La variante brasiliana del Covid-19

La variante brasiliana del Covid-19

La variante brasiliana del Covid-19

 

La scoperta della variante brasiliana P1 del Covid-19

La variante brasiliana si è sviluppata nelle zone di Manaus (2) e di Rio de Janeiro (3) verso dicembre 2020. È stato possibile determinarlo perché era assente nei campioni di Coronavirus analizzati fino a novembre 2020 e successivamente era presente nel 40% della popolazione sottoposta a test (2).

 

Nomenclatura della variante brasiliana del Covid-19

La variante brasiliana del Covid-19 viene anche definita in base al ceppo Covid-19 di appartenenza. Si è deciso di denominarla P1.

 

La struttura della variante brasiliana P1 del Covid-19

La variante brasiliana P1 contiene varie differenze rispetto al virus che era stato isolato originariamente a Wuhan. Ci sono poco più di una dozzina di mutazioni, cioè di cambiamenti, su svariate migliaia. Eppure sono sufficienti a farlo diventare un virus molto diverso dall’originale, un virus nuovo.

 

Le regioni modificate della variante brasiliana P1 del Covid-19

Le tre regioni più importanti che risultano modificate nella variante brasiliana del Covid-19 sono:

 

Virulenza della variante Covid-19 brasiliana P1

Non è nota la virulenza della variante brasiliana P1 del Covid-19. Tuttavia, siccome condivide diverse mutazioni critiche con le varianti inglese B.1.1.7 e sudafricana B.1.351, è verosimile che riporti anch’essa:

come già segnalato specificamente nelle altre due varianti descritte.

 

Studi al computer su una delle mutazioni della variante brasiliana, la mutazione N501.

Il Coronavirus entra nelle cellule umane con un sistema di attracco, un po’ come accade sulle astronavi che hanno dei portelli appositi che combaciano e si incastrano perfettamente prima di poter completare l’aggancio. Nella fattispecie, nel caso del Coronavirus SARS CoV-2 il sistema di attacco avviene tra la proteina Spike del Coronavirus e un recettore che si trova sulle cellule umane, il recettore dell’angiotensina 2 (ACE-2) (vedi figura).

Le proteine Spike e ACE-2, tratto da (4)

 

I ricercatori hanno studiato le strutture della proteina Spike mutate e fatto delle elaborazioni al calcolatore per comprendere se il cambio di forma della proteina Spike prodotto da queste mutazioni potesse rendere la proteina Spike più efficace nel legare il proprio bersaglio (3, 4).

Ebbene, dalle simulazioni condotte al pc, la mutazione N501Y presente nella variante brasiliana del Covid-19, presente anche nella variante sudafricana 501Y.V2 e in quella inglese, conferisce una maggiore affinità alla proteina Spike per il recettore dell’angiotensina 2 (ACE-2), riducendo l’energia che il legame richiede. In altre parole, la mutazione consente al virus di “arpionare” le cellule umane con maggiore facilità e di rimanerci legato in modo più saldo e quindi di attaccarle in modo più efficace. Di qui la sua virulenza.

 

Conclusioni: quanto è temibile la variante brasiliana del Covid-19?

Non ci sono ancora studi specifici sulla variante brasiliana in merito alla possibilità che sia maggiormente pericolosa. In particolare stiamo attendendo studi riguardo la sua vulnerabilità da parte di:

come è stato fatto per le altre varianti, inglese e sudafricana. Tuttavia è purtroppo verosimile che anch’essa, come la variante sudafricana con cui condivide alcune mutazioni, sia poco sensibile alle terapie e ai vaccini finora prodotti per la forma originale del virus. Occorre attendere qualche settimana per conoscere meglio il comportamento di questa variante e comprendere se risulta particolarmente temibile come le prime rilevazioni farebbero supporre.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

Fonti e note:

  1. Design of Specific Primer Sets for the Detection of B.1.1.7, B.1.351 and P.1 SARS-CoV-2 Variants using Deep Learning
  2. Genomic characterisation of an emergent SARS-CoV-2 lineage in Manaus: preliminary findings

  3. VolochC. M. et al. Genomic characterization of a novel sars-cov-2 lineage from rio de janeiro, brazil

 

Per approfondire:

 

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