La polmonite da Citomegalovirus (CMV)

La polmonite da Citomegalovirus (CMV)

La polmonite da Citomegalovirus (CMV)

In questo articolo ci occuperemo della polmonite da Citomegalovirus (CMV) che è una delle polmoniti virali.

 

Epidemiologia della polmonite da Citomegalovirus

Le polmoniti da Citomegalovirus sono certamente piuttosto rare. La maggior parte di esse sono comunque asintomatiche ed acquisite in tarda età.

Questo accade perché di norma l’infezione da Citomegalovirus è estremamente frequente nella popolazione ed accade nell’infanzia o nell’adolescenza. Fino al 70-80% della popolazione adulta infatti risulta positiva agli anticorpi anti-CMV. L’infezione tuttavia nella maggior parte dei casi evolve senza sintomi e si traduce poi in una infezione latente, ovvero il virus non viene debellato del tutto dalle cellule del nostro corpo e rimane in uno stato di quiescenza.

Questo significa che la maggior parte dei pazienti non presenta sintomi pur avendo o avendo avuto l’infezione. In alcuni casi, tuttavia, sono descritti quadri più seri con importante sintomatologia.

 

Fisiopatologia della polmonite da Citomegalovirus (CMV)

Questi quadri più seri riguardano quegli individui nei quali il Citomegalovirus si riattivi. Dopo l’infezione primaria, infatti, il Citomegalovirus rimane generalmente latente nelle cellule ematiche. Solo dei fattori scatenanti sono in grado di riattivarlo e produrre un quadro diffuso, del quale la polmonite è uno degli elementi principali.

 

Fattori di rischio

Il fattore di rischio principale che può scatenare la reinfezione da CMV, e quindi la polmonite, è rappresentato dalla depressione del sistema immunitario.

Le condizioni predisponenti alla polmonite da Citomegalovirus sono pertanto:

  • la ricezione di un trapianto d’organo (1), per via dei farmaci immunosoppressori che vengono utilizzati,
  • chemioterapia per un tumore,
  • infezione da HIV,
  • età inferiore ai due anni.

Caso a parte è da considerarsi la polmonite da Citomegalovirus acquisita dal neonato nella fase perinatale o durante l’allattamento, a partenza dalla madre. La polmonite in questo caso interessa circa il 5-10% dei casi di infezione e può essere grave, perché il neonato non ha adeguate difese anticorpali.

 

Diagnosi della polmonite da Citomegalovirus (CMV)

Anamnesi

I sintomi principali sono quelli classici della polmonite: febbre e tosse persistenti che non guariscono dopo vari giorni e dopo la somministrazione di antibioticoterapia.

 

Esame obiettivo

L’obiettività toracica è in genere presente con molti segni possibili, quali ronchi, rantoli, sibili diffusi e segni obiettivi di consolidamento polmonare.

 

Esami strumentali per la diagnosi di polmonite da CMV

La radiografia del torace è utile per evidenziare una polmonite interstiziale, generalmente bilaterale e simmetrica, che induce il sospetto di polmonite virale.

Una volta sospettata la polmonite virale, occorre svolgere una batteria di esami di laboratorio per la ricerca di quale sia il virus responsabile dell’infezione.

L’infezione da Citomegalovirus in atto è verificata dagli anticorpi IgM contro il CMV. Tuttavia ciò non identifica definitivamente il CMV come l’agente principale responsabile della polmonite. Per averne la certezza occorre una diagnosi più fine, che si ottiene in due modi.

La diagnosi di sospetto di polmonite da Citomegalovirus si ottiene grazie all’analisi del Broncolavaggio alveolare (BAL). Si ricercano nel BAL:

  • la positività del test con la PCR per il CMV,
  • danni citopatici tipici indotti da CMV all’esame citologico delle cellule di norma presenti nel BAL.

La diagnosi definitiva di polmonite da Citomegalovirus richiede la biopsia polmonare che dimostri l’evoluzione tipica dell’infezione da CMV.

 

Sono state di recente sviluppate delle tecniche di analisi quantitativa del DNA virale con cui è stata determinata la soglia per identificare il virus come responsabile della polmonite (2).

 

Terapia della polmonite da Citomegalovirus (CMV)

Il farmaco di scelta nella polmonite da Citomegalovirus è il Ganciclovir, somministrato per via endovenosa. Non è ancora nota l’efficacia del Valgangiclovir somministrato per via orale.

Sono presenti dati limitati riguardo il potenziale beneficio delle immunoglobuline.

Un’altra opportunità terapeutica è il vaccino, in corso di preparazione, che tuttavia, dato lo scarso impatto della malattia, non pare particolarmente giustificato come terapia di massa, se non in casi particolari.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

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Fonti:

 

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