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Confronto tra Coronavirus: SARS-CoV-2, SARS e MERS

Confronto tra Coronavirus: SARS-CoV-2, SARS e MERS

L’epidemia di COVID-19 (causata dal virus SARS-CoV-2) ha interessanti analogie e differenze con SARS, Sindrome Respiratoria Acuta Grave, e MERS, Sindrome Respiratoria Medio-Orientale, alcune delle quali hanno creato delle vere e proprie pandemie nel corso della storia. In questo articolo cerchiamo di metterle a confronto, sfruttando i dati e gli studi scientifici ad oggi in nostro possesso.

Per fare un breve excursus, ricordiamo che la SARS ha avuto il suo paziente zero a Guandgond, in Cina, negli anni 2002-2003 ed è stata ufficialmente debellata.

La MERS, invece, identificata per la prima volta nel 2012 in Giordania ed Arabia Saudita, è tuttora presente, sebbene ritenuta sotto controllo.

Vediamo la relazione tra queste tre malattie, analizzando prima le analogie tra loro e poi le differenze.

 

Somiglianze tra SARS-CoV-1, SARS-CoV-2 e MERS

I coronavirus

COVID-19, SARS e MERS sono causate da tipi diversi di virus, tutti però appartenenti all’ampia famiglia dei coronavirus.
I coronavirus (CoV) sono virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie più severe o gravi.

I sintomi più comuni di un’infezione da coronavirus nell’uomo includono febbre, tosse, raffreddore e difficoltà respiratorie. Il più delle volte sono causa di malattie del tratto respiratorio superiore da lievi a moderate, come il comune raffreddore, che durano per un breve periodo di tempo.
Nei casi più gravi, l’infezione può estendersi ai tratti respiratori inferiori causando polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. Questi ultimi casi sono rari, e di norma si verificano in soggetti anziani o con problemi preesistenti dell’apparato cardio-vascolare e/o respiratorio.

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Il nome coronavirus è dovuto alla forma del virus, circolare e con la presenza di strutture sulla superficie che ricordano una corona. Questi patogeni sono comuni in moltissime specie animali e raramente mutano, sviluppando la capacità di infettare l’uomo.

 

La trasmissione 

SARS La SARS iniziò il suo contagio nell’uomo per mezzo di una trasmissione zoonotica, con il cosiddetto “salto di specie”. Con questo termine si indica l’evoluzione di un virus che, da una specie animale, acquisisce la capacità di infettarne una nuova: l’uomo, in questo caso. Nel caso della SARS, il salto sembra essere avvenuto dai pipistrelli alla civetta delle palme (o allo zibetto), per poi arrivare all’uomo. Il luogo d’inizio è localizzato nei mercati della provincia di Guandgong, in Cina.

MERS Anche la MERS ha compiuto il salto di specie, questa volta in Arabia Saudita, passando probabilmente da pipistrello a cammello e infine all’uomo.

SARS-CoV-2 Dell’attuale SARS-CoV-2 sembrerebbe che abbia fatto una prima comparsa nel mercato del pesce di Wuhan, dove sono tenuti anche animali vivi, e si pensa provenga da pipistrelli. Non è ancora noto l’animale usato come veicolo intermedio della malattia.

Per un approfondimento dal punto di vista virologico sulla struttura dei Coronavirus rimandiamo all’intervento integrale del Prof. Giorgio Palù, tratto dal primo evento-convegno online organizzato da Med4Care.

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Diagnosi e sintomi

Vi sono importanti analogie cliniche tra i tre Coronavirus.

La conferma dell’infezione richiede il test sugli acidi nucleici di campioni provenienti dal tratto respiratorio (tampone faringeo), la diagnosi clinica può essere basata sui sintomi, esposizione, e imaging del torace.

Tutte e tre le infezioni virali si manifestano comunemente con febbre e tosse, che possono portare ad una malattia del tratto respiratorio inferiore.
Scarsi risultati clinici sono associati ad età avanzata e problemi di salute pregressi.
La terapia per i pazienti è tipicamente di supporto delle funzioni vitali perché non sono ancora state identificate delle cure specifiche antivirali efficaci.

 

Differenze tra SARS-CoV-1, SARS-CoV-2 e MERS

Mortalità

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato (2) che “Covid-19 non è mortale quanto altri coronavirus come SARS e MERS. Oltre l’80% dei pazienti ha una forma moderata e guarisce. Nel 14% dei casi il virus causa malattia severa, con polmonite e respiro corto. E circa il 5% dei pazienti va incontro a un quadro critico con insufficienza respiratoria, shock settico e collasso multi-organo.
Nel 2% dei casi riportati di Covid-19 il virus è risultato fatale, più nei pazienti anziani. Ci sono meno casi tra i bambini e abbiamo bisogno di più ricerca per capire perché”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha dichiarato l’epidemia di SARS debellata il 5 luglio 2003. Un totale di 8096 casi di contagio e 774 morti distribuiti in 29 paesi furono riportati, per un valore di 9.6% di mortalità.
La MERS non è ancora stata debellata ed è finora responsabile di 2494 casi confermati e 858 decessi in 27 paesi, per una mortalità del 34,4%.

Nonostante la mortalità di SARS e MERS sia molto più alta, COVID-19 ha portato a più morti in totale, per via dell’alto numero di casi diagnosticati. Il 18 febbraio 2020 la Cina ha annunciato 72.528 casi confermati nel proprio paese (98.8% del totale globale) e 1870 morti (99.8% del totale globale). La mortalità che ne deriva si attesta sul 2.6%.

 

Il reale numero di contagiati

Ad ogni modo, il numero totale di casi di COVID-19 è probabilmente più alto, per via della difficoltà nell’individuare e contare i casi lievi ed asintomatici. Inoltre, la capacità insufficiente di identificare COVID-19 in Cina indica che molti casi sospetti e diagnosticati clinicamente non sono ancora stati contati. Questa incertezza nel tasso di mortalità può essersi riflessa nell’importante incoerenza tra il tasso di mortalità di Hubei (2.9%) comparato con le zone fuori dalla città (0.4%).
Tuttavia, i tassi di mortalità in generale devono essere interpretati con cautela, poiché è necessario proseguire le ricerche.

 

Modalità di contagio

La maggior parte dei contagi di SARS e MERS sono avvenuti in ambiente ospedaliero. Anche la trasmissione di COVID-19 è avvenuta in parte in questo contesto. 3019 casi sono stati osservati tra il personale sanitario all’11 febbraio 2020, di cui 1716 casi confermati e 5 morti.
Tuttavia, questo non è uno dei principali mezzi di diffusione di COVID-19. Piuttosto, sembra che si stia verificando una notevole trasmissione tra contatti stretti interpersonali.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

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Fonti:

 

Per approfondire: