variante inglese UK B.1.1.7 del Covid-19

La variante inglese (UK) del Covid-19

La variante inglese B.1.1.7 (UK) del Covid-19

La variante inglese del Coronavirus Covid-19 è anche identificata con queste sigle, che sono sostanzialmente suoi sinonimi:

  • B.1.1.7
  • N501Y.V1
  • VUI 202012/01

Per una spiegazione sulla nomenclatura, vedi a fondo pagina.

 

La scoperta della variante inglese B 1.1.7 del Covid-19

La variante inglese B.1.1.7 è stata identificata nel dicembre 2020. Ha fatto notizia perchè è subito apparso evidente che la sua infettività è più elevata rispetto alla forma tradizionale del SARS-CoV-2. Si è stimato che produca un aumento di trasmissione della malattia del 55-70% maggiore, con un aumento dell’Rt di 0,4 o superiore (8)

La variante inglese si è successivamente diffusa in tutto il mondo, raggiungendo moltissimi stati,

 

La struttura della variante inglese B 1.1.7 o VUI 202012/01

La variante UK contiene ben 17 differenze rispetto al virus che era stato isolato originariamente a Wuhan. Questo la rende particolarmente differente dalle altre varianti, che di norma si differenziano dal virus originale cinese per 2-3 punti totali.

Le regioni modificate della variante inglese del Covid-19

Nella variante inglese del Covid-19 sono presenti varie mutazioni, la maggior parte delle quali riguardano la proteina Spike in zona specifiche. Le più significative e preoccupanti risultano essere

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  • le delezioni, cioè l’eliminazione di un particolare aminoacido in due regioni (nel punto 69-70 e nel punto 144) e
  • la sostituzione di un aminoacido nei confronti di un altro nelle zone N501Y, A570D, P681H, D614G, T716I, S982A, D1118H.

 

Virulenza della variante Covid-19 inglese B.1.1.7

A quanto pare la variante inglese del Covid-19 ha una maggiore virulenza. Per comprendere meglio quale sia la ragione di questa maggiore virulenza i ricercatori si sono concentrati su degli studi al computer per capire le possibili interazioni tra i recettori.

Studi al computer

Il Coronavirus entra nelle cellule umane con un sistema di attracco, un po’ come accade sulle astronavi che hanno dei portelli appositi che combaciano e si incastrano perfettamente prima di poter completare l’aggancio. Nella fattispecie nel caso del Coronavirus SARS CoV-2 il sistema di attacco avviene tra la proteina Spike del Coronavirus e un recettore che si trova sulle cellule umane, il recettore dell’angiotensina 2 (ACE-2) (vedi figura)

Le proteine Spike e ACE-2, tratto da (4)

 

I ricercatori hanno studiato le strutture della proteina Spike mutate e fatto delle elaborazioni al calcolatore per comprendere se il cambio di forma della proteina Spike prodotto da queste mutazioni potesse rendere la proteina Spike più efficace nel legare il proprio bersaglio. (3, 4)

Ebbene, dalle simulazioni condotte al pc, la mutazione N501Y presente nella variante inglese del Covid-19 e anche nella variante sudafricana 501Y.V2, conferisce una maggiore affinità alla proteina Spike per il recettore dell’angiotensina 2 (ACE-2), riducendo l’energia che il legame richiede. In altre parole, la mutazione consente al virus di “arpionare” le cellule umane con maggiore facilità e di rimanerci legato in modo più saldo e quindi di attaccarle in modo più efficace. Di qui la sua virulenza.

 

Resistenza della variante inglese B.1.1.7 alla neutralizzazione anticorpale

La variante B.1.1.7 presenta un’aumentata resistenza alla neutralizzazione da parte della maggior parte degli anticorpi monoclonali al dominio terminale della proteina Spike e una relativa resistenza ad un certo numero di anticorpi monoclonali per il dominio-legante il recettore (RBD) (2).

 

Efficacia del plasma iperimmune sulla variante inglese B.1.1.7 del Covid-19

La variante inglese B.1.1.7 ha una resistenza tripla, in media, agli anticorpi policlonali presenti nel plasma iperimmune dei soggetti precedentemente immunizzati dal Covid-19. Lo studio è stato condotto sul plasma proveniente da 20 soggetti con infezione documentata durante la primavera del 2020. (2)

Un altro studio invece ha evidenziato come la riduzione di efficacia del plasma da soggetti convalescenti sia stata davvero minima (9)

 

Efficacia degli anticorpi monoclonali Covid-19 sulla variante inglese B.1.1.7 del Covid-19

La variante inglese riduce in parte l’efficacia degli anticorpi monoclonali Covid-19:

  • 910-30 (5)
  • S309 (6)

La variante inglese riduce completamente l’efficacia degli anticorpi monoclonali Covid-19 contro il sito NTD:

  • 5-24
  • 4-8
  • 2-17
  • 4-19
  • 4A8

Gli altri anticorpi rimangono invece pienamente efficaci:

  • 5-17
  • 2-15
  • LY-CoV555 (bamlanivimab)
  • C121
  • REGN10933 (casirivimab)

 

Efficacia dei vaccini Covid-19 sulla variante inglese B.1.1.7

Gli studi non sono concordi in merito. La resistenza dello specifico tipo di vaccino nei confronti della variante inglese potrebbe dipendere anche dal vaccino stesso.

 

Efficacia del vaccino Pfizer sulla variante inglese B.1.1.7 del Covid-19

Lo studio condotto su sieri provenienti da persone vaccinate col vaccino Pfizer la variante inglese B.1.1.7 ha una resistenza doppia, in media, agli anticorpi presenti nel siero vaccinale dei soggetti vaccinati per il Covid-19 (2). Il dato risulta confermato anche da uno studio ulteriore (9).

 

Efficacia del vaccino Moderna sulla variante inglese B.1.1.7 del Covid-19

Lo studio condotto su sieri provenienti da persone vaccinate col vaccino Moderna, la variante inglese B.1.1.7 ha una resistenza doppia (1,8 volte superiore), in media, agli anticorpi presenti nel siero vaccinale dei soggetti vaccinati per il Covid-19 (2).

Il dato risulta confermato anche da uno studio ulteriore (9).

Un terzo studio invece evidenzia nessun cambiamento di efficacia degli anticorpi sviluppati dal vaccino di Moderna (10)

 

Efficacia del vaccino indiano COVAXIN sulla variante inglese B.1.1.7 del Covid-19

Secondo un ulteriore studio pare che vaccino indiano COVAXIN prodotto dalla Bharat Biotech sia in grado di creare anticorpi efficaci anche contro la variante inglese del Covid-19 (1).

 

Come identificare la variante inglese nella popolazione?

Un gruppo di scienziati ha dichiarato, in uno studio non ancora revisionato, di essere riuscito a mettere a punto un set di primer differenti, uno per ciascuna variante di Covid-19, nella fattispecie, oltre che per quella inglese, anche per quella sudafricana e quella brasiliana (7).

Questo consentirà di poter svolgere un test diagnostico di secondo livello dopo il test di valutazione della positività. Nel secondo test, da effettuare solo sui pazienti positivi, sarà possibile identificare il tipo di variante in essere, se quella tradizionale oppure quelle emergenti.

La possibilità di identificare la variante inglese nel soggetto consentirà di scegliere anche il trattamento più opportuno, per esempio optare comunque per il plasma iperimmune, che sulla variante inglese risulta efficace, a differenza della variante sudafricana.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

La nomenclatura delle varianti Covid-19 inglesi

Il nome B.1.1.7 della variante inglese del Covid-19

Il nome B.1.1.7 è stato assegnato in base al

Il nome N501Y.N1 della variante inglese del Covid-19

Il nome N501Y.V1 deriva da una delle mutazioni principali presenti sulla proteina Spike. Questa mutazione che in genere consiste appunto nella sostituzione di un aminoacido in posizione 501 sulla catena della proteina Spike.

Il nome VUI 202012/01 della variante inglese del Covid-19

Questa nomenclatura si riferisce al sistema inglese di identificazione delle varianti.

 

Per approfondire: