Covid-19: dieci buone notizie mediche per ricominciare a sorridere

Covid-19: dieci buone notizie mediche per ricominciare a sorridere

Covid-19 Dieci buone notizie MEDICHE per ricominciare a sorridere

È appena cominciata la fase 2, che ci sta permettendo di ritornare, gradualmente e con le dovute limitazioni, alla nostra normalità. In questa fase delicata la cosa più importante è diventare immuni. Immuni non solo alla malattia, ma soprattutto a tutto quello che i media ci propongono e che, probabilmente, sta facendo più danni del virus in sé.

A questo proposito vi invitiamo a leggere questo episodio, successo una decina di giorni fa in un supermercato del rodigino, che racconta bene quanto ormai il panico sia ingiustificato e generalizzato.

A tutto questo vorremmo rispondere ora con dei fatti concreti e darvi qualche motivo per cui dovremmo essere un po’ più sereni.

 

1. I test sierologici: tanti infettati, pochi morti

Avevamo già avuto il sospetto che i tamponi non riuscissero ad individuare molti soggetti, specialmente gli asintomatici.

Da diverse settimane hanno cominciato ad essere svolti i test sierologici (anche detti anticorpali), che aspettavamo da tempo, in quanto sono l’unico modo per vedere quanto il virus sia riuscito a penetrare nella popolazione. Al momento infatti i test sierologici permettono di individuare i soggetti che hanno sviluppato i relativi anticorpi, e che quindi hanno effettivamente incontrato il virus. I test hanno ancora un importante margine di errore, soprattutto perchè non sappiamo ancora quale sia la dose di anticorpi che consideriamo protettiva, però sono senz’altro uno strumento utile a livello epidemiologico.

Ebbene, vari paesi hanno cominciato a eseguirli, Italia compresa, dove in alcune enclaves moltissimi sono risultati positivi ai test sierologici nonostante ben pochi abbiano avuto sintomi, in rapporto alla totalità della popolazione.

Per i risultati dei test sierologici in Italia rimandiamo a questo articolo, che periodicamente aggiorniamo con gli ultimi risultati di cui veniamo a conoscenza: Italia: test sierologici per il Covid-19, i risultati.

Dai risultati che finora abbiamo ricevuto possiamo tranquillamente dedurre che il virus è molto più diffuso di quello che potevamo immaginare, fatto che suggerivamo già da tempo e di cui finalmente ora abbiamo la prova.

Questa è un’ottima notizia! Significa che la mortalità del virus sarebbe molto bassa, di gran lunga inferiore alle percentuali drammatiche (10-15%) che venivano riportate nelle notizie non troppe settimane fa.

 

2. Mortalità bassa

La mortalità del virus, come appena detto, è bassa. Ricordiamo che il problema principale agli inizi dell’epidemia era che, se ci fossimo infettati tutti contemporaneamente, non ci sarebbero state cure a sufficienza per tutti, e il tasso di mortalità sarebbe sicuramente aumentato. Quindi è l’altissima infettività del Coronavirus a creare il problema, non la sua capacità di essere letale.

 

3. Posti letto e cure

Ad inizio epidemia c’era da preoccuparsi per l’impatto che il gran numero di contagiati avrebbe avuto sulle strutture sanitarie. Avevamo subito analizzato la situazione stabilendo che senza misure restrittive saremmo andati presto incontro a un collasso del sistema sanitario.

Nel frattempo abbiamo aumentato i posti letto disponibili e creato terapie intensive Covid dedicate.

A questo proposito vi rimandiamo al reportage del Dott. De Nardin, un vero e proprio viaggio all’interno della terapia intensiva Covid-19 dell’ospedale di Jesolo, che è attualmente una delle più all’avanguardia: Terapia intensiva Covid-19: il reportage.

Nella maggior parte dei casi quindi le situazioni sono delineate, esistono protocolli operativi e strutture di eccellenza con competenze sul campo di altissimo livello.

 

4. Epidemiologia del virus

Siamo a conoscenza dell’epidemiologia del virus, quindi sappiamo quali soggetti vengono maggiormente colpiti. Questo significa che si possono proteggere in modo selettivo alcune categorie di popolazione, gli anziani e i soggetti con malattie pregresse.

 

Abbiamo poi notizie positive per quanto riguarda le armi a nostra disposizione. Facciamo un breve excursus sui farmaci e le terapie che si stanno utilizzando in modo sempre più efficace.

 

5. Eparina 

Adesso usiamo l’eparina in maniera costante a dosaggi molto più importanti rispetto a quelli a cui eravamo abituati: appena alcuni parametri coagulatori dei pazienti si alzano la utilizziamo a dosaggi terapeutici e non a dosaggi di natura profilattica. Viene utilizzata quindi al meglio e determina in genere un buon risultato.

 

6. Idrossiclorochina

È vero che ci sono stati studi in Brasile che hanno evidenziato che la clorochina sia molto tossica a dosaggi molto elevati, tuttavia, se la usiamo precocemente, con dosaggi bassi su soggetti che ancora non hanno manifestato sintomi importanti sembrerebbe essere  più efficace. Abbiamo quindi capito che non deve essere impiegata con dosaggi elevati su soggetti già compromessi.

 

7. Remdesivir

Un altro buon risultato è dovuto al Remdesvir che sembrerebbe essere abbastanza efficace e che al momento è utilizzato prevalentemente negli Stati Uniti.

 

8. Plasma immune

Il plasma immune è un’ulteriore arma che abbiamo scoperto di recente. Consiste nella possibilità di donare alle persone che sono in fase attiva di malattia il plasma dei soggetti guariti. Ha tutta una serie di limitazioni che abbiamo analizzato più dettagliatamente nel seguente articolo: Plasma immune come terapia per Covid-19, ma è sicuramente una terapia potenzialmente promettente.

 

9. Anticorpi monoclonali

Già agli inizi dell’epidemia di Covid-19 si era ventilata la possibilità che si potessero creare degli anticorpi monoclonali contro il Coronavirus. In particolare un gruppo di ricercatori olandesi aveva ipotizzato che l’anticorpo monoclonale contro la SARS a cui stavano lavorando da anni potesse essere utile anche contro l’attuale Coronavirus.

Ancora non conosciamo quale sia l’esito delle ricerche del gruppo olandese, ma è un settore promettente per sviluppare una terapia davvero efficace.

Come già segnalato, uno dei problemi del plasma immune è che ogni soggetto guarito ha quantità anticorpali e tipi di anticorpi diversi, e quindi ogni sacca di plasma è diversa. In buona sostanza, si tratta di una terapia ancora molto artigianale.

Essenzialmente, con gli anticorpi monoclonali si sta cercando di ottenere due risultati. Il primo, più a breve termine, è quello di utilizzare gli anticorpi monoclonali a scopo terapeutico, per poter “fermare” il virus nei pazienti infetti. In seconda battuta, invece, potrebbero essere d’aiuto nella produzione di un vaccino.

Ci sono ricerche molto promettenti su questo fronte e di cui presto vi parleremo nel dettaglio in un articolo dedicato.

 

10. Il caldo in arrivo

A breve arriverà il caldo. Sebbene sia molto poco probabile che aiuti direttamente nei confronti del Coronavirus, sappiamo infatti che ci sono tanti paesi molto caldi del mondo dove l’infezione è tutt’ora in atto, il caldo ci aiuterà perché ci permetterà di fare tutta una serie di attività all’aperto, e quindi limiterà molto il rischio di infettarci.

 

CONCLUSIONI

Rispetto al quadro iniziale dove c’era una sola via percorribile, quella di stare tutti chiusi, ora possiamo rasserenarci, ovviamente con le dovute cautele, ma senza eccessi e senza pensare che il nostro vicino sia un nemico in cui alberga il virus.

Perché dovete crederci?

Perché ve lo dice chi vi ha detto per primo (per l’esattezza il 23 febbraio!) di stare a casa. Contro tutto e contro tutti.

 

Med4Care Marco De Nardin

Dott. Marco De Nardin

 

Il Dott. De Nardin ha parlato di questi temi, e risposto alle domande dei lettori in questo video, di cui vi invitiamo a prendere visione.

 

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