorita dagli anticorpi, anziché impedita. Come può accadere?

Ci sono particolari cellule che sono degli spazzini e portano via tutte le scorie dall’organismo, compreso i virus foderati di anticorpi. Si chiamano fagociti. Mangiano i detriti e poi li distruggono come il camion della spazzatura. Può avvenire però che gli anticorpi non neutralizzanti aiutino il virus ad essere “mangiato” dai fagociti, dai quali il virus potrebbe poi liberarsi e usare il sistema come cavallo di troia per il suo ingresso nelle cellule dell’organismo.

 

 

Vaccino per il coronavirus: il parere degli esperti

Qual è il rischio che il vaccino per il Coronavirus presenti questo tipo di problema?

Il rischio che un vaccino per il COVID-19 determini questo effetto è ignoto. Al momento non sono presenti dati sufficienti o convincenti che associno l’ADE per SARS-CoV-2 all’uomo. Sono stati osservati solo dei fenomeni in laboratorio, ma gli esperti concordano nel dire che gli esperimenti condotti in una situazione artificiale possano non rispecchiare che cosa avviene all’interno di un organismo complesso.

Gli unici suggerimenti arrivano dai coronavirus “cugini” del SARS-CoV-2: esperimenti su gatti vaccinati con la proteina spike del virus della prima SARS ha dimostrato che questi peggioravano, ma il risultato è stato poi smentito nei macachi. I macachi non hanno dimostrato effetti collaterali nemmeno dopo la vaccinazione con il virus della MERS.

Anche se si conducessero i primi studi clinici di vaccini anti COVID-19 su esseri umani e si riscontrasse un peggioramento dello stato dell’infezione dei soggetti vaccinati rispetto a quelli non vaccinati, sarebbe comunque difficile dare la colpa all’ADE. Infatti la risposta immunitaria è molto complicata e non si limita alla produzione di anticorpi, rendendo l’interpretazione degli effetti collaterali molto difficile.

Ricordiamo che generalmente occorrono 15-20 anni per produrre un vaccino sicuro ed efficace. I tempi si stanno gradualmente riducendo grazie allo sviluppo della tecnologia, tuttavia la biologia ha tempi prestabiliti che spesso non è possibile accorciare.

Per ora i dati limitati disponibili sono rassicuranti e i produttori concordano che l’efficacia debba essere prima attentamente testata nei primati prima di arrivare in fase clinica.

 

Conclusioni

Gli esperti produttori di vaccini sono alle prese con un dilemma: da un lato l’emergenza sanitaria imperversa, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, e l’attesa per lo sviluppo di un vaccino vale molte vite ogni giorno. Dall’altro produrre un vaccino poco testato rispetto al normale sviluppo espone a rischi difficili da immaginare. Oggi abbiamo segnalato l’ADE (Antibody-dependent enhancement) tra i rischi possibili. Per produrre un vaccino efficace contro il Coronavirus occorre trovare il difficile bilanciamento tra sicurezza ed efficacia. L’andamento dell’infezione ci aiuterà a capire quanto sia o meno opportuno spingere con velocità verso la direzione di un vaccino poco testato ma determinante, o in alternativa attenderne uno molto più sicuro o addirittura non utilizzarlo del tutto. 

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

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