Fibromialgia

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La fibromialgia è una sindrome cronica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso e affaticamento. Si tratta di una patologia che colpisce principalmente le donne. Di recente si è orientati a non considerarla una malattia autoimmune, infiammatoria o degenerativa, quanto piuttosto una disfunzione del sistema nervoso centrale che rende le persone più sensibili al dolore.

I sintomi della fibromialgia possono includere ad esempio dolore muscolare e articolare generalizzato, affaticamento cronico, problemi di sonno e altro. Essendo una patologia cronica, i sintomi possono durare a lungo e variare nel tempo.

Non esiste una cura risolutiva ma ci sono varie opzioni di trattamento che aiutano a gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita della persona, tra cui farmaci antidolorifici, terapie fisiche e di rilassamento, tecniche di gestione dello stress e la terapia cognitivo-comportamentale.

 

Quanto è frequente la fibromialgia? Epidemiologia

La fibromialgia è una patologia relativamente comune, che colpisce circa il 2-4% della popolazione mondiale, con una maggiore prevalenza nel sesso femminile. La patologia può colpire persone di tutte le età, ma è più comune nelle persone di età compresa tra i 30 e i 50 anni.

Questa malattia viene diagnosticata spesso dopo una lunga serie di visite e test diagnostici perché i sintomi sono simili a quelli di altre patologie, quali l’artrite, la sindrome da affaticamento cronico o il lupus eritematoso sistemico. Per questo motivo la diagnosi di fibromialgia può richiedere diversi mesi o addirittura anni.

Cause della fibromialgia: eziologia

Non sono completamente comprese, ma si pensa che questa sindrome sia il risultato di una combinazione di fattori genetici, ambientali e psicologici. Gli studi suggeriscono che lo stress, i traumi fisici e/o emotivi, i disordini del sonno e l’inattività fisica possono contribuire allo sviluppo della patologia.

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Alcuni fattori che possono contribuire allo sviluppo della fibromialgia includono:

  • Fattori genetici: diversi studi hanno dimostrato la trasmissione ereditaria di questa malattia.
  • Stress e traumi: alcuni pazienti affetti da questa malattia hanno vissuto eventi stressanti o traumatici, come incidenti, abusi o problemi familiari.
  • Disordini del sonno: come la sindrome delle apnee notturne e il disturbo delle gambe senza riposo. Inoltre la privazione del sonno può peggiorare i sintomi.
  • Infezioni virali o batteriche: alcune infezioni virali o batteriche possono scatenare la fibromialgia o peggiorarne i sintomi.
  • Cambiamenti ormonali: alcune donne possono sviluppare la fibromialgia durante la menopausa, quando ci sono cambiamenti ormonali significativi.
  • Stile di vita: una dieta sbagliata, la mancanza di esercizio fisico e lo stress cronico possono contribuire allo sviluppo di questa patologia.

Fisiopatologia

Neanche la fisiopatologia della fibromialgia è stata compresa del tutto, ma si ritiene derivi da una disfunzione del sistema nervoso centrale che causa un aumento della sensibilità al dolore e una risposta anomala allo stimolo doloroso. Questa disfunzione può causare una serie di alterazioni neurochimiche e neuroendocrine nel cervello e nel midollo spinale, che influenzano la percezione del dolore.

I pazienti con fibromialgia, quindi, hanno un’alterazione nella regolazione del dolore, con un’iperattività dei neuroni coinvolti nella trasmissione del dolore e una riduzione dell’inibizione del dolore da parte dei meccanismi del sistema nervoso centrale. Questo li porta ad avere una maggiore sensibilità del sistema nervoso centrale ai segnali dolorosi, con una percezione amplificata del dolore.

Diversi studi sostengono che i pazienti affetti da questa sindrome possono avere un’alterazione della regolazione del sonno e della risposta allo stress per dell’aumento di produzione di neurotrasmettitori. Anche fattori genetici e ambientali, come episodi traumatici di tipo fisico o emotivo, attività fisica, disordini del sonno o uso di sostanze, come alcol e tabacco, possono concorrere all’insorgenza di questa sindrome.

In sintesi, la fisiopatologia della fibromialgia sembra essere il risultato di una complessa interazione tra fattori biologici, psicologici e ambientali, che influenzano la regolazione del dolore, del sonno e dello stress. La comprensione di questi meccanismi può aiutare nello sviluppo di nuovi trattamenti.

Sintomi della fibromialgia

I sintomi della fibromialgia possono variare da persona a persona, quelli più comuni sono:

  • Dolore muscolare e articolare generalizzato: può presentarsi in varie parti del corpo, come collo, spalle, schiena, fianchi e gambe. Il dolore è spesso descritto come una sensazione di bruciore, dolorante, pungente o acuto.
  • Affaticamento cronico: la sensazione di affaticamento e spossatezza può essere presente per lungo tempo e può essere paragonata ad una fatica estrema, che non si risolve con il riposo.
  • Problemi di sonno: i pazienti affetti da questa sindrome possono avere difficoltà ad addormentarsi o avere altri disturbi come risvegli frequenti durante la notte e sonno non ristoratore.
  • Sensibilità al dolore: le persone con fibromialgia possono avere una maggiore sensibilità al dolore, anche a pressioni leggere.
  • Problemi gastrointestinali: la fibromialgia può causare problemi gastrointestinali come dolore addominale, gonfiore, nausea, diarrea e stitichezza.
  • Problemi di memoria e concentrazione: i pazienti affetti da questa patologia possono avere problemi di memoria e di concentrazione, noti come “fibrofog”.
  • Ansia e depressione.

Diagnosi di fibromialgia

La diagnosi di fibromialgia in genere viene ipotizzata da un medico di famiglia e confermata da uno specialista, come il medico reumatologo, immunologo, a volte ortopedico o uno specialista nella terapia del dolore. Essa prevede un colloquio, una visita medica e la prescrizione di esami specifici per la conferma della malattia e l’esclusione di altre malattie simili.

Anamnesi

Il medico, attraverso un colloquio completo e dettagliato, raccoglie informazioni utili alla diagnosi della malattia come:

  • Storia del dolore: in quali sedi è presente il dolore, quando si è sviluppato e quanto dura ed eventuali fattori scatenanti.
  • Storia del sonno: se il paziente ha difficoltà ad addormentarsi o soffre di altri problemi del sonno.
  • Trauma: storia di eventuali traumi pregressi, sia fisici che emotivi.
  • Salute mentale: sintomi di ansia o depressione.
  • Storia medica: patologie mediche precedenti sui farmaci assunti al momento o in passato.
  • Familiari: eventuale presenza di casi di fibromialgia o patologie simili in famiglia.

L’anamnesi del paziente con sospetta fibromialgia può aiutare il medico a escludere altre patologie e a diagnosticare la fibromialgia. Inoltre il colloquio clinico può fornire importanti informazioni sui fattori scatenanti e sui fattori di rischio della patologia, che possono guidare al trattamento e alla gestione della patologia.

Esame obiettivo

Durante l’esame obiettivo il medico andrà ad esplorare tutte le sedi coinvolte. Esso è utile, oltre che per la stadiazione della malattia, per valutare in futuro i progressi terapeutici mappando le varie sedi di dolore.

Il medico valuterà:

  • Il sistema muscolo-scheletrico: comprende la palpazione dei muscoli e delle articolazioni del paziente alla ricerca di dolorabilità muscolare e articolare indotte, ricerca dei trigger point, delle contratture muscolari localizzate. Di solito si esplorano con maggiore attenzione le sedi del collo, spalle, schiena, fianchi e gambe.
  • Sensibilità al dolore: il medico testa la sensibilità al dolore del paziente utilizzando la pressione digitale su punti specifici del corpo, noti come punti trigger. I punti trigger sono 18 punti specifici in cui i pazienti con fibromialgia spesso sperimentano dolore quando vengono toccati.
  • Forza muscolare: si valuta la forza muscolare del paziente, in particolare nei muscoli delle braccia e delle gambe.
  • Mobilità articolare: in particolare di collo, spalle, schiena, fianchi e gambe.
  • Storia del sonno: valuta la presenza di problemi di sonno, come difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti durante la notte o sonno non ristoratore.
  • Esclusione di altre patologie: l’esame obiettivo dovrebbe contribuire ad escludere altre patologie che possono presentare sintomi simili alla fibromialgia, come l’artrite, con la ricerca di infiammazioni acute articolari localizzate, o il lupus eritematoso sistemico con tutti i suoi cortei di segni e sintomi.

Esami strumentali

La fibromialgia è una patologia che si basa principalmente sulla presenza di sintomi, e quindi gli esami strumentali possono essere utili per escludere altre patologie che presentano sintomi simili, come l’artrite reumatoide, la sindrome del tunnel carpale o la lombalgia, ma non sono utili per diagnosticare la fibromialgia stessa.

Ecco alcuni esami che il medico può prescrivere:

È importante ricordare che non esiste un test diagnostico specifico per la fibromialgia e che la diagnosi è basata principalmente sulla presenza di sintomi specifici. Gli esami strumentali possono aiutare ad escludere altre patologie che presentano sintomi simili, ma non possono confermare o escludere la presenza di fibromialgia.

Criteri diagnostici per la diagnosi di fibromialgia

La diagnosi di fibromialgia può essere difficile a causa della natura complessa dei sintomi.

Criteri per diagnosi di fibromialgia fino al 2010

Fino al 2010 sono stati utilizzati i criteri diagnostici per la fibromialgia stabiliti dal College Americano di Reumatologia, i quali includevano due criteri principali:

  • Presenza di dolore generalizzato: il dolore deve essere presente in almeno 4 su 5 regioni del corpo per almeno 3 mesi. Le regioni del corpo includono il lato destro e sinistro del corpo, sopra e sotto la vita.
  • Presenza di sintomi correlati al dolore: questi sintomi includono affaticamento, problemi di sonno, difficoltà di concentrazione, ansia e depressione.

Inoltre, per soddisfare i criteri diagnostici della fibromialgia, il paziente doveva avere un punteggio maggiore o uguale a 5 su 9 punti sui punti trigger. I punti trigger sono 18 punti specifici in cui i pazienti con fibromialgia spesso sperimentano dolore quando vengono toccati.

I criteri attuali per la diagnosi di fibromialgia

I criteri del College Americano sono stati però modificati nel 2010 poiché avevano dei limiti, introducendo un nuovo sistema in cui il paziente soddisfa i criteri diagnostici per la fibromialgia se risponde alle tre seguenti condizioni:

  1. Indice per il dolore diffuso (WPI) maggiore o uguale a 7 e il punteggio della scala per la severità dei sintomi (SS) maggiore o uguale a 5 o WPI compreso tra 3 e 6 e punteggio della scala per la SS maggiore o uguale a 9.
  2. I sintomi sono stati presenti con la stessa intensità da almeno 3 mesi.
  3. Il paziente non ha una patologia che potrebbe spiegare in modo diverso il dolore.

Diagnosi differenziale della fibromialgia

La diagnosi differenziale della fibromialgia è importante perché i sintomi della patologia possono essere simili ad altre patologie muscoloscheletriche e sistemiche. Qui di seguito sono riportate alcune patologie che vanno tenute presenti nella diagnosi differenziale:

  • Artrite reumatoide: è caratterizzata anch’essa da dolore e rigidità articolare, ma può essere distinta dalla fibromialgia per la presenza di infiammazione articolare e la positività dell’anticorpo reumatoide.
  • Sindrome del tunnel carpale: si tratta di una neuropatia periferica che può causare dolore e formicolio alle mani, ma che si differenzia dalla fibromialgia per l’insorgenza di sintomi in una specifica regione del corpo.
  • Sindrome da affaticamento cronico: si distingue dalla presenza di spossatezza e stanchezza estreme dopo un esercizio fisico minimo.
  • Ipotiroidismo: la disfunzione tiroidea può causare sintomi muscoloscheletrici, come rigidità e dolori articolari.
  • Lupus eritematoso sistemico: questa patologia autoimmunitaria si distingue per una serie di sintomi sistemiche, come rash cutaneo, febbre e coinvolgimento di organi interni.
  • Depressione: si distingue per altre caratteristiche come l’umore depresso, il senso di colpa e la perdita di interesse per attività piacevoli.

Trattamento della fibromialgia

Il trattamento della fibromialgia è mirato a ridurre i sintomi e a migliorare la qualità della vita del paziente, in quanto non esiste una cura definitiva per la patologia. Ecco alcune opzioni di trattamento comunemente utilizzate per la fibromialgia:

Terapia farmacologica

Il trattamento farmacologico della fibromialgia mira a ridurre i sintomi, in particolare il dolore, e a migliorare la qualità della vita del paziente. Qui di seguito sono riportati alcuni farmaci comunemente utilizzati per il trattamento della fibromialgia:

  • Antidepressivi: gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina possono aiutare a ridurre il dolore, migliorare il sonno e alleviare la depressione e l’ansia.
  • Antiepilettici: alcuni antiepilettici come il pregabalin e il gabapentin possono aiutare a ridurre il dolore neuropatico.
  • Analgesici: paracetamolo FANS e oppioidi possono aiutare a ridurre il dolore muscolare e articolare.
  • Miorilassanti: possono aiutare a ridurre la tensione muscolare e il dolore.
  • Sonniferi: utilizzati per aiutare a migliorare la qualità del sonno del paziente, che spesso è disturbato.

Terapia fisica

Questo tipo di terapia può aiutare a ridurre il dolore muscolare e articolare e migliorare la funzione fisica. Ecco alcune opzioni di terapia fisica comunemente utilizzate per la fibromialgia:

  • Esercizio aerobico: l’esercizio aerobico regolare, come camminare, nuotare o andare in bicicletta, può aiutare a migliorare la forza e la resistenza muscolare, migliorare la funzione cardiopolmonare e ridurre il dolore e la rigidità muscolare.
  • Esercizi di stretching: aiutano a migliorare l’allungamento muscolare e riducono il dolore.
  • Esercizi di forza: possono migliorare la forza muscolare e ridurre il dolore associato alla patologia.
  • Terapia manuale: come il massaggio e la manipolazione osteopatica, può aiutare a ridurre la tensione muscolare e migliorare la circolazione sanguigna.
  • La terapia del calore o del freddo: l’applicazione di calore o freddo sulla zona dolorante può aiutare a ridurre il dolore muscolare e articolare.

Terapia cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale è un approccio psicologico che può rivelarsi efficace nel trattamento della fibromialgia aiutando il paziente a sviluppare abilità di coping, cioè di adattamento, e gestire lo stress associato alla malattia. Questo tipo di terapia può includere tecniche di rilassamento, esercizi di respirazione, e tecniche di ristrutturazione cognitiva. Qui di seguito sono riportati alcuni aspetti che possono essere utilizzati sui pazienti affetti da questa sindrome:

  • Educazione sulla fibromialgia: l’educazione sulle cause e sui sintomi della fibromialgia può aiutare il paziente a comprendere meglio la patologia e ad adottare una prospettiva più positiva sulla sua situazione.
  • Tecniche di rilassamento: la respirazione profonda, la meditazione e lo yoga, possono aiutare a ridurre lo stress e la tensione muscolare, migliorare il sonno e ridurre il dolore.
  • Terapia comportamentale: questo tipo di terapia può aiutare il paziente a identificare e modificare quei comportamenti che possono aggravare i sintomi della fibromialgia, come l’attività fisica eccessiva o il riposo eccessivo.
  • Ristrutturazione cognitiva: questo contribuisce ad identificare e modificare i pensieri negativi e catastrofici associati alla patologia, che possono peggiorare i sintomi.
  • Gestione dello stress: in questo modo il paziente sarà in grado di affrontare meglio la malattia e sviluppare abilità di coping efficaci per gestire lo stress associato come la gestione del tempo, la risoluzione dei problemi e la comunicazione efficace.

Questo tipo di trattamento può essere integrato con altri tipi di terapia come quella farmacologica e quella fisica. Il paziente dovrebbe lavorare a stretto contatto con un terapeuta qualificato per sviluppare un programma personalizzato per le proprie esigenze e limitazioni.

Stile di vita e fibromialgia

Le modifiche dello stile di vita possono essere efficaci nel trattamento della fibromialgia e possono aiutare a ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita del paziente. Alcune modifiche dello stile di vita possono essere:

  • Esercizio regolare: può migliorare la funzione fisica e ridurre il dolore, tenendo conto delle limitazioni del paziente.
  • Dieta equilibrata: assumere i nutrienti necessari salutari possono migliorare i sintomi della malattia. Il paziente dovrebbe evitare alimenti che possono peggiorare i sintomi o provocare infiammazione.
  • Igiene del sonno: un sonno di qualità può aiutare a ridurre il dolore e migliorare il benessere generale del paziente.
  • Gestione dello stress: una corretta gestione dello stress aiuta al benessere generali. Il paziente dovrebbe individuare le fonti di stress e adottare strategie atte a contrastarle come la meditazione, lo yoga o l’esercizio fisico.
  • Evitare la caffeina e l’alcool: si consiglia di limitare il consumo di queste sostanze perché possono peggiorare sintomi quali l’insonnia e la tensione muscolare.
  • Supporto sociale: il supporto della famiglia, di amici o gruppi aiutano il paziente a gestire la malattia e migliorano il suo benessere psicologico.

Terapie alternative per la fibromialgia: l'ozonoterapia

Alcuni pazienti con fibromialgia possono trovare sollievo da trattamenti alternativi, come l’agopuntura, la terapia del massaggio, la terapia con calore e la terapia con il freddo. Oltre a queste c’è anche l’ozonoterapia, la quale prevede l’utilizzo di ozono, una forma di ossigeno altamente reattiva, per trattare varie patologie, tra cui anche la fibromialgia.

L’efficacia dell’ozonoterapia nella gestione di questa malattia è stata recentemente testata in un lavoro scientifico: due pazienti su tre hanno avuto un beneficio molto significativo dalle cure ricevute.