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Il gomito del tennista – Epicondilite

Il gomito del tennista o epicondilite, è una tendinite

 

Epicondilite: di cosa si tratta?

Il gomito del tennista, o epicondilite, rientra nel gruppo delle tendiniti, ovvero delle infiammazioni tendinee.

 

L’epicondilite è un problema frequente: epidemiologia del gomito del tennista

Il dolore causato dall’infiammazione dei tendini a livello del gomito è molto frequente ed è una delle principali cause di astensione dall’attività sportiva agonistica o amatoriale. 

E’ un problema non sempre correttamente diagnosticato, spesso sottovalutato dai pazienti e qualche volta purtroppo anche dai medici. La tendinite al gomito viene spesso liquidata con il riposo e una terapia antinfiammatoria, che molto frequentemente allevia i sintomi ma non è in grado di risolvere il problema, portandolo a volte alla cronicizzazione e paradossalmente peggiorando il quadro infiammatorio.

L’epicondilite colpisce prevalentemente i tennisti, che sforzano molto il gomito, ma anche persone che svolgono un’attività piuttosto statica, come chi fa un frequente utilizzo del mouse, in ufficio.

 

Fisiopatologia dell’epicondilite

Vediamo come avviene la formazione dell’epicondilite. E’ un’infiammazione dei tendini che hanno inserzione sull’epicondilo a livello del gomito.

In questo caso, la tendinite ha una correlazione molto forte con quello che è la disfunzione dell’articolazione, o il problema posturale.

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Il gomito, in questo caso, è un’articolazione che viene inserita tra l’osso grande dell’omero e il movimento, estremamente ampio, del polso: quindi abbiamo un’articolazione, quella del gomito, che permette di fare sia il movimento di supinazione e pronazione che di flessione e distensione. E’ un movimento combinato, all’interno del quale troviamo un complesso di ingranaggi, in quanto ci sono tre strutture ossee che si articolano tra di loro: l’omero, il radio, e l’ulna.

La complessità biomeccanica di questa struttura ne rivela la fragilità: a volte una semplice tensione a carico dei muscoli flessori delle dita può causare una sofferenza dei muscoli dell’epicondilo; a volte anche una tensione eccessiva del bicipite omerale. Perciò delle disfunzioni a carico delle catene muscolari, che coinvolgono non solo l’arto superiore, ma anche tutto il tronco, potrebbero creare i presupposti per una tendinite a livello dell’epicondilo.

Questa sofferenza si forma perché c’è un disequilibrio di forze tra i muscoli agonisti e antagonisti. I muscoli agonisti sono quelli che fanno un lavoro, i muscoli antagonisti sono quelli che si oppongono al lavoro del muscolo agonista.

Quando noi stringiamo, chiudiamo la mano, ecco che usiamo i flessori delle dita, e non solo i flessori delle dita, abbiamo anche i flessori del polso.

Per poter avere una chiusura efficace, ad esempio attorno al manico della racchetta, ho bisogno, contemporaneamente, di avere un rilascio dei muscoli estensori del carpo, quindi gli estensori del polso e gli estensori delle dita; che lavorano come antagonisti. In questo caso, i muscoli estensori dovranno fare una contrazione di tipo eccentrico, che è la tipologia di contrazione tra le più pericolose, per i danni muscolari e, in questo caso, tendinei.

Di conseguenza, cosa può accadere?

Che un eccessivo carico da parte dei flessori delle dita e dei flessori del carpo induca poi una sofferenza dei muscoli che fanno il lavoro opposto, quindi degli estensori. Questi ultimi si inseriscono proprio a livello dell’epicondilo, quasi a formare una cuffia di copertura attorno a questa struttura ossea, che appartiene all’omero.

Ecco che li troviamo proprio in sequenza, all’inserzione dell’estensore radiale, del carpo e l’estensore lungo delle dita.

La sequenza di questi tre muscoli può essere coinvolta più o meno in maniera importante, in questa forma di sofferenza tendinea, dovuta proprio a questo disequilibrio muscolare.

 

La diagnosi di epicondilite

Anamnesi: quali sono i sintomi dell’epicondilite

Il dolore che caratterizza la tendinite al gomito diminuisce con il movimento quando l’infiammazione è di lieve entità e aumenta quando i tessuti sono più “freddi”, come nei caso dei primi movimenti al mattino appena svegli o dopo un lungo periodo di immobilità, ad esempio trascorso seduti ad una scrivania.

 

L’epicondilite all’esame obiettivo: i segni clinici dell’infiammazione che la identificano

La tendinite del gomito è un fenomeno infiammatorio a carico dei tendini del gomito che si caratterizza per compresenza per la presenza di alcuni segni caratteristici dell’infiammazione: 

  1. Rubor: il rossore, evidente soprattutto quando il tessuto interessato è molto superficiale  
  2. Calor: il calore percepibile anche con un contatto della mano 
  3. Tumor: il gonfiore più o meno accentuato percepito dal paziente e a volte visibile a occhio nudo. 
  4. Dolor: il dolore che ha un andamento caratteristico e che determina molto spesso l’ultimo segno 
  5. La functio lesa: la perdita di funzionalità dell’articolazione del gomito associata al dolore e alla riduzione della capacità di movimento legata al gonfiore

 

Esami strumentali per la conferma diagnostica della tendinite al gomito

La diagnosi di epicondilite può essere facilmente confermata anche da una semplice ecografia, che ci può dare maggiori indicazioni anche sull’entità del processo infiammatorio in corso al gomito e sulla sua precisa localizzazione.

 

Qual è lo scopo biologico dell’infiammazione tendinea?

Il processo infiammatorio è il metodo che utilizza l’organismo per riparare i danni delle strutture. Nel caso del tendine il processo infiammatorio prende il nome di tendinite e nel caso di quella al gomito prende il nome di epicondilite.

Il corpo utilizza l’infiammazione con scopo riparativo: la tendinite serve perciò per riparare degli stati lesionali a carico del tendine stesso. Il fastidioso dolore della tendinite è il mezzo che utilizza il nostro corpo per farci comprendere che la parte interessata va messa in grado di ripararsi e quindi non deve essere sovrautilizzata durante il tempo di riparazione. In tal modo la presenza del dolore è funzionale al riposo, perchè per non sentire il dolore evitiamo il movimento.

Perciò rimuovere il dolore è cosa buona a patto che non si utilizzano degli anti-infiammatori molto potenti, che da un lato ostacolino così tanto l’infiammazione da impedirle di svolgere il proprio compito di rigenerazione dei tessuti, dall’altro, riducendo il dolore, inducano un miglioramento dei sintomi tale da portare il soggetto a sforzare ulteriormente il movimento, e di conseguenza a produrre ulteriori danni alla struttura e peggiorando perciò la situazione e i tempi della guarigione, con facili ricadute del problema.

Sarebbe invece sufficiente lasciare a riposo la parte finché il processo ripartivo non è completato, eventualmente aiutando il corpo con un blando farmaco antinfiammatorio per far passare il dolore e risolvere il problema?

Non sempre è così. Dipende dalla causa della tendinite!

 

Terapia dell’epicondilite: perché il riposo non è sufficiente

La prima cosa da comprendere, quando siamo davanti ad un’epicondilite, è proprio il meccanismo che ha provocato la lesione del tessuto tendineo.

La causa potrebbe essere: 

  1. Traumatica e fortuita, come ad esempio una botta o un movimento di carico eccessivo
  2. Funzionale, ossia dovuta ad un cattivo funzionamento di una o più articolazioni o a un disequilibrio posturale 

Epicondiliti post-traumatiche

Nelle tendiniti al gomito post-traumatiche il meccanismo di lesione è il trauma occorso. In questo caso, una volta rimossa la causa del trauma, sarà sufficiente seguire un periodo di riposo per consentire alla struttura tendinea di svolgere il processo di guarigione, eventualmente associato ad una cura farmacologica adeguata per ridurre in parte l’infiammazione e la percezione del dolore. 

Epicondiliti funzionali o posturali

Le epicondiliti funzionali sono invece legate al malfunzionamento di un’altra struttura dell’organismo distante dall’epicondilo del gomito ma ad esso legata: può trattarsi di un problema articolare di una articolazione vicina che svolge un cattivo movimento nello spazio perchè bloccata, oppure di un problema di disassamento delle strutture, di natura posturale per esempio, come si è visto nella sezione di fisiopatologia.

In questo caso il riposo non porterà ad una guarigione definitiva della tendinite del gomito, perchè occorre prima ripristinare la corretta funzione dell’articolazione interessata, oppure risolvere il disequilibrio posturale, se vogliamo che il tessuto si ripari correttamente senza poi cadere in un nuovo processo lesionale. Infatti, in questo caso, se la causa non è stata completamente rimossa riprodurrà la stessa situazione di dolore e sofferenza che c’era prima del periodo di riposo. 

La difficoltà di guarigione di molte epicondiliti che nonostante il riposo e le terapie non si risolvono, ma si ripresentano e cronicizzano, è imputabile proprio a questo fattore. La causa della tendinite che risiede in una disfunzione posturale o articolare non è stata rimossa e il trattamento è stato solo sintomatico, rivolto al controllo del dolore e alla risoluzione del processo infiammatorio. 

Spesso il riposo, la terapia farmacologica con farmaci anti-infiammatori, analgesici e miorilassanti oppure ancora le terapie fisiche come il laser, la tecar, gli ultrasuoni, fino ad arrivare alle onde d’urto o alle infiltrazioni, non funzionano; non perché non siano corrette o indicate, ma semplicemente perché non sono sufficienti, in quanto non sono in grado di rimuovere la vera causa, che consiste nella disfunzione articolare o posturale. 

 

Cosa fare per risolvere in modo definitivo le epicondiliti? 

Per le epicondiliti traumatiche evidenti è sufficiente il riposo.

Invece per le tendiniti del gomito funzionali è fondamentale valutare e risolvere la disfunzione articolare o posturale nel mentre avviene il processo di guarigione. Solo così potranno avere senso ed utilità tutti gli altri approcci terapeutici. 

Sarà perciò opportuno prenotare una valutazione di uno specialista che si occupi di disfunzioni articolari e di posturologia:

  • valutazione posturale di un fisioterapista o di un osteopata esperti in posturologia;
  • visita con un medico posturologo, oppure fisiatra o ortopedico ma esperti in questo settore;

Come valutare se è opportuno fare una visita con uno specialista per la tendinite?

Ascolta il dolore al gomito e osserva se migliora con il movimento e peggiora quando rimani per molto tempo fermo in una posizione e riprendi a muoverti. Se è così allora probabilmente c’è una componente del problema legata alla sofferenza di una struttura muscolotendinea. 

In questo caso rivolgiti ad un professionista della salute e, se il dolore non è insorto dopo un trauma, meglio se scegli un medico, un fisioterapista o un osteopata che si occupa anche di posturologia. Questo ti consentirà di  valutare in modo più completo la causa e ti permetterà di risolvere il problema definitivamente, perché non verranno valutati solo i sintomi legati alla tendinite al gomito, ma anche le cause più profonde riconducibili a disfunzioni articolari o posturali, fornendoti gli strumenti più efficaci per eliminarle. 

Ricapitolando: tra tutte le possibili cause posturali o disfunzionali dell’epicondilite potrebbe esserci proprio una limitazione del movimento della testa del radio, all’interno di questo complesso ingranaggio tra: radio, ulna e omero; oppure potrebbe esserci un sovraccarico di lavoro sa parte dei flessori del polso, che vanno a stringere la racchetta, piuttosto che a lavorare sul mouse , o sulla tastiera o, a volte, addirittura anche sul telefonino, che poi comporta un dolore che compare proprio al livello del passaggio tra tendine e periosteo a livello del gomito.

Anche in questo caso specifico dobbiamo ricorrere alla valutazione da parte del personale competente.

 

  1. What Is Tendinitis? Healthline